Sud, raccolta differenziata al 60% ma pesa il deficit di impianti: “Troppi rifiuti ancora esportati”
Il Sud Italia conferma i miglioramenti degli ultimi anni nella gestione dei rifiuti urbani. Nel 2024 la raccolta differenziata nel Mezzogiorno ha raggiunto il 60%, con un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente.
È quanto emerge dal “Green Book 2026”, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani promosso da Utilitalia e curato da Fondazione Utilitatis, presentato a Napoli nell’ambito del Green Med Expo & Symposium.
Il nodo delle discariche
Nonostante i progressi, il Mezzogiorno continua però a fare i conti con una forte carenza impiantistica. Secondo il rapporto, il 37% dei rifiuti urbani del Sud viene ancora smaltito in discarica, contro una media nazionale del 15%. Si tratta di oltre 1,6 milioni di tonnellate.
Anche sul fronte del recupero energetico permane un forte squilibrio territoriale: il Nord tratta quasi il 75% dei rifiuti urbani inceneriti in Italia, mentre il Sud si ferma al 17%. Nel Mezzogiorno sono operativi soltanto sei impianti di termovalorizzazione e il termovalorizzatore di Acerra gestisce da solo quasi il 73% dei rifiuti inceneriti dell’intera macroarea.
Rifiuti trasferiti al Centro-Nord
La carenza di impianti costringe ancora il Sud a trasferire grandi quantità di rifiuti verso il Centro-Nord, soprattutto per il trattamento dell’organico e dell’indifferenziato residuo. Una situazione che comporta maggiori costi economici e ambientali legati al trasporto. I costi medi di gestione nel Mezzogiorno raggiungono infatti i 378 euro contro i 288 euro del Nord.
Secondo il rapporto, entro il 2035 serviranno nel Sud peninsulare e in Sicilia circa: 1,7 milioni di tonnellate di capacità aggiuntiva per il trattamento dell’organico e 1,1 milioni di tonnellate per il trattamento dell’indifferenziato residuo.
Il tema dei termovalorizzatori
Nel dibattito entra anche il possibile inserimento degli impianti Waste to Energy nel sistema europeo ETS previsto dalla Direttiva UE 959/2023.
Per il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, «l’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema ETS rischierebbe di generare ulteriori aggravi tariffari per Comuni, cittadini e imprese, senza produrre benefici ambientali significativi». Dal Fabbro sottolinea inoltre che questi impianti «trattano rifiuti non riciclabili e svolgono una funzione essenziale per la chiusura del ciclo».
Investimenti e PNRR
Nel settore rifiuti del Sud operano 288 aziende, pari al 41% del totale nazionale, con oltre 38mila addetti diretti e un fatturato superiore ai 3 miliardi di euro.
Gli investimenti risultano in crescita anche grazie alle risorse del PNRR, ma il livello medio resta inferiore rispetto al Nord: 2,8 milioni di euro contro 4,5 milioni.
Per Mario Rosario Mazzola «il Mezzogiorno sta attraversando una fase di accelerazione degli investimenti», ma resta necessario «rafforzare la capacità industriale delle gestioni e superare assetti ancora troppo frammentati».
Secondo il rapporto, una maggiore integrazione e industrializzazione del settore sarà fondamentale per ridurre il divario infrastrutturale e migliorare la sostenibilità complessiva del sistema rifiuti nel Sud Italia.

