Trump e la crisi dell’Occidente: Il ritratto di Gennaro Sangiuliano
All’hotel Habita 79 di Pompei, ospite della decima rassegna “Incontri di Valore“, ideata e diretta da Nicola Ruocco, Gennaro Sangiuliano, ex ministro e consigliere regionale della Campania, ha tracciato un profilo tagliente e multidimensionale di Donald Trump, partendo dalla sua biografia data alle stampe nel 2025.
Non una semplice cronaca politica, ma una riflessione sul “tramonto dell’Occidente” e sulla crisi di un’identità umana che rischia di essere ridotta a un mero codice a barre.
Il Mercante e il Sogno Americano
Sangiuliano definisce Trump come il figlio legittimo del sogno americano, ma con le venature pragmatiche e feroci del real estate newyorkese. Dai nonni barbieri al padre che “trascinava gli asini tra i mattoni”, fino al giovane Donald che, con il primo milione di dollari, inizia a scalare Manhattan.
L’ex Ministro ne descrive la tecnica spregiudicata degli anni ’70: acquistare opzioni sui fallimenti, investire caparre senza comprare immobili e rivendere a peso d’oro. È la parabola di un “mercante” prestato alla politica, un uomo che ha costruito grattacieli sfruttando i diritti di superficie ma che ha anche conosciuto il baratro del fallimento e le ombre dei rapporti con le famiglie influenti di New York.
Lo “Schizofrenico” e la Crisi della Globalizzazione
l’analisi si fa severa sulla gestione del potere. Sangiuliano non risparmia critiche a quello che definisce un atteggiamento altalenante, quasi “schizofrenico”, che destabilizza la dialettica internazionale. Se il primo mandato ha mostrato spunti interessanti, la gestione della pandemia e l’approccio superficiale a scenari complessi come quello iraniano — trattato alla stregua di una crisi venezuelana senza curarsi della millenaria cultura persiana — rivelano i limiti di un leader che risponde a problemi reali con ricette spesso sbagliate.
Tuttavia, Trump è visto come un sintomo, non come la causa unica. È la risposta (imperfetta) a una globalizzazione utopistica che ha fallito nel tentativo di creare un “uomo nuovo” sradicato dalla propria storia. “Nessuno può scollegarci dalle nostre radici per trasformarci in soli consumatori”, ha ammonito Sangiuliano, vedendo in Trump colui che ha colto questo disagio profondo delle società ancorate alla propria identità.
Popolarismo contro Populismo
Intervistato sul tema del consenso, Sangiuliano ha recuperato la lezione di Don Luigi Sturzo per distinguere tra popolarismo e populismo. Se i grandi partiti della Prima Repubblica (DC, PCI, MSI) erano popolari perché capaci di trasformare le pulsioni della base in progetti, il populismo odierno è la degenerazione prodotta da élite radical chic totalmente scollegate dalla realtà.
Sangiuliano critica ferocemente i “parlamentari nominati” e quel mondo che professa uguaglianza nei salotti mentre si fa servire da personale in guanti bianchi: un distacco che ha spianato la strada alla polarizzazione attuale.
Dazi e Cultura
Sul fronte economico, la visione è pragmatica: i dazi non devono spaventare un’Italia che produce valore indiscutibile. “La gente non rinuncia alla qualità”, ha spiegato, sottolineando come il libero commercio puro sia spesso un miraggio mentre ogni nazione persegue il proprio interesse.
Infine, un appello ai giovani e alla lettura: in un’epoca di “soli titoli”, Sangiuliano ha ribadito che solo il libro arricchisce la persona e apre la mente a prospettive che la velocità digitale tende a cancellare.

