«Napoli è una madre che ti chiede di tornare»: Serena Autieri racconta l’anima della sua città
L'INTERVISTA
25 maggio 2026
L'INTERVISTA

«Napoli è una madre che ti chiede di tornare»: Serena Autieri racconta l’anima della sua città

All’Habita di Pompei, in occasione della rassegna “Incontri di Valore”, l’attrice e cantante presenta il libro Baciarsi a Napoli e, nell’intervista esclusiva a Metropolis Quotidiano, riflette sul valore delle radici, delle emozioni e del contatto umano nell’epoca dell’iperconnessione
Alessandra Boccia

Napoli come una madre severa e amorevole. È questo il ritratto che Serena Autieri consegna nell’intervista esclusiva rilasciata a Metropolis prima dell’incontro all’Habita79 di Pompei, nell’ambito della rassegna “Incontri di Valore”, dove ha presentato il suo ultimo libro Baciarsi a Napoli.

Una città che “cade e si rialza”, che vive di contraddizioni, di umanità e di emozioni autentiche. Ma soprattutto una città da attraversare lentamente, guardandosi negli occhi, lontano dalla velocità dei social e dalla distrazione continua della modernità.

Una città da vivere oltre gli stereotipi

Più che una semplice guida sentimentale, il volume diventa una lunga passeggiata dentro l’anima della città. Un viaggio fatto di vicoli, racconti, musica, ricordi familiari e incontri, attraverso una Napoli che si allontana dagli stereotipi più consumati per restituire invece il volto umano e profondo di una città che continua a emozionare chiunque la attraversi davvero. «Napoli è una città che va amata, vissuta, rispettata e valorizzata soprattutto da noi figli di Napoli», racconta Autieri.

Parole che diventano quasi una dichiarazione d’appartenenza, il racconto di un legame che supera il semplice luogo di nascita e si trasforma in qualcosa di viscerale. L’attrice parla della città come di un organismo vivo, stratificato, attraversato nei secoli da artisti, intellettuali e culture diverse, capace ancora oggi di custodire tutta la forza dei suoi 2500 anni di storia.

Nel suo racconto Napoli diventa una presenza femminile, «una giovane mamma», come la definisce lei stessa. Una città vibrante, continuamente in movimento, abituata a cadere e rialzarsi senza perdere la propria identità. Ed è proprio questa capacità di rinascere continuamente che, secondo Autieri, rappresenta il fascino più autentico del capoluogo partenopeo.

Il libro come lettera d’amore

Baciarsi a Napoli nasce quasi come una lettera d’amore, un modo per accompagnare il lettore in una città fatta non solo di luoghi, ma soprattutto di persone e di emozioni. «Voglio portare chi legge a fare una passeggiata in una Napoli piena di umanità, di racconti e di vita vissuta», spiega.

Non una biografia personale, dunque, ma un intreccio di memorie, aneddoti e suggestioni che si mescolano ai ricordi della sua famiglia e della sua infanzia trascorsa tra i Quartieri Spagnoli, dove vivevano i nonni. È proprio il tema delle radici ad attraversare gran parte della conversazione. Autieri parla della necessità di custodire il passato per comprendere davvero sé stessi.

«Non si può pensare di essere liberi senza sapere da dove si viene», afferma, sottolineando quanto il legame con la famiglia e con i luoghi dell’infanzia continui ancora oggi a rappresentare una parte fondamentale della propria identità.

Il valore dell’incontro nell’epoca dei social

Nelle sue parole Napoli diventa anche una città che educa al sentimento e alla presenza. Una città che obbliga a rallentare e a vivere il contatto umano in un’epoca dominata dall’iperconnessione. «I giovani oggi sono troppo distratti dai telefoni», osserva, quasi lanciando un invito a dimenticare per qualche ora gli schermi, uscire per strada, guardarsi negli occhi, lasciarsi sorprendere dagli incontri e dalle emozioni che la città sa ancora regalare.

Un concetto che Serena Autieri collega anche al valore del teatro e degli eventi dal vivo, che considera oggi più necessari che mai. Secondo l’attrice, il senso più autentico dell’arte resta proprio quello di creare incontro, vicinanza e scambio emotivo.

«Il teatro continua a esistere perché preserva la bellezza dell’emozione condivisa», racconta, spiegando quanto per lei sia importante rompere la distanza con il pubblico, attraversarlo, sentirlo vicino durante gli spettacoli. È proprio nell’incontro diretto, nello sguardo e nella presenza reciproca, che l’arte continua a trovare il suo significato più profondo.

Napoli è una madre

Nel corso dell’intervista emerge continuamente il rapporto quasi simbiotico tra l’artista e la sua città. «Non so se io somigli a Napoli o Napoli somigli a me», dice sorridendo. «È una compenetrazione totale».

Un legame che definisce ancora una volta attraverso l’immagine della maternità: Napoli come una madre capace di dare moltissimo, ma che allo stesso tempo chiede presenza, memoria e ritorno. Una città che pretende di essere vissuta davvero, attraversata, ascoltata, ricordata.

E forse è proprio questa l’immagine più forte che resta al termine dell’intervista: una città che non si limita a essere raccontata, ma che continua a vivere dentro chi la porta con sé.

Vibrante, appassionante, unica. Proprio come le tre parole scelte da Serena Autieri per definirla alla fine dell’intervista.