Gigi Lo Sapio si candida a Pompei nel segno del padre: «Abbattiamo i muri»
AMMINISTRATIVE 2026
21 maggio 2026
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Gigi Lo Sapio si candida a Pompei nel segno del padre: «Abbattiamo i muri»

La candidatura al consiglio comunale con Salvatore Alfano. Il testimone di una visione, nel segno degli insegnamenti dell’ultimo sindaco scomparso nel dicembre scorso.
Vincenzo Lamberti

Pompei vive giorni carichi di attesa, scandita dal respiro concitato di una campagna elettorale che porta con sé il peso della storia e la speranza del domani. Palazzo de Fusco si prepara ad accogliere la nuova amministrazione, il nuovo consiglio e, tra le mura dell’ex dimora della contessa Marianna – protagonista della fondazione della nuova città – potrebbe tornare un nome che risuona con un’eco particolare. Figlio di Carmine, il compianto sindaco che ha indiscutibilmente segnato un’epoca, Gigi Lo Sapio si presenta al giudizio degli elettori non solo come un candidato al consiglio comunale (con la lista Programma Democratico a sostegno di Salvatore Alfano), ma come il custode di una visione, di una promessa «che non può e non deve interrompersi».

L’eredità morale. Per lui, la politica non è un concetto astratto, ma un abito indossato giorno dopo giorno per cinque anni, stando un passo dietro a suo padre, nel silenzio di un ruolo di supporto. «Sono stati anni vissuti in simbiosi con lui. – racconta Gigi – Ho visto da vicino cosa significhi amministrare con passione. Non avevo incarichi, eppure ero lì, a sostegno di ogni singola intuizione di mio padre, di ogni sforzo profuso per cambiare il volto della nostra città».

La candidatura. La sua candidatura nasce dalla consapevolezza che il percorso tracciato da Carmine Lo Sapio è un cantiere ancora aperto, un’eredità che continuerà a trasformare Pompei. Sotto la guida di suo padre, la città ha smesso di essere solo una meta di passaggio, proiettandosi in una dimensione internazionale.

Comune, Parco archeologico e Chiesa. «Mio padre aveva la capacità di unire i simboli», spiega il figlio. «Ha saputo creare un dialogo costante, quasi una sinergia vitale, tra il Comune, la forza dei nostri Scavi archeologici e l’anima della nostra Basilica Pontificia; per motivi diversi, entrambi punti di riferimento in tutto il mondo. Quella visione di una Pompei che diventa vetrina di eccellenza è il filo conduttore che voglio portare avanti».

Il PNRR. Non è un programma che guarda solo al centro, né solo ai grandi flussi turistici. Gigi Losapio racconta come la continuità passi attraverso la concretezza. Se da un lato l’obiettivo è portare a compimento le opere finanziate dal PNRR, che stanno già ridisegnando il cuore di Pompei, dall’altro l’attenzione si sposta con vigore verso le periferie.

I quartieri. «La città non finisce al centro», dice, ricordando una frase ricorrente di suo padre. «Il progetto di una piazza in via Fontanelle, la battaglia per la sicurezza, la vivibilità nei quartieri che troppo spesso si sentono dimenticati: sono questi gli impegni che porto nel cuore. Perché l’amore per la propria terra si misura dalla cura che dedichi anche all’angolo più lontano».

Il dolore e la scelta. Il momento della scelta della candidatura è arrivato in un istante preciso, segnato dal dolore e, al tempo stesso, dalla rivelazione. Gigi ricorda i giorni bui della scomparsa del padre, quando la camera ardente allestita nell’aula consiliare di Palazzo de Fusco divenne il cuore pulsante di un dolore collettivo.

L’abbraccio della città. «In quei giorni di lutto, ho toccato con mano l’affetto della città. Non era solo cordoglio, era riconoscimento. Ho letto negli occhi dei cittadini gratitudine per ciò che mio padre aveva fatto, per come li aveva ascoltati, per come li aveva fatti sentire parte di una comunità». Quell’abbraccio della città è diventato per lui un mandato morale.Una sfida che affronta con gli insegnamenti di un sindaco popolare e lungimirante. Insegnamenti che vanno oltre il programma elettorale, che sono pietre miliari di un metodo di vita e di governo.

Il senso delle istituzioni. «Mio padre mi ha lasciato un’eredità che pesa e, al tempo stesso, sostiene», confessa Gigi. «Come uomo, mi ha inculcato l’educazione, l’equilibrio e il rispetto profondo per il prossimo. Come sindaco, mi ha mostrato cosa significhi il senso delle istituzioni: la responsabilità di dover assumere decisioni difficili, talvolta impopolari, ma sempre dettate dal supremo interesse della città».

La città senza muri. Infine, c’è la politica, intesa come arte dell’ascolto. Gigi ha imparato che i problemi non si risolvono con la forza, ma con la calma e con la capacità di tessere trame di dialogo tra enti, associazioni e cittadini. «Mi ha insegnato che un politico deve essere un ponte, non un muro», conclude. «E i muri, come diceva papà, vanno abbattuti».