Pompei, chioschi e bancarelle sequestrati: operatori in protesta davanti al Comune
Striscioni, cori e tensione diffusa davanti a Palazzo de Fusco. A Pompei torna al centro del dibattito la vicenda dei chioschi e delle bancarelle sequestrati nell’ottobre 2024 nell’area vicina agli Scavi e al Santuario. Gli operatori del settore sono scesi nuovamente oggi in piazza chiedendo «di poter tornare a lavorare nel settore a cui abbiamo dedicato la nostra vita».
Il sequestro e lo stop alle attività
La vicenda nasce dalle indagini della Procura e dei carabinieri che portarono alla rimozione delle strutture per presunte irregolarità. Da allora, sostengono i manifestanti, il progetto annunciato dal Comune per riorganizzare l’area commerciale non sarebbe mai realmente partito.
«Dopo il sequestro di bancarelle e chioschi nell’ottobre 2024 abbiamo avuto diverse interlocuzioni con il Comune, il quale ci aveva garantito che saremmo ritornati in tempi consoni a lavoro grazie al progetto più volte pubblicizzato dallo stesso sindaco Lo Sapio» spiegano gli operatori.
La fiducia mal riposta degli operatori
Gli operatori raccontano di aver continuato a sostenere i costi delle attività nonostante il blocco del lavoro: «Abbiamo mantenuto partite Iva aperte, pagando con regolarità tasse e contributi», ma denunciano che «a distanza di diciotto mesi questo progetto è ancora fermo per un continuo rimbalzo di competenze tra Comune e Soprintendenza».
Le rassicurazioni e le firme mai arrivate
Dopo la morte del sindaco Carmine Lo Sapio, gli ambulanti spiegano di essersi rivolti al sindaco facente funzione Esposito: «Nel mese di gennaio ci informò che mancavano le firme definitive da parte del Parco archeologico per rilasciare le autorizzazioni definitive al progetto». Secondo i manifestanti, però, quelle autorizzazioni non sarebbero mai arrivate in quanto si richiamano continui cambi di progetto e richieste di pareri.
La polemica sui concerti agli Scavi
Ad innescare nuovamente la protesta sarebbe stata anche la questione degli eventi estivi nell’anfiteatro degli Scavi: «La sindaca stessa ci promise che, se il Parco non avesse firmato, non sarebbero state rilasciate le autorizzazioni necessarie per l’effettuazione dei concerti nell’anfiteatro per il mese estivo. Ma anche queste promesse sono venute meno».
Da qui la rabbia sfociata nella manifestazione davanti al Comune: «Le autorizzazioni sono state concesse senza firme del progetto. Ci siamo sentiti abbandonati e traditi da chi ci avrebbe dovuto tutelare».
«Siamo stati lasciati al nostro destino»
Gli operatori parlano di mesi trascorsi nell’attesa di una soluzione che non sarebbe mai arrivata. «Abbiamo atteso, rispettato i tempi, abbiamo avuto fiducia nell’amministrazione, ma siamo stati abbandonati al nostro destino».
Ora, con la stagione turistica alle porte e la campagna elettorale entrata nel vivo, gli operatori chiedono risposte concrete e certezze sul proprio futuro lavorativo.

