15enne ucciso a Napoli: condannato l’unico maggiorenne del gruppo rivale
Si è concluso oggi il processo nei confronti di Gennaro De Martino, uno dei ragazzi coinvolti nel conflitto a fuoco del 24 ottobre 2024, durante il quale perse la vita il quindicenne Emanuele Tufano.
De Martino era evaso dal carcere di Airola, nel Beneventano, e prese parte al conflitto a fuoco che si svolse tra gruppi di giovanissimi rivali legati ad ambienti criminali napoletani (di piazza Mercato e del rione Sanità). Oggi, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, Gennaro De Martino, l’unico maggiorenne del gruppo di piazza Mercato, è stato condannato a 12 anni di reclusione, per tentato omicidio aggravato. Per l’imputato (figlio di un noto pregiudicato assassinato nell’agosto 2021 durante la faida di camorra a Ponticelli) la procura antimafia di Napoli (sostituto procuratore Celeste Carrano) aveva chiesto 16 anni di reclusione, contestandogli il reato di tentato omicidio aggravato, tra gli altri, dai futili motivi e dalle modalità mafiose. Al processo è stato riconosciuto il pagamento di una provvisionale alla famiglia di Emanuele Tufano.
De Martino viene indagato dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea come il capo del gruppo di piazza Mercato mentre a guidare i rivali del rione Sanità, di cui faceva parte Emanuele Tufano, sarebbe stato Cristian Scarallo. L’omicidio di Tufano, sempre secondo gli investigatori, è sfociato anche nell’assassinio di Emanuele Durante, risalente al marzo 2025, vittima di una vendetta interna al clan Sequino.
La morte di Tufano (imparentato con un suo elemento di vertice di quella organizzazione malavitosa del rione Sanità) sarebbe riconducibile al cosiddetto “fuoco amico“: il 15enne venne colpito da un solo colpo di pistola durante la stesa effettuata dalla paranza del quartiere Sanità ai danni del gruppo rivale di piazza Mercato. A pagare le spese di questo errore fu Durante indicato ingiustamente come un traditore.

