I senza nome della libertà: la rivolta dimenticata di Castellammare
Settembre 1943: una rivolta dimenticata
All’ombra delle Quattro giornate di Napoli esiste una storia, meno conosciuta ma altrettanto degna di essere raccontata. Settembre 1943, Castellammare di Stabia: c’è un capitolo di storia che sembra essere stato archiviato ed insieme ad esso anche i nomi di chi quella storia l’ha vissuta.
Una violenza necessaria, una risposta coraggiosa a un’occupazione straniera e a una dittatura spietata. È la storia di operai, studenti, marinai, militari e addirittura anziani e bambini che sono stati costretti ad armarsi e difendere la propria patria prima ancora che qualcuno giungesse a “liberarli”.
Arresti, carcere e la scintilla della rivolta
Dopo la prima giornata di rivolte a inizio settembre furono numerosi i feriti e gli arresti di coloro che avevano sfidato il regime fascista di Mussolini. Rimasero poco meno di venti giorni nel carcere mandamentale di Salita San Giacomo fino a quando, il seme della rivolta non germogliò nuovamente: una sommossa popolare capitanata da donne e giovani liberò coloro che avevano combattuto, salvandoli da una deportazione di massa.
Il prezzo della libertà
Le rivolte continuarono fino a fine mese portando con sé le vite di circa 32 gli stabiesi, destino altrettanto tragico fu quello di oltre 2000 cittadini deportati nei campi di concentramento, di questi, solo una parte ritornò, degli altri non si seppe più nulla. Su di loro sembra essere sceso un velo di oscurità, che ha esorcizzato il dolore del loro sacrificio.
Il silenzio del dopoguerra
La Castellammare post-liberazione era una città piegata dal dolore, un popolo che aveva vissuto e commesso violenze; in una realtà del genere cercare rifugio nel silenzio non è volontà di dimenticare, non è irriconoscenza, ma pura sopravvivenza. Quel velo anestetizzante di un’intera generazione, oggi, è nostra responsabilità sollevarlo.
Il lavoro della memoria
Siamo figli di quella libertà pagata col sangue degli stabiesi, molti dei quali ancora non hanno un nome. Ed è proprio per loro che oggi, persone come Giuseppe Di Massa, Presidente della sezione Castellammare-Gragnano dell’ANPI, si impegnano quotidianamente per ricostruire i volti e i nomi delle figure che hanno ridato la dignità e la libertà ai nostri territori e alle generazioni future. È attraverso studiosi come lui che la cicatrice stabiese della Resistenza si rimargina, senza mai cedere all’oblio.
Racconti di guerra e resistenza
Abbiamo avuto l’onore di ascoltare il racconto di un mese di grande passione, ricordando molte delle figure che hanno fatto la storia della Resistenza stabiese come il comandante Baffigo, l’operaio Luigi Mas e tanti altri, dei quali si cerca ancora oggi di ricostruire la memoria. Giuseppe ha raccontato dell’assalto ai due camion tedeschi, dei combattimenti corpo a corpo in villa comunale e ancora di coloro che hanno perso la vita per sabotare il nemico, tagliando i fili del telefono o lanciando sassi sulle camionette tedesche a Pozzano.
Il riconoscimento e il coraggio di un popolo
Furono eventi come questi a spingere l’allora Presidente della Repubblica Ciampi a consegnare la Medaglia d’oro al Valore Civile alla città. Giuseppe ci ha raccontato di un popolo che ha continuato a insorgere, anche quando i militari avevano deciso di arrendersi, anche dopo il dolore delle rappresaglie disumane che avevano coinvolto i civili.
I partigiani stabiesi e il legame con il Nord Castellammare conterebbe circa un centinaio di partigiani, molti dei quali hanno combattuto anche le Quattro Giornate, altri ancora hanno prestato servizio in altre regioni d’Italia che hanno ricordato la loro impresa. Come la Regione Piemonte che ha scritto della partecipazione meridionale a supporto della Resistenza piemontese all’interno di un libro.
Storie da riscoprire
Il lavoro di Giuseppe Di Massa ha, almeno in parte, vendicato il dolore di coloro che hanno combattuto per la libertà e con la commozione di chi non ha mai dimenticato queste vicende, ha raccontato di Emanuele Esporito, capo di una delle Brigate Garibaldi in Piemonte: «Ho scoperto che Esposito aveva insegnato in diversi istituti a Castellammare, concludendo la sua carriera da Vicepreside al Luigi Sturzo, quando ho chiesto di lui però, nessuno lo ricordava e nessuno sapeva che era stato a capo di un gruppo di Partigiani.
Sono riuscito a risalire a sua figlia e quando l’ho incontrata lei stupita mi ha detto: “Vi siete ricordato dopo 70 anni”, nessuno aveva sentito la necessità di portare alla luce quello che queste persone hanno fatto per noi. Sono storie che in pochi conoscono e che è nostra responsabilità ricostruire».

