Hantavirus, Bassetti: «Cotugno tra gli ospedali in prima linea in caso di emergenza»
SANITA'
13 maggio 2026
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Hantavirus, Bassetti: «Cotugno tra gli ospedali in prima linea in caso di emergenza»

Il direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova indica il centro di Napoli tra le strutture di riferimento insieme a Spallanzani e Sacco
Angela Conte

Lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano e il Cotugno di Napoli sarebbero gli ospedali in prima linea in caso di emergenza legata all’Hantavirus. A indicarlo è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova e presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva.

Oltre ai grandi centri specializzati, Bassetti dice che esiste anche «una rete infettivologica sul territorio pronta ad affrontare qualsiasi emergenza». Il problema risiede però nel fatto che si evidenziano non poche differenze tra i vari sistemi regionali «con 21 sistemi sanitari regionali che vanno ognuno per la propria strada».

Rafforzati i reparti

«Negli ultimi anni abbiamo fatto molto per rafforzare i reparti di malattie infettive», ha spiegato Bassetti all’ANSA. «Ci sono realtà come gli istituti e centri di riferimento come lo Spallanzani, il Sacco e il Cotugno. E poi in ogni regione ci sono ospedali con reparti di malattie infettive che, pur se integrati con altre specialità, sono dotati di strutture ad alto isolamento e aree separate rispetto agli altri pazienti».

Bassetti cita anche altre strutture ospedaliere di chiara fama nell’ambito della gestione delle malattie infettive: «Al San Martino di Genova c’è forse il più grande padiglione di malattie infettive all’interno di un policlinico generalista. Ma sono di altissimo livello anche i reparti del Niguarda, del San Raffaele, il Policlinico di Bari, quello di Palermo e tanti altri».

«Una rete costruita negli anni»

Per il presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva, in Italia esisterebbe «una rete ampia di strutture dedicate, sviluppata anche grazie agli investimenti realizzati tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta con la legge sull’Aids».