TALENTOPOLIS
25 Maggio 2026
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Alessio Anastasio, il sassofono come rinascita: «La musica non è solo una passione, è una necessità»

Il musicista tra jazz, studio e concerti: un percorso artistico fatto di emozioni, libertà e continua ricerca.
Rita Inflorato

Ci sono storie che parlano di talento e altre che descrivono una forza interiore. Quella di Alessio Anastasio riesce a raccontare entrambe le cose insieme. La sua non è soltanto la storia di un giovane musicista napoletano, ma il racconto di un ragazzo che ha trovato nella musica una direzione, un rifugio e, forse, anche una forma di salvezza.

Anastasio si è raccontato senza filtri, alternando ricordi personali, riflessioni intime e sogni ancora da inseguire. Un dialogo sincero, capace di restituire il volto più autentico di una generazione che prova ancora a credere nel valore dei sogni, nonostante le difficoltà e le paure.

La musica, nel suo caso, è sempre stata presente. Prima ancora del sassofono, prima ancora dello studio e dei palchi, c’era un’atmosfera familiare costruita attorno alle note. «In casa mia si è sempre respirata aria di musica», racconta. Il padre era compositore e musicista, i fratelli condividono la stessa passione e fin da bambino Alessio cresce circondato da melodie, strumenti e creatività. Eppure, per un periodo della sua vita, sembrava che il suo destino potesse essere altrove.

https://youtu.be/lfJz7kl4sOA?is=CjhKb3GmIwdRGueP

L’amore per la musica

Prima di scegliere definitivamente la musica, infatti, Anastasio si dedicava alla danza. Poi, però, nel 2013 arriva un evento destinato a cambiare tutto: la morte del padre. Un dolore profondo, improvviso, che costringe un ragazzo ancora giovane a fermarsi e chiedersi quale strada percorrere davvero.

«Mi fecero una domanda semplice: ‘Ora cosa vuoi fare?’», ricorda. Ed è proprio in quel momento che arriva la risposta destinata a trasformare la sua vita: «Forse è il momento di provare con la musica».

Da quel giorno comincia una nuova storia. Alessio entra nella banda dei Salesiani Don Bosco di Napoli, muove i primi passi con il sassofono, approfondisce lo studio musicale e successivamente si iscrive al liceo musicale. Quello che inizialmente poteva sembrare un tentativo diventa presto qualcosa di molto più profondo.

Comprende una verità che ancora oggi guida il suo percorso.«La musica non è solo una passione o un lavoro. È una necessità».

Parole semplici, ma che racchiudono il senso di un rapporto quasi viscerale con il suo strumento. Perché per Anastasio il sassofono è il modo attraverso cui riesce a trasformare emozioni, inquietudini e libertà in qualcosa di condivisibile.

Negli anni, quella necessità lo ha portato sempre più lontano. Dai primi studi alle esibizioni importanti, fino ai palchi che ogni musicista sogna di calcare. Tra questi il Teatro San Carlo di Napoli, simbolo della tradizione musicale italiana, ma anche Piazza del Plebiscito e il Napoli Jazz Festival.

Eppure, Alessio continua a vivere il palco con la stessa emozione di sempre. «Sento sia libertà che responsabilità», confessa. Una frase che descrive perfettamente il suo modo di intendere la musica. Libertà, perché sul palco riesce finalmente a sentirsi sé stesso. Responsabilità, perché ogni esibizione comporta il dovere più difficile di tutti: trasmettere emozioni vere.

«Quando a fine concerto qualcuno viene a farmi un apprezzamento, lì mi rendo conto di aver vinto», spiega. Non parla di successo, notorietà o numeri. Parla di connessione umana. Di quel momento in cui la musica riesce ad arrivare davvero a chi la ascolta.

E la paura? Quella, racconta sorridendo, non sparisce mai del tutto. «Mi capita sempre, anche durante un’intervista o quando devo conoscere qualcuno di nuovo». Poi, però, succede qualcosa. Appena inizia a suonare, tutto si spegne. Restano soltanto lui e il suo strumento.

Parallelamente alla carriera artistica, Anastasio ha portato avanti anche un percorso accademico importante, concludendo gli studi presso il Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, dove ha conseguito il diploma di secondo livello. Un’esperienza che lo ha avvicinato alla musica classica e a tutto il rigore tecnico che essa richiede.

Ma il suo cuore, ammette, batte soprattutto per il jazz e per una dimensione musicale più libera e istintiva. La musica classica gli ha insegnato disciplina, precisione e serietà. Il jazz, invece, gli permette di respirare. Di improvvisare. Di sentirsi libero davvero. Due mondi apparentemente lontani che, nel suo percorso, finiscono però per completarsi a vicenda.

Durante l’intervista emerge anche un tema molto delicato: quello delle possibilità che i giovani hanno nei quartieri difficili e del rischio di smarrirsi. Anastasio affronta l’argomento con grande lucidità, senza retorica e giudizi. Racconta di aver visto tanti ragazzi prendere strade differenti, alcuni senza riuscire mai davvero a inseguire un sogno.

«C’è chi dopo anni è ancora lì, nello stesso posto», osserva. E proprio guardando quelle realtà si rende conto di quanto sia stato importante trovare qualcosa in cui credere. La musica, in questo senso, gli ha dato un obiettivo, una direzione e forse anche una protezione.

Non a caso, parlando ai più giovani, il suo messaggio è chiaro: non bisogna mai arrendersi. «La fortuna di fare il musicista è conoscere persone nuove, girare, aprire porte che magari non immaginavi nemmeno esistessero». Un invito a non lasciarsi schiacciare dalla sensazione di essere sottovalutati o fuori posto.

L’inedito

Intanto il percorso artistico continua. Dopo aver pubblicato il suo primo inedito, Today, Anastasio guarda già avanti. Il brano nasce da un’esigenza personale e psicologica ancora prima che musicale. È un invito a vivere il presente, imparare a godersi il momento senza restare imprigionati nel passato o nell’ansia del domani.

«Today è un grido», racconta. «Vuol dire goditi oggi, perché domani non sai cosa succede». Un messaggio semplice ma potente, nato probabilmente dalle esperienze che hanno segnato il suo cammino umano prima ancora di quello artistico.

E i progetti non mancano. Nuovi inediti sono già in lavorazione. Poi c’è la sua grande passione per la rivisitazione di brani celebri in chiave sassofonistica.Una sfida non semplice, perché il sassofono non possiede parole. Eppure, ascoltando Alessio Anastasio, si ha spesso la sensazione che quel suono riesca davvero a parlare.

Quando gli viene chiesto di descrivere il proprio suono con tre parole, Alessio ci pensa qualche secondo… «Profondo, pieno e libero», asserisce fiero. Tre parole che forse raccontano anche molto più della sua musica. Raccontano un ragazzo che ha trasformato il dolore in ricerca, la fragilità in espressione artistica e il talento in uno spazio autentico dove poter finalmente essere sé stesso.