Reggia di Caserta: una camelia contro la violenza di genere
Questa mattina alla Reggia di Caserta presentata l’installazione Camellia japonica “Rubra simplex”, un’opera che vuole sensibilizzare sul tema della violenza di genere. Un invito a godere della bellezza che ci circonda, degli spazi in cui si svolge la vita sociale e un appello alla sinergia tra istituzioni e organizzazioni del terzo settore.
La libertà fiorisce dove non c’è violenza
“La libertà fiorisce dove non c’è violenza” è questo il principio ispiratore dell’iniziativa che questa mattina si è svolta alla Reggia di Caserta. L’incontro, organizzato dal Museo del ministero della Cultura in collaborazione con la cooperativa sociale Eva e con la Fondazione Una Nessuna Centomila, ha avuto come tema la violenza di genere.
Ad intervenire Lucia Volpe, prefetta di Caserta; Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta; Lella Palladino, sociologa fondatrice della cooperativa sociale Eva e vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila; Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero della Cultura. Hanno inoltre preso parte all’evento le attrici Cristina Donadio e Giovanna Sannino, da tempo impegnate nell’importante opera di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere.
La scelta della data di oggi non è casuale, segna infatti l’anniversario dell’arrivo di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena a Napoli, avvenuto nel maggio del 1768. L’installazione invece rimanda al dono della prima camelia alla Reggia di Caserta, nel 1784 (a seconda delle fonti che collocano il fatto tra il 1780 e il 1786). Quello che è certo è che la Rubra simplex, questo il nome del fiore, è ancora oggi presente nel Giardino Inglese ed è simbolo del Museo Verde della Reggia di Caserta; destinato successivamente a diffondersi nei giardini italiani come simbolo di bellezza e memoria condivisa.
L’installazione
Proprio su quell’emblema nasce il progetto dell’installazione Camellia japonica “Rubra simplex”. In linea con la campagna del Dipartimento per la Valorizzazione del MiC #panchinerosse, è stata presentata la seduta che riproduce una grande camelia. La scultura, in acciaio, è una panchina rossa in forma di fiore che conta due metri di diametro, dai grandi petali sagomati e lavorati a mano per ottenere una resa realistica, un prodotto artigianale di preziosa lavorazione; al centro i pistilli.
L’opera, ideata, disegnata e progettata dalla Reggia di Caserta e realizzata dal fabbro Giuseppe Mallardo, è ora pronta per accogliere il pubblico museale lungo la Via d’acqua, all’esterno del punto vendita de Le Serre di Graefer e de Il Giardino della Camelia. Quest’ultimo, di prossima apertura, è il bistrot, tisaneria e spazio di edutainment che offrirà inserimento lavorativo a donne in uscita dalla violenza. La camelia diventa l’emblema scelto per mantenere viva l’attenzione su un tema di grande importanza sociale e culturale, quale la violenza di genere; la sua diffusione in Europa e nel mondo lo ha reso portavoce di conoscenza, dialogo e rispetto nella convivenza.
Oltre la sensibilizzazione
Un invito a godere della bellezza che ci circonda, così come dichiarato da Volpe, che ha aggiunto: «Rappresenta anche un monito alla cura come “contraltare della trascuratezza“, per citare le parole pronunciate da Papa Leone nella recente visita a Pompei, come attenzione per gli spazi urbani, per le periferie, per l’ambiente, alla quale tutti noi cittadini dobbiamo tendere. Ringrazio, dunque, il Direttore Tiziana Maffei per l’invito a questa iniziativa.» Un’occasione per ricordare del dovere di preservare i contesti in cui si svolge la vita sociale attraverso piccoli gesti quotidiani «per costruire una società più attenta, consapevole e rispettosa nei confronti degli altri, specialmente delle nuove generazioni»
«La Panchina della Camelia nasce come luogo della pausa e della consapevolezza – ha affermato Maffei – Nel Parco Reale, sedersi significa rallentare, allenare lo sguardo e ritrovare una relazione più profonda con il paesaggio, con la natura e con gli altri. La pausa diventa così un gesto culturale e civile, uno spazio di ascolto e di riflessione.» L’installazione vuole quindi essere più di un simbolo di non violenza e libertà, ma anche un invito a vivere lo spazio pubblico come luogo di cura, attenzione e incontro. «L’ambizione è che possa diffondersi nei giardini e nei parchi d’Italia e d’Europa, generando una rete di luoghi dedicati alla pace, alla sensibilità e alla bellezza condivisa»
Segue la dichiarazione di Palladino: «La prevenzione della violenza maschile contro le donne passa per una presa di coscienza collettiva, in cui tutti e tutte ci sentiamo coinvolti/e: questo è il messaggio trasmesso da questa panchina rossa speciale.» Tuttavia la sensibilizzazione non è sufficiente «Per uscire dalla violenza servono poi interventi di sistema, dall’accoglienza al supporto all’autonomia economica. Il bistrot Il Giardino della Camelia testimonia, con l’inserimento lavorativo di donne che si sono lasciate la violenza alle spalle, che dalla violenza si può uscire grazie anche a sinergie originali tra istituzioni e organizzazioni del terzo settore».
«Questa panchina rossa – ha affermato Russo – si ispira e richiama i valori e gli obiettivi del progetto più ampio denominato ‘#panchinerosse nei musei’, già avviato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale per promuovere, anche nei luoghi della cultura, diritti, consapevolezza e rispetto. In questa prospettiva, le panchine rosse non sono semplici elementi di arredo, ma vere e proprie opere d’arte, segni tangibili e strumenti di sensibilizzazione permanente, capaci di attivare riflessioni e percorsi di cittadinanza attiva».

