Campioni del mondo, in un libro i ricordi dei giorni Mundial
Castellammare. «Il calcio, come qualsiasi sport, è innanzitutto letteratura». Da questa convinzione – lucida, visionaria, sorprendentemente romantica – prende forma Campioni del mondo (EL/Einaudi Ragazzi), il nuovo libro di Paquito Catanzaro, che riporta alla luce un’emozione collettiva prima ancora che sportiva: il celebre Mondiale di calcio targato 2006. Un’ottica suggestiva, un orizzonte culturale che alla Ubik di Castellammare ha trovato piena risonanza nel senso che l’attraversa e la abita. Una libreria è un palcoscenico intimo, il luogo in cui il dialogo si anima di vibrazioni.
La presentazione all’Ubik.
E così i titolari Giovanna Starace e Raffaele Musella hanno aperto le porte del loro spazio letterario per accogliere, con garbo e cortesia, numerosi lettori attratti da un libro che l’autore, con metodo, sensibilità e competenza, ha incentrato su una storia che appartiene a tutti, anche a coloro che in quel 2006 non erano ancora nati. Sono proprio le parole dell’autore a mostrare come anche i più giovani possano calarsi nel fermento di un evento la cui memoria è loro naturalmente preclusa.
Le parole dell’autore.
Paquito Catanzaro, conversando con i presenti — rapiti da un eloquio colto, vivo, emozionale, sostenuto da una mimica capace di creare un contatto visivo potente e un ascolto spontaneo — ha spiegato che l’intento del suo libro è quello di «intrattenere i lettori, creando un ponte tra vecchie e nuove generazioni, per tenere vivo il ricordo di quell’evento sportivo». Una finalità che rivela come l’autore sia proiettato verso il mondo dei giovani senza rinunciare al suo sguardo attento sul passato, soprattutto quello glorioso che ha saputo generare emozioni e che ancora parla al presente. Una prospettiva narrativa — e di pensiero — che si associa alla sua innata vocazione di attribuire respiro letterario ad ogni aspetto della vita. Non è dunque un caso se nei suoi libri la raffinatezza della letteratura entra – con passo naturale – nello sport, e nel calcio in particolare. Da qui, una freschezza narrativa che rende fertile lo scambio tra le due discipline, annulla ciò che potrebbe sembrare una forzata contaminazione. «In tutto quello che scrivo, cerco citazioni altissime e le mescolo con riferimenti pop, non per presunzione, ma perché è il mio modo di guardare e vivere il mondo», ha affermato a questo proposito Paquito Catanzaro, sollecitato dalla conversazione sul testo. Il confronto con il pubblico, seguendo la scia di questa dichiarazione, ha trovato continuità nella figura di Andrea Pirlo, che in Campioni del mondo viene accostato a Schopenhauer per la sua ratio agendi: una presenza in campo in cui ogni gesto era pensato, oltre il “centrocampo di muscoli e sostanza” in cui si muovevano la scena e le azioni. Pirlo, orientato all’obiettivo, diventava un punto di riferimento per gli altri, un vero “libero pensatore” del gioco. Un passaggio fluido e poetico con cui la creatività narrativa associa il calcio all’universo letterario di Paquito Catanzaro, che pensa con eleganza e, con la stessa eleganza, sta al mondo. A partire da questo sguardo, il libro si apre con una formula grafica d’effetto – realizzata dal fumettista e illustratore Denis Medri – che introduce la storia di ogni protagonista del celebre Mondiale 2006 e, insieme, rivela il percorso di un gruppo coeso. È il dietro le quinte emotivo di una comunità di giovani calciatori guidati dall’allora CT Marcello Lippi, capace di condurre una difesa impenetrabile e un attacco efficace fino all’Epifania collettiva del rigore di Grosso. La figurina, che richiama lo stile Panini, è un modo pensato per mostrare ciò che normalmente resta nascosto dietro l’immagine patinata del calciatore perfetto. Un modo per restituire umanità a coloro che, in quel tempo, dovettero misurarsi con le destabilizzanti conseguenze di Calciopoli, motivo di caos e sfavore attorno alla Nazionale, travolta da critiche feroci generate da delusione e sfiducia. L’incontro letterario del 13 maggio, con Campioni del mondo, ha riacceso una luce che, dalle crepe di un calcio compromesso e ferito, ha saputo sprigionare una forza inattesa. Una forza che Paquito Catanzaro ha colto con acume e sensibilità, mostrando come la fragilità possa trasformarsi in energia e la vulnerabilità diventare un rito di passaggio. È questo, in fondo, il cuore del romanzo: un libro che, con l’apparenza di una cronaca calcistica, si rivela un racconto di formazione e d’amore, sullo sfondo di un evento memorabile che continua ad accendere il pubblico di ogni età.

