Pompei al ballottaggio, la coalizione di Alfano supera il 50%. All’orizzonte rischio ingovernabilità
AMMINISTRATIVE
26 maggio 2026
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Pompei al ballottaggio, la coalizione di Alfano supera il 50%. All’orizzonte rischio ingovernabilità

Le liste premiano il centrosinistra oltre il 50%, ma il candidato sindaco resta indietro di oltre 700 voti. Tortora cresce oltre la sua coalizione e chiude primo con il 44,79%
Anna Santaniello

Non è stato soltanto uno scrutinio lungo e combattuto. A Pompei il vero protagonista delle amministrative è stato il voto disgiunto, capace di cambiare gli equilibri politici e trasformare la corsa a sindaco in una partita completamente diversa rispetto ai rapporti di forza tra le coalizioni. Alla fine dello spoglio Giuseppe Tortora chiude davanti con il 44,79%, seguito da Salvatore Alfano al 43,67%, mentre Claudio D’Alessio si ferma all’11,54%. Numeri strettissimi che consegnano alla città un ballottaggio apertissimo, ma soprattutto raccontano una realtà politica molto più complessa di quella fotografata dalle sole percentuali dei candidati.

Il dato più significativo emerge infatti dall’analisi delle liste. Le coalizioni che sostengono Alfano hanno superato il muro del 50%, attestandosi al 50,15%, ma il candidato sindaco ha raccolto oltre 700 voti in meno rispetto alle sue liste. Un’enorme dispersione di consenso che certifica un utilizzo massiccio del voto disgiunto: molti elettori hanno scelto i candidati consiglieri dell’area progressista senza però confermare la fiducia al candidato sindaco.All’opposto, Giuseppe Tortora ha fatto registrare il fenomeno inverso.

Le sue liste si sono fermate al 40,12%, ma il candidato è riuscito ad andare ben oltre la forza della coalizione, intercettando consenso personale e voti trasversali che gli hanno consentito di chiudere al primo posto. Un risultato che rafforza il peso politico della sua candidatura e che rende ancora più imprevedibile il secondo turno.Anche Claudio D’Alessio riesce a ottenere una performance personale superiore rispetto alle liste che lo sostenevano.

L’ex sindaco ha infatti raccolto l’11,54%, mentre le sue liste si sono fermate al 9,73%, segnale di un consenso personale ancora radicato in una parte dell’elettorato pompeiano.Il voto disgiunto, dunque, diventa la chiave di lettura dell’intera consultazione. Più dei partiti, più delle coalizioni, a incidere è stata la forza dei candidati e la capacità di attrarre consenso fuori dai rispettivi schieramenti. Una dinamica che ora pesa enormemente anche in vista del ballottaggio, dove i voti di D’Alessio e soprattutto gli orientamenti dell’elettorato che ha scelto in maniera “ibrida” potrebbero risultare decisivi.Nel frattempo arrivano anche i primi numeri sulle preferenze, che delineano già nuovi equilibri all’interno del futuro consiglio comunale.

Il recordman assoluto è Giuseppe La Marca, candidato della lista Patto per Pompei, che totalizza 843 preferenze personali, risultando il più votato dell’intera competizione elettorale. Un risultato pesante sia sul piano politico sia su quello simbolico.Grande attenzione anche per Gigi Lo Sapio, figlio del compianto sindaco Carmine Lo Sapio, che con Programma Democratico raccoglie 651 preferenze. Un dato che conferma il forte legame politico ed emotivo ancora esistente tra una parte consistente della città e la figura dell’ex primo cittadino scomparso nel dicembre 2025.

Nel campo di Tortora, invece, il candidato consigliere più votato è Marino Veglia della lista Insieme per Pompei, capace di ottenere 657 preferenze e di trascinare una parte significativa del consenso civico della coalizione.

Pompei esce così dal primo turno con un quadro politico frammentato ma chiarissimo in un punto: il voto non ha seguito fedelmente gli schieramenti. Gli elettori hanno premiato persone, storie e candidati più che simboli e appartenenze. Ed è proprio questo elemento a rendere il ballottaggio ancora più incerto. Perché se i numeri delle coalizioni sembrerebbero favorire Alfano, il consenso personale conquistato da Tortora racconta invece una città pronta a muoversi oltre i tradizionali confini politici.