Ercolano al voto: il campo «larghissimo» in pole, centrodestra spaccato in tre
ELEZIONI
24 maggio 2026
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Ercolano al voto: il campo «larghissimo» in pole, centrodestra spaccato in tre

Alberto Dortucci

Ercolano. Il clima si è acceso soprattutto negli ultimi giorni di campagna elettorale, tra accuse incrociate, polemiche sui candidati «impresentabili» scovati dalla commissione parlamentare antimafia e frecciate al veleno.

Ma ai nastri di partenza della corsa alle urne il pronostico sembra essere rimasto sostanzialmente immutato rispetto al giorno della presentazione delle liste: Antonietta Garzia parte in pole position per raccogliere l’eredità politica di Ciro Buonajuto alla guida della città degli Scavi.

L’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale arriva al voto sostenuta da un campo «larghissimo» composto da otto liste, costruito dopo mesi di trattative e tensioni interne al centrosinistra.

Una sfida, quella per la candidatura, che Antonietta Garzia è riuscita a vincere nel «suo» Pd superando le resistenze di diversi big locali e riuscendo soprattutto a mantenere unito lo schieramento.

Nel suo campo sono poi confluiti (a sorpresa, viste le continue «dichiarazioni di guerra» del passato) sia il M5M – pronto a replicare a Ercolano il modello dell’alleanza regionale – sia Casa Riformista riconducibile allo stesso Ciro Buonajuto.

Durante la campagna elettorale Antonietta Garzia ha insistito soprattutto sui programmi e sulla continuità amministrativa rispetto agli ultimi anni, provando a rafforzare l’immagine di una coalizione ampia e di una leadership femminista.

Ma proprio l’eterogeneità dello schieramento è diventata terreno di scontro politico con gli avversari. In particolare con Piero Sabbarese, il candidato civico sostenuto da tre liste composte in larga parte da giovani e protagonista di una campagna elettorale costruita «dal basso».

L’ex segretario cittadino del Pd e poi di Azione ha più volte attaccato gli «incoerenti» del M5S, accusando i pentastellati di avere rinnegato le battaglie del passato pur di rientrare nella maggioranza cittadina. Polemiche diventate ancora più dure dopo le discussioni legate alla presenza di un candidato «impresentabile» nella lista del Pd.

Sul fronte del centrodestra, invece, la frammentazione ha finito ancora una volta per indebolire lo schieramento. Sono tre i candidati dell’area moderata e conservatrice: il forzista Nicola Abete, l’ex vicesindaco Luigi Fiengo sostenuto da Udc, Noi Moderati e Lega e Luciano Schifone con Fratelli d’Italia.

Proprio il «padre d’arte» è stato tra i candidati più attivi sul piano programmatico, arrivando perfino ad annunciare in anticipo la possibile composizione della sua giunta in caso di vittoria. Un tentativo di dare concretezza e prospettiva a una candidatura nata in uno scenario politico complessivamente sbilanciato verso il centrosinistra. Ora, la parola passa alle urne.

Tra tensioni, accuse e strategie incrociate, Ercolano sceglie il suo nuovo sindaco chiamato a raccogliere la (pesante) eredità di Ciro Buonajuto, sbarcato a novembre in consiglio regionale.

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