Piano Casa nazionale: Napoli guida la rivolta dei Comuni
IL DIRITTO ALLA CASA
4 maggio 2026
IL DIRITTO ALLA CASA

Piano Casa nazionale: Napoli guida la rivolta dei Comuni

Il nuovo Piano Casa approvato dal Consiglio dei Ministri finisce sotto la lente d’ingrandimento dei Comuni italiani e la reazione è tutt’altro che entusiasta.
Vincenzo Lamberti

NAPOLI – Una boccata d’ossigeno o l’ennesimo “gioco delle tre carte”? Il nuovo Piano Casa approvato dal Consiglio dei Ministri finisce sotto la lente d’ingrandimento dei Comuni italiani e la reazione è tutt’altro che entusiasta. L’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, che riunisce gli assessori alle politiche abitative delle principali città italiane (tra cui Napoli, Roma, Milano e Torino), ha accolto il provvedimento con una riserva che sa di allarme rosso.

I rischi per la Campania

Per la Campania, e in particolare per l’area metropolitana di Napoli, le criticità sollevate dai trenta assessori firmatari potrebbero tradursi in un paradosso: un piano nazionale che, invece di risolvere l’emergenza, sottrae risorse vitali al territorio. Il paradosso dei fondi: Napoli rischia di pagare il contoIl nodo centrale è quello economico. L’Alleanza denuncia un meccanismo rischioso: il Piano non sembrerebbe poggiare su nuovi stanziamenti, ma su fondi già destinati ai Comuni per la rigenerazione urbana.”Non si può pensare di risolvere il problema con fondi già stanziati. Chiediamo che non siano i Comuni a pagare il Piano Casa”, si legge nel documento.

Per una provincia come quella di Napoli, dove i progetti di riqualificazione delle periferie e dei tessuti urbani degradati sono pilastri fondamentali per la tenuta sociale, questo spostamento di risorse rappresenterebbe un duro colpo. Il rischio è che per finanziare nuovi alloggi si debbano bloccare cantieri già aperti o programmati per migliorare la vivibilità dei quartieri.Emergenza sfratti e patrimonio pubblico al collassoIn Campania, il tema della casa è una ferita aperta. Le graduatorie per l’edilizia residenziale pubblica sono sature e il patrimonio esistente versa spesso in condizioni critiche per mancanza di manutenzione.

I due punti cardine

L’Alleanza sottolinea due punti cardine:Priorità all’Edilizia Pubblica: Servono interventi diretti per chi è in graduatoria da anni, non solo semplificazioni per il mercato privato.La “Bomba” degli Sfratti: Senza investimenti in soluzioni abitative alternative, l’inasprimento delle procedure di sfratto rischia di trasformarsi in una crisi sociale senza precedenti, i cui costi ricadrebbero interamente sulle casse comunali e sui servizi sociali locali.

Il rischio di “scorciatoie” urbanistiche

Non meno preoccupante è il capitolo delle semplificazioni. Gli assessori mettono in guardia contro le “scorciatoie” che potrebbero indebolire la qualità urbana. In un territorio fragile e densamente popolato come la provincia di Napoli, deroghe eccessive alla pianificazione potrebbero aprire la strada a operazioni edilizie poco coerenti con l’interesse pubblico, sacrificando la visione d’insieme della città a favore di interventi spot.

Verso un confronto obbligato

L’Alleanza Municipalista chiede ora un confronto immediato con il Governo prima della definitiva attuazione.

La posizione di Napoli e delle altre metropoli è chiara: senza risorse “nuove, dedicate e vincolate”, il Piano Casa rimarrà un annuncio sulla carta, incapace di rispondere ai bisogni reali di migliaia di famiglie campane che attendono, da decenni, un tetto dignitoso.La sfida è aperta: il Governo accetterà la collaborazione istituzionale o lascerà che siano i Sindaci a gestire, da soli, le macerie di una crisi abitativa sempre più profonda?