#ANKER, TECNOMANIA
12 maggio 2026

Prime A2687, il caricatore smart, compatto e potente

Tre porte USB-C, display integrato e gestione dinamica per notebook, tablet e smartphone
Gennaro Annunziata

Dallo scorso 28 aprile, l’estensione della direttiva europea sul caricatore unico ha incluso anche i laptop nell’ecosistema USB-C. Un cambiamento concreto che spinge verso caricabatterie universali, capaci di alimentare notebook, smartphone e tablet. Così, anche un accessorio tradizionalmente invisibile, da semplice complemento lasciato in un cassetto o infilato distrattamente nello zaino, si sta trasformando in uno strumento quotidiano che accompagna il lavoro tra casa, ufficio, viaggi e trasferte.
È in questo scenario che si inserisce Prime A2687 di Anker. Non è un alimentatore economico né il classico caricatore di scorta da dimenticare in fondo a una borsa.

È un modello con tecnologia GaN da 160W, tre porte USB-C, display integrato, gestione intelligente della potenza e controllo via app, progettato per sostituire più alimentatori. L’ambizione è chiara, vuole diventare il caricatore da portare sempre con sé quando si lavora con notebook, tablet e smartphone.
In questa recensione non ci siamo limitati alla sola scheda tecnica o alla potenza dichiarata. Abbiamo cercato di capire se le funzioni smart aggiungano davvero valore nell’uso quotidiano, se il monitoraggio della ricarica abbia un’utilità concreta e, soprattutto, se un formato così compatto riesca a coesistere con una potenza elevata senza trasformarsi in un compromesso difficile da gestire.

La prima impressione è curiosa, perché il Prime A2687 appare più piccolo di quanto ci si aspetterebbe da un caricatore da 160W. Misura 65 × 52 × 35 mm e pesa 220 grammi, quindi non sparisce in tasca come un caricatore da smartphone, ma rispetto agli alimentatori tradizionali per notebook è un oggetto di un’altra categoria. Il paragone con la custodia degli AirPods Pro 2 rende bene l’idea del volume, anche se poi, in mano, il peso ricorda subito che dentro non c’è un accessorio leggero ma un alimentatore ad alta potenza.

La costruzione trasmette solidità. La finitura è curata, il corpo non scricchiola, il display è integrato in modo pulito e le tre porte USB-C sono disposte in modo ordinato. È un prodotto che sembra pensato per stare sia su una scrivania che in una borsa da lavoro, senza mai dare l’impressione di essere fragile. Questo non significa che sia perfetto dal punto di vista ergonomico. I 220 grammi si sentono, soprattutto se la presa a muro è vecchia, morbida o posizionata male. Non è un difetto raro in questa classe di prodotto, ma va considerato, perché la compattezza non elimina del tutto il problema della massa concentrata.

Nel quotidiano, invece, il vantaggio è netto. Dove prima servivano un alimentatore per il portatile e magari un secondo caricatore per telefono e tablet, qui basta un unico blocco. Nello zaino non cambia la vita da solo, ma riduce quella piccola confusione di alimentatori, adattatori e prese multiple che accompagna molti spostamenti di lavoro. È uno di quei benefici che si apprezzano dopo qualche giorno, quando ci si accorge di aver lasciato a casa due caricatori senza rinunciare davvero a nulla.

La parte più interessante del Prime A2687 è anche quella che richiede meno attenzione. La potenza totale arriva a 160W, distribuiti su tre porte USB-C. Ogni porta può spingersi fino a 140W quando viene usata da sola, con supporto USB Power Delivery 3.1 e la possibilità di alimentare anche notebook impegnativi. Per molti portatili Windows con ricarica USB-C ad alta potenza, significa poter usare un caricatore molto più piccolo rispetto agli alimentatori originali senza scendere troppo a compromessi.
La scelta di eliminare completamente USB-A è coerente con il posizionamento del prodotto, ma non sarà indolore per tutti. Non è una mancanza grave su un prodotto pensato per il presente e per i prossimi anni, ma resta uno di quei dettagli che distinguono l’utente ideale da quello che rischia di trovarsi infastidito dopo l’acquisto.
Nell’uso con una sola porta il caricatore dà il meglio. Collegato a un notebook che accetta potenze elevate, mantiene un comportamento convincente e restituisce quella sensazione rassicurante di alimentatore “vero”, non di caricatore da viaggio che fa il possibile.

Con due o tre dispositivi collegati, la gestione diventa fondamentale. I 160W totali sono tanti, ma non infiniti. Un portatile, un tablet e uno smartphone possono convivere senza difficoltà, ma è la logica di distribuzione della potenza a fare la differenza. Se tutti i dispositivi richiedono energia nello stesso momento, il caricatore decide da solo come ripartirla. In molti casi lo fa bene, in altri può essere utile intervenire manualmente.

Il display è la caratteristica che più distingue il Prime A2687 dalla concorrenza. Non è una decorazione. Mostra la potenza erogata, lo stato delle porte, la modalità attiva e altre informazioni utili per capire cosa sta accadendo durante la ricarica. All’inizio lo si guarda per curiosità, poi, dopo qualche utilizzo, diventa uno strumento pratico.
La sua utilità emerge soprattutto quando si collegano più dispositivi. Vedere se il notebook sta ricevendo 90W, 120W o molto meno permette di interpretare meglio il comportamento della ricarica. A volte scopriamo che il limite non è il caricatore, ma il cavo. Altre volte è il dispositivo collegato che non richiede più potenza perché la batteria è già vicina alla soglia di mantenimento. Senza display, questi passaggi restano invisibili e si finisce per attribuire al caricatore colpe che magari non ha.

