Portici, l’incognita del voto disgiunto sulla corsa alle urne
Portici. Dopo settimane di accuse e veleni, la parola passa (finalmente) agli elettori. Oggi e domani i cittadini di Portici saranno chiamati a scegliere il successore di Vincenzo Cuomo – il sindaco del «ventennio» fino alla «promozione» nella giunta regionale guidata dal pentastellato Roberto Fico – al termine di una campagna elettorale dura e fortemente divisiva.
Più che il confronto tra aree politiche opposte, a infiammare la corsa alla guida di palazzo Campitelli è stata la guerra interna al centrosinistra.
La frattura consumata negli ultimi anni tra il gruppo storico legato all’ex sindaco e l’asse formato da M5S e riformisti si è trasformata in uno scontro quotidiano fatto di stoccate, accuse reciproche e continui richiami alla discontinuità amministrativa.
Da una parte Claudio Teodonno – candidato della coalizione sostenuta dal Pd e dai fedelissimi di Vincenzo Cuomo – scelto come uomo della continuità rispetto agli ultimi otto anni di governo cittadino.
Dall’altra Fernando Farroni – ex vicesindaco – pronto a costruire buona parte della propria campagna elettorale sulla necessità di cambiare passo e aprire una nuova fase politica in Comune.
A segnare la campagna è stata anche l’assenza di un confronto diretto tra i due principali contendenti: Claudio Teodonno ha, infatti, evitato sistematicamente i faccia a faccia pubblici con gli sfidanti, alimentando ulteriori polemiche nel corso delle ultime settimane. Una scelta criticata dagli avversari e difesa dal fronte democratico come volontà di privilegiare il contatto diretto con i cittadini rispetto ai «duelli mediatici».
Fernando Farroni, invece, ha insistito sulla possibilità del voto disgiunto, rivolgendosi anche agli elettori moderati e del centrosinistra delusi per tentare di scardinare il blocco storico vicino a Vincenzo Cuomo. Una strategia che potrebbe rappresentare una delle principali incognite dello scrutinio.
Sul fronte del centrodestra, invece, Giovanni Ciaramella e Ione Abbatangelo hanno provato a smarcarsi dal clima di scontro permanente, battendo soprattutto sulla necessità di voltare pagina dopo gli ultimi vent’anni e concentrandosi sui programmi e sulle proposte per la città. Ora, però, finiscono slogan e polemiche. La sfida passa alle urne. E sarà il voto degli elettori a decidere se prevarrà la continuità o la voglia di cambiamento.
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