Luca Abete ai giovani: «Come state davvero?»
GIOVANI E ASCOLTO
12 maggio 2026
GIOVANI E ASCOLTO

Luca Abete ai giovani: «Come state davvero?»

Oggi, alla Partenope il tour "#Noncifermanessuno"
Carmen Caldarelli

All’Università degli Studi di Napoli Parthenope una vera e propria lezione di vita e di resistenza. La tappa del tour #NonCiFermaNessuno di Luca Abete è stata un viaggio intenso che è partito dal fango della cronaca più dura per arrivare al cuore pulsante delle nuove generazioni.​

L’architettura e il mirino della criminalità

​L’incontro si è aperto con un racconto intimo e potente. Luca Abete ha ricordato ai ragazzi le sue origini, dagli studi in Architettura e a quella scelta di vita che lo ha portato a diventare la «voce di chi non ha voce». Ha ripercorso i momenti più bui della sua carriera, quando le sue inchieste contro la camorra lo hanno reso un bersaglio.​ Abete ha toccato un punto che ha lasciato l’aula in silenzio: il momento in cui la minaccia è diventata psicologica e digitale. Ha raccontato di quando, per intimidirlo, qualcuno modificò la sua pagina Wikipedia, scrivendo la sua biografia al passato e inserendo persino una data di morte. Un gesto brutale per dirgli che era già un “morto che cammina“. Eppure, proprio da quella violenza, è nata la forza di non fermarsi e di trasformare la paura in una missione per gli altri.

​La voce dei giovani​

Dopo aver condiviso il suo bagaglio, Luca ha ribaltato la prospettiva, mettendo gli studenti al centro. Il fulcro della giornata sono stati i dialoghi diretti. I ragazzi della Parthenope e delle varie scuole di Napoli hanno preso il microfono per raccontare le proprie esperienze di vita, fatte di fragilità, pressioni accademiche e battaglie quotidiane.​ Luca non ha fatto discorsi paternalistici, ma ha posto domande chiave per stimolare la consapevolezza collettiva: «Quello che hai vissuto, pensi che accada anche ai tuoi coetanei?» «Ti senti solo in questo problema o vedi lo stesso disagio negli occhi di chi ti siede accanto?»

«Dobbiamo superare il ‘benegrazismo’. Serve un nuovo viaggio verso la consapevolezza di ciò che siamo, interessandoci davvero a chi abbiamo vicino per accorciare finalmente le distanze umane.» Ci dice Abete.

​Uguali agli altri​

Attraverso questo scambio, l’aula ha capito che molte sofferenze, spesso vissute nel segreto della propria camera, sono in realtà ferite condivise da un’intera generazione. Il racconto del singolo è diventato lo specchio del gruppo.​

«Zanardi è un esempio fondamentale perché ha disintegrato ogni alibi o alternativa all’impegno.» Zanardi viene utilizzato da sempre come esempio da Abete per dare forza ai ragazzi. «Ripartire è una possibilità che appartiene a chiunque. Le storie di resilienza e di eroismo quotidiano raccontate dai ragazzi stessi hanno un potere terapeutico.»

Abete ha guidato i ragazzi a capire che, se lui è riuscito a superare chi lo voleva “morto” su Wikipedia, loro possono superare l’ansia di un esame o la paura del futuro, a patto di non isolarsi. ​Vedere Luca parlare della sua storia e poi chiedere ai ragazzi come stavano davvero, è diventato il fulcro del pensiero comune “noi non siamo soli” ​.

La forza della verità

​La tappa all’Università Parthenope ha dimostrato che la motivazione non nasce dalle parole vuote, ma dalla verità. Dalle minacce dei clan al microfono passato tra i banchi, il messaggio è stato unico: la condivisione è l’unico antidoto alla paura. Grazie al coraggio di raccontarsi, oggi i ragazzi lasciano quell’aula sapendo che, nonostante le difficoltà, non li ferma nessuno.