Omicidio di Mamma coraggio, l’ex pentito scrive a Gratteri: «Su Matilde Sorrentino ho detto la verità»
CAMORRA
4 maggio 2026
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Omicidio di Mamma coraggio, l’ex pentito scrive a Gratteri: «Su Matilde Sorrentino ho detto la verità»

L'ex pentito fu minacciato dal boss e interruppe il suo rapporto di collaborazione con la giustizia.
Michele De Feo

Nuovi sviluppi nel processo sull’omicidio di Matilde Sorrentino, la donna uccisa nel 2004 a Torre Annunziata dopo aver denunciato un presunto giro di pedofilia nel rione Poverelli. Al centro dell’udienza davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Izzo, che ha ribadito la propria attendibilità nonostante le pressioni subite. Secondo quanto emerso in aula, Izzo avrebbe inizialmente interrotto la collaborazione con la giustizia dopo essere stato intimidito da una serie di minacce ricevute in carcere.

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In particolare, il pentito ha riferito di videochiamate ricevute dall’ex reggente del clan Gionta, Valentino Gionta, che lo avrebbero profondamente scosso e spinto a fermarsi per timore di ritorsioni nei confronti della propria famiglia. Nonostante lo stop temporaneo, Izzo ha poi deciso di chiarire la propria posizione con una lettera inviata al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, datata 11 dicembre 2025.

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Nel documento, il collaboratore ha spiegato le ragioni della sua scelta, ribadendo al tempo stesso la veridicità delle dichiarazioni rese agli inquirenti sull’omicidio della Sorrentino. Le sue parole restano un elemento centrale nel processo di secondo grado, che vede imputato il presunto mandante del delitto, Francesco Tamarisco, ritenuto vicino ad ambienti del narcotraffico. Tamarisco era già stato condannato all’ergastolo sia in primo grado sia in appello, ma la sentenza è stata successivamente annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione, rendendo necessario un nuovo giudizio.

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Nel corso degli interrogatori, come emerso dai verbali acquisiti dalla Corte, Izzo ha fornito dettagli ritenuti rilevanti dagli inquirenti, indicando proprio in Tamarisco il mandante dell’omicidio. Il collaboratore ha inoltre riferito che lo stesso imputato sarebbe stato a sua volta nel mirino del clan Gionta, delineando così un quadro complesso di equilibri e tensioni interne alla criminalità organizzata locale. Durante l’udienza, il sostituto procuratore generale Stefania Buda ha confermato la richiesta di condanna all’ergastolo per Tamarisco, sostenendo la piena utilizzabilità delle dichiarazioni rese da Izzo.

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Secondo l’accusa, infatti, nonostante le pressioni e il temporaneo passo indietro, il racconto del collaboratore mantiene coerenza e credibilità. L’omicidio di Matilde Sorrentino rappresenta uno dei casi più drammatici legati alla lotta contro la criminalità organizzata nel territorio oplontino. La donna fu uccisa il 26 marzo 2004 dopo aver denunciato presunti abusi su minori, diventando un simbolo di coraggio civile.