Sorrento, scontro sugli apparentamenti. Pinto all’attacco: «Tutti contro di noi»
Il ballottaggio entra nella sua fase più delicata e la sensazione è che la partita a Sorrento sia appena cominciata davvero. Se il primo turno aveva consegnato a Corrado Fattorusso il ruolo di favorito naturale, il secondo tempo della campagna elettorale si sta trasformando in una corsa fatta di trattative, apparentamenti, contatti e nuovi equilibri.
Un voto decisivo per il futuro. Sullo sfondo c’è una città che, dopo il terremoto giudiziario e il commissariamento del Comune, vive il voto come uno spartiacque decisivo. Fattorusso riparte dal 49,10% ottenuto al primo turno. Risultato che lo ha portato a un passo dall’elezione immediata. Ancora poche decine di voti e la sfida si sarebbe chiusa già domenica scorsa.
Il ballottaggio. Ma il vantaggio accumulato non basta a trasformare il ballottaggio in una formalità. È proprio su questo margine che prova a inserirsi Ferdinando Pinto. Fermo al 43,50% e deciso a giocarsi fino in fondo le proprie possibilità di rimonta. Decisivo, in questo quadro, il peso politico di Raffaele Attardi. Escluso dal secondo turno ma forte del 7,40% raccolto al primo turno.
Le parole di Attardi. Nei giorni scorsi Attardi aveva affidato ai social la sua posizione sugli apparentamenti. «Io non ho passione per strategie tattiche e analisi comportamentali. Mi piace essere visionario. Ma dopo la visione vengono obiettivi concreti da realizzare». E soprattutto aveva chiarito: «Se ci sono visioni e obiettivi diversi o si trova un accordo prima oppure il discorso per l’apparentamento non inizia neanche».
La stoccata di Pinto. Ad alimentare il dibattito ci ha pensato ieri Pinto, che racconta la sua versione e parla apertamente di «un’operazione politica che merita chiarezza», contestando il metodo con cui sarebbero maturate alcune scelte (tra cui anche un’ipotesi di apparentamento tra Attardi e Fattorusso). «Da giorni si parlava di partecipazione, trasparenza e condivisione dei programmi. Nei fatti abbiamo assistito a una scelta maturata senza alcun confronto reale». Il candidato sindaco rivela anche di aver proposto ad Attardi «una totale discontinuità con il passato. Una giunta composta da professionalità nuove, autorevoli e competenti».
«Armata Brancaleone». Da qui la presa di posizione. «Si è deciso di costruire un fronte eterogeneo composto da forze molto distanti tra loro. Che trovano una sintesi soltanto su un punto. Essere tutti contro la nostra coalizione». Pinto respinge quella che definisce «un’armata Brancaleone. Costruita per sommare interessi e convenienze dell’ultima ora» e rilancia: «La scelta che i cittadini hanno davanti è semplice: continuare con vecchie logiche oppure rimettere finalmente Sorrento in buone mani».
Gli indecisi. Ma il vero terreno decisivo potrebbe essere anche un altro. Quello dell’astensionismo. Al primo turno quasi un elettore su due non si è recato alle urne. E l’affluenza si è fermata al 58,40%. Migliaia di cittadini restano il vero bacino da conquistare per chi vuole indossare la fascia tricolore. E la partita potrebbe giocarsi proprio sugli indecisi. Il cui consenso potrebbe rivelarsi determinante per definire gli equilibri della tornata