Imprese e ambiente, il paradosso Campania: boom di polizze ma resta l’ultima in Italia
INDUSTRIA E TERRITORIO
27 maggio 2026
INDUSTRIA E TERRITORIO

Imprese e ambiente, il paradosso Campania: boom di polizze ma resta l’ultima in Italia

Nonostante una crescita record del 173%, solo lo 0,42% delle aziende campane è assicurato contro i danni ambientali.
Carmen Caldarelli

A quasi cinquant’anni dal disastro di Seveso, l’Italia industriale sembra non aver ancora imparato la lezione della prevenzione ambientale. Secondo l’Osservatorio Pool Ambiente su dati ANIA, meno di un’impresa italiana su cento (lo 0,89%) dispone di una polizza per la responsabilità ambientale. In questo scenario di fragilità nazionale, la Campania conquista la “maglia nera“, posizionandosi all’ultimo posto della classifica regionale.​

 

IL CASO CAMPANIA

​Il dato campano è emblematico di una cultura del rischio ancora in fase embrionale. La regione ha registrato un’accelerazione ottima nel triennio 2021-2023 con un 173%, ma la copertura resta ferma allo 0,42%. Una percentuale che stride con il dinamismo di altre aree del Paese.

In Veneto (2,11%) e Friuli Venezia Giulia (1,11%) guidano la classifica delle regioni virtuose. Seguono Basilicata (1,09%), Lombardia (1,07%) e Umbria (1,01%), le uniche a superare la soglia psicologica dell’1%.​

 

BENE I RIFIUTI MALE IL TURISMO​

A livello nazionale, il 2023 ha segnato il balzo più rapido di sempre con 8.696 polizze attive (+32,6%). La diffusione è però estremamente settoriale. Il settore dei rifiuti (22,62%) è il più coperto, grazie anche agli obblighi normativi. Quello chimico (14,08%) e quello petrolifero (6,55%) sono i settori tradizionalmente consapevoli del rischio. Siderurgia e metalmeccanica (0,94%) restano invece ferme sotto la media nazionale, turismo e commercio (0,16%) sono praticamente privi di tutela. ​​

Nota positiva per l’edilizia e le manutenzioni (attività presso terzi), che nel 2023 hanno quasi raddoppiato i contratti (+81%) spinti dalle richieste di garanzia negli appalti.​

 

20.000 FALLIMENTI​

Non assicurarsi non è solo un rischio ecologico, ma un pericolo letale per l’azienda stessa. I costi di bonifica e ripristino oscillano mediamente tra 200.000 e 4.000.000 di euro. Queste cifre lievitano drasticamente in caso di inquinamento delle falde acquifere.​ Si stima che tra il 2006 e il 2023 circa 20.000 imprese siano fallite proprio a causa dell’impossibilità di sostenere i costi di risanamento ambientale.

 

IL PESO SULLA COLLETTIVITÀ​

Quando l’azienda fallisce o il responsabile non è individuabile, il danno diventa pubblico. Il Rapporto ISPRA 424/2025 censisce 484 “siti orfani” in Italia, che hanno già richiesto l’impiego di 500 milioni di euro di fondi pubblici (anche PNRR). Il valore potenziale del mercato delle bonifiche in Italia è stimato tra i 43 e i 92 miliardi di euro. Questa una passività che in assenza di assicurazioni rischia di gravare interamente sulle tasche dei cittadini.​

 

APPELLO DEGLI ESPERTI​

«In Italia manca ancora una cultura assicurativa ambientale matura». Sottolinea Tommaso Ceccon, presidente di Pool Ambiente, auspicando che il modello normativo del Veneto venga replicato altrove.

 

Tommaso Ceccon

 

Anche ANIA e AIBA (Associazione Italiana Brokers) insistono sulla necessità di integrare i criteri ESG nella gestione aziendale. Ricordando che la prevenzione e la gestione dei rischi ambientali sono ormai pilastri centrali per la stabilità economica del sistema produttivo italiano.