Castellammare. Ferrovia, il Comitato: «No, ai bus»
IL CONVEGNO
12 maggio 2026
IL CONVEGNO

Castellammare. Ferrovia, il Comitato: «No, ai bus»

La protesta contro la scelta della Regione di rinunciare al tram-treno
Tiziano Valle

Un «dietrofront inaccettabile», una scelta «sconcertante» e, soprattutto, un rischio concreto di perdere i finanziamenti milionari già stanziati. Il Comitato “Riprendiamoci la ferrovia” alza le barricate contro la decisione della Giunta Regionale della Campania di cancellare il progetto di riconversione tranviaria della linea dismessa Castellammare-Gragnano per sostituirlo con un sistema BRT (Bus Rapid Transit), ovvero autobus elettrici su gomma.

 

La gara d’appalto

Secondo il Comitato, la scelta della Regione – comunicata lo scorso 10 aprile ma non ancora pubblicata ufficialmente sul BURC – rappresenta un paradosso amministrativo e politico. La gara d’appalto bandita da EAV a settembre 2025 era infatti giunta alle battute finali: le offerte erano state presentate entro il 7 novembre e si attendeva solo l’aggiudicazione dei lavori. «È sconcertante – denunciano dal Comitato – che gli stessi enti che avevano approvato entusiasticamente il tram oggi lo disconoscano. La nuova Giunta regionale smentisce la precedente, e i sindaci di Gragnano e Castellammare si trovano a contraddire clamorosamente se stessi, senza alcun confronto trasparente con la cittadinanza».

 

Lo scontro sui costi

Il Comitato ha analizzato punto per punto le motivazioni della Regione, definendole «arbitrarie» e «tecnicamente fragili». «Il progetto tranviario era pensato come il primo tassello di un collegamento su ferro fino a Torre Annunziata, capace di trasportare 15.500 passeggeri al giorno. Il tram garantisce minori emissioni specifiche e una maggiore capacità di carico rispetto ai bus», si legge in una nota del Comitato che aggiunge «sebbene il bus possa costare meno nell’investimento iniziale, il Comitato sottolinea che i costi di gestione operativa di un sistema su ferro sono storicamente inferiori e la qualità del servizio più attrattiva per l’utenza».

 

I dubbi sul progetto

«La sede ferroviaria attuale è larga quanto basta per un tram, ma troppo stretta per un bus (la sagoma stradale richiede almeno un metro in più). Questo comporterebbe espropri forzati in zone densamente urbanizzate, allungando i tempi invece di accorciarli», si legge ancora nella nota che sottolinea «il tram-treno avrebbe permesso, in futuro, di arrivare fino al lungomare e alle Antiche Terme di Castellammare senza “rotture di carico” (cambi di mezzo), un vantaggio che svanirebbe con l’autobus».

 

Finanziamenti a rischio

L’accusa più grave riguarda la «salvaguardia dei finanziamenti» sbandierata dalla Regione. Per il Comitato, cambiare tecnologia da ferro a gomma non è una semplice variante, ma una modifica sostanziale del contratto. Questo significa che l’attuale gara va annullata. Bisognerà redigere un nuovo Progetto di Fattibilità, convocare nuove Conferenze dei Servizi, ottenere il via libera dal Tavolo Istituzionale del CIS e dal CIPESS, e infine bandire una nuova gara. «Il termine ultimo per assegnare i lavori ed evitare la perdita dei fondi è il 31 dicembre 2026 – avverte il Comitato – Mentre il progetto del tram era pronto a partire, l’iter del BRT deve ricominciare da zero. La ‘salvaguardia’ rischia di trasformarsi in una rinuncia definitiva ai fondi, con conseguenze devastanti per il territorio».