Castellammare, Perito gettato in mare: scarcerato l’aggressore
CAMORRA
21 maggio 2026
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Castellammare, Perito gettato in mare: scarcerato l’aggressore

Il provvedimento del Tribunale nell’inchiesta sul perito assicurativo aggredito nel porto di Castellammar
Michele De Feo

Perito gettato in mare, scarcerato Enzo Guarino. I giudici hanno concesso all’uomo, considerato vicino ai Vitale, gli arresti domiciliari. Accolta l’istanza dei suoi legali, i penalisti Antonio De Martino e Francesco Romano.

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L’uomo era finito in carcere lo scorso novembre. II provvedimento è stato disposto dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno all’episodio avvenuto nel porto borbonico di Castellammare di Stabia, quando un perito assicurativo incaricato di effettuare una valutazione tecnica su un’imbarcazione coinvolta in un sinistro sarebbe stato aggredito durante le operazioni e gettato in mare.

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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il professionista si era recato sul posto per svolgere un accertamento per conto della compagnia assicurativa, ma la situazione sarebbe rapidamente degenerata. L’uomo, mentre stava fotografando e verificando lo stato del natante, sarebbe stato prima avvicinato e poi spinto in acqua, in un contesto che l’accusa definisce di forti pressioni e intimidazioni.

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Nel procedimento risultano contestati reati di minacce e tentata estorsione aggravati dal metodo mafioso, con riferimento a soggetti ritenuti vicini al gruppo criminale dei Vitale, considerato dagli inquirenti una costola del clan D’Alessandro di Scanzano. Coinvolto nell’inchiesta anche Francesco Gargiulo, per ora ancora in cella.

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Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, coordinate dal procuratore Nicola Gratteri e dal sostituto Giuseppe Cimmarotta, hanno ricostruito una dinamica caratterizzata da violenza e intimidazione. Dopo la caduta in mare, secondo quanto riportato negli atti, il perito sarebbe stato ulteriormente minacciato mentre cercava di risalire a bordo, con l’obiettivo di condizionare l’esito della perizia assicurativa e ottenere un maggior risarcimento sul sinistro.

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Tra le frasi contestate agli indagati figurano espressioni come “Vedi cosa devi fare, fai quello che devi fare” e “Qua a Castellammare non dovete venire più”, rivolte alla vittima nel corso dell’episodio, secondo quanto emerso dall’attività investigativa. In primo grado, il gup del Tribunale di Napoli aveva già emesso una sentenza di condanna. Per Guarino era stata inflitta una pena di due anni e otto mesi, mentre per Gargiulo tre anni di reclusione.