La connessione Bluetooth e l’app Anker aggiungono un ulteriore livello di gestione. Non è indispensabile usarle per far funzionare il caricatore, e questo è importante, perché un alimentatore non dovrebbe dipendere da uno smartphone per svolgere il proprio compito principale. L’app serve piuttosto a personalizzare il comportamento del dispositivo, scegliere modalità diverse, controllare la distribuzione della potenza e adattare il caricatore a scenari specifici.
Nella pratica, la funzione più interessante è la possibilità di decidere se privilegiare un dispositivo o bilanciare meglio la ricarica tra più porte. È un dettaglio utile quando si collegano due notebook, oppure quando si vuole evitare che il computer assorba quasi tutto lasciando a smartphone e tablet una potenza residua più modesta. In un uso normale, l’automatismo basta quasi sempre. Nei casi più affollati, l’intervento manuale restituisce una sensazione di controllo che pochi altri caricatori offrono. Non siamo davanti a una rivoluzione, ma a una raffinatezza da prodotto premium. Funziona perché non si impone.
Lo scenario più realistico per questo caricatore non è la ricarica di un singolo smartphone. Sarebbe quasi sprecato. Il Prime A2687 ha senso quando sul tavolo ci sono un notebook, un telefono e magari un tablet. Con il notebook collegato da solo, la ricarica rapida si percepisce subito. Non serve fissare il display per capirlo. Quando si aggiunge uno smartphone, il comportamento resta ordinato. Il telefono assorbe quello che può o che ritiene opportuno in base al proprio profilo di ricarica, mentre il portatile continua a ricevere energia sufficiente per lavorare e recuperare batteria. Il tablet introduce una terza variabile, ma è proprio qui che il caricatore mostra il suo senso. Non si ha la sensazione di stare usando un adattatore al limite, bensì un piccolo hub energetico pensato per gestire richieste diverse.
Naturalmente non tutti i dispositivi reagiscono allo stesso modo. Alcuni notebook accettano potenze elevate solo con determinati cavi o in certe condizioni. Gli smartphone moderni hanno curve di ricarica aggressive all’inizio e più conservative man mano che la batteria sale. I tablet possono collocarsi in mezzo.
Un caricatore da 160W così compatto deve inevitabilmente fare i conti con il calore. La tecnologia GaN aiuta a migliorare efficienza e densità di potenza, ma non cancella la fisica. Durante l’uso intenso il corpo si scalda, soprattutto con un notebook collegato ad alto assorbimento per un periodo prolungato. La temperatura resta però entro un livello che appare compatibile con un alimentatore di questa classe.
La stabilità è forse più importante della temperatura percepita. Un caricatore potente ma soggetto a cali frequenti o a rinegoziazioni continue della potenza diventa fastidioso nell’uso quotidiano. Il Prime A2687 appare maturo nel modo in cui gestisce i passaggi tra una porta e l’altra. Quando si collega un secondo dispositivo, può esserci una breve riorganizzazione della distribuzione energetica, ma non è qualcosa che disturba davvero l’esperienza.

Il sistema di protezione e monitoraggio termico lavora in modo discreto. Non ci sono ventole, non c’è rumore, non c’è una componente meccanica da tenere in conto. Per un caricatore da viaggio o da scrivania è un vantaggio evidente. Resta la normale attenzione da riservare a un alimentatore potente. Meglio non coprirlo, meglio non schiacciarlo dietro mobili senza ventilazione, meglio usare prese solide.
Il punto forse più importante riguarda i cavi. Un caricatore di questo tipo non esprime tutto il proprio potenziale con un cavo qualsiasi pescato da un cassetto. Per raggiungere potenze elevate servono cavi adeguati, preferibilmente certificati per 100W, 140W o 240W a seconda dello scenario. Se il cavo è limitato, il caricatore lo segue. L’utente vede meno watt, il notebook carica più lentamente e l’esperienza rischia di sembrare inferiore alle aspettative. Dunque chi non possiede già cavi USB-C di qualità dovrà aggiungere questa spesa.
La compatibilità generale è ampia, grazie ai protocolli supportati e alla natura ormai matura dell’USB-C Power Delivery. Rimangono però le solite eccezioni. Alcuni dispositivi hanno profili proprietari, altri richiedono condizioni specifiche per raggiungere il massimo della ricarica, altri ancora non beneficiano affatto di un caricatore così potente.
Attualmente in offerta a 115,99 euro su Amazon, il Prime A2687 si colloca in una fascia alta ma non irragionevole. Non è poco per un caricatore, soprattutto se lo si confronta con modelli USB-C da 65W o 100W che costano sensibilmente meno. Il punto è che il confronto corretto non è con un caricatore semplice, ma con la somma di più alimentatori e con la comodità di sostituirli con un unico dispositivo. Si paga la potenza, certo, ma anche il formato, il display, la gestione intelligente e la possibilità di viaggiare più leggeri.
Il Prime A2687 non rende la ricarica emozionante, e forse nemmeno vuole provarci. La rende più ordinata, più leggibile e più adatta a un mondo in cui il caricatore unico non è solo un obbligo normativo, ma una piccola comodità quotidiana.
Gennaro Annunziata