Tredici anni per divorziare dopo un matrimonio truffa: appello a Mattarella
INGANNO
4 Maggio 2026
INGANNO

Tredici anni per divorziare dopo un matrimonio truffa: appello a Mattarella

La denuncia di una donna: «Riformare le norme e ridurre i tempi della giustizia».
Rita Inflorato

Una storia lunga tredici anni, segnata da inganno e attese giudiziarie. Arriva da Salerno la denuncia di una donna, Agnese Di Sarli, che ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al centro della vicenda c’è un matrimonio celebrato nel 2011. Secondo il suo racconto, si sarebbe trattato di una vera e propria truffa.

L’uomo si presentava come dirigente della Polizia di Stato. Una identità falsa, scoperta dopo le indagini della Squadra Mobile. Il marito venne arrestato a Roma nel 2012 e da quel momento è iniziato un lungo percorso giudiziario.

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Il divorzio è arrivato solo nel 2024

Un iter complesso, rallentato anche dall’irreperibilità dell’ex coniuge. Una vicenda che ha inciso profondamente sulla vita personale della donna. «Ci sono voluti 13 lunghissimi anni per uscire dall’incubo. In questo tempo mi è stata negata anche la possibilità di avere un figlio». Parole che raccontano il peso umano di una battaglia legale non solo tribunali, ma anni segnati da attese e rinunce. La donna punta il dito contro la normativa civile italiana, in particolare contesta l’articolo 122 del codice civile del 1942.

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Un commento al vetriolo destinato a far discutere a lungo quello di Aldo Cazzullo. Il vicedirettore del Corriere della Sera,…

Secondo lei, la legge non tutela adeguatamente chi subisce inganni nel matrimonio. «Serve riformare le norme sul matrimonio e ridurre i tempi della giustizi. La legge attuale non riconosce pienamente casi di inganno o violenza morale». Un appello che guarda a una riforma più ampia del diritto di famiglia. Nel suo racconto emerge anche un confronto con il diritto canonico. Secondo Di Sarli, quest’ultimo si è aggiornato nel tempo. Mentre la normativa civile sarebbe rimasta indietro. Dalla sua esperienza è nato anche un libro, “Rosso Amarone”, un testo in cui racconta la vicenda e cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica. Non è la prima volta che si rivolge alle istituzioni. Già nel 2014 aveva scritto all’ex Presidente Giorgio Napolitano.

Oggi rinnova l’appello, chiedendo attenzione e cambiamento. Una storia personale che evidenzia quanto i tempi lunghi possano segnare profondamente la vita delle persone.