Erasmo Genzini, tra istinto e verità: il racconto di un attore
Dalla timidezza alla scoperta della recitazione
Non tutte le storie di successo nascono da un progetto preciso. Alcune prendono forma lentamente, quasi per caso. È questo il percorso di Erasmo Genzini, che ha trasformato la recitazione da strumento contro la timidezza a vera professione. All’inizio c’era soltanto il bisogno di uscire da una chiusura personale. Con il tempo sono arrivati lo studio, l’esperienza sul set e la consapevolezza di aver trovato la propria strada. Per lui, la recitazione non è soltanto lavoro, ma un modo di vivere e osservare la realtà.
«Ho iniziato per timidezza, ma poi ho capito che era qualcosa di più profondo perché la recitazione ti stravolge il modo di pensare e di agire», racconta. La sua crescita artistica non è stata improvvisa. È nata da esperienze che, passo dopo passo, hanno definito la sua identità professionale.
L’esperienza di “Sotto copertura” e gli incontri decisivi
Uno dei momenti più importanti arriva con Sotto copertura, fiction Rai che rappresenta il suo ingresso nel mondo delle grandi produzioni televisive.
Sul set incontra attori già affermati come Alessandro Preziosi e Claudio Gioè. Per Genzini diventano punti di riferimento importanti. «Preziosi e Gioè sono stati dei fari. Mi hanno aiutato tanto all’inizio, soprattutto a capire come si lavora davvero su un set importante», spiega. Quell’esperienza gli permette di comprendere il ritmo e le responsabilità di una produzione strutturata. Allo stesso tempo, rafforza il suo approccio spontaneo alla recitazione.
Il video dell’intervista
Un attore guidato dall’istinto
Genzini si definisce un attore che lavora “di pancia”. Preferisce lasciarsi guidare dalla verità del momento piuttosto che da schemi troppo rigidi.
Questo approccio si riflette anche nel carattere. Si descrive come una persona disponibile e incline ad aiutare gli altri. «Sono una persona molto disponibile, tendo sempre a dare una mano agli altri, anche a chi non conosco», racconta.
La spontaneità delle prime esperienze resta ancora oggi uno degli aspetti più importanti del suo lavoro. Secondo lui, proprio l’assenza di sovrastrutture gli ha permesso di vivere il set in modo autentico.
Il rapporto tra lavoro e famiglia
Accanto alla carriera c’è la dimensione personale, che per l’attore ha un ruolo centrale. Gestire famiglia e lavoro non è semplice, soprattutto in un mestiere che richiede continui spostamenti.
Negli ultimi anni ha lavorato soprattutto a Napoli. Serie come Mina Settembre gli hanno permesso di restare vicino ai propri affetti. In passato, però, ha vissuto anche periodi lontano da casa. Tra questi, un mese trascorso in Lapponia durante una produzione televisiva.
«Diventa più complesso quando si è genitori», ammette. Per lui la famiglia rappresenta uno dei pilastri fondamentali della propria vita. Anche la scelta di intraprendere una carriera artistica è stata sostenuta dai genitori, nonostante provenisse da un contesto diverso.
«Devo dire grazie ai miei genitori, perché non era scontato lasciarmi seguire questa strada. Mi hanno sempre sostenuto e spinto a credere in quello che volevo fare», racconta.
Una fragilità trasformata in forza
Guardando al passato, Genzini vede ancora quel ragazzo timido che cercava uno spazio per esprimersi.Se potesse parlare a se stesso da giovane, non cambierebbe nulla.
«Gli direi che va bene così. Anche quella timidezza mi ha aiutato tanto, mi ha fatto capire meglio le cose e mi ha costruito così come sono oggi», spiega.
La storia di Erasmo Genzini mostra come una fragilità possa trasformarsi in forza. Il suo percorso non segue una linea perfetta, ma nasce da esperienze, incontri e scelte personali. Ed è proprio questa autenticità a rendere la sua recitazione così riconoscibile.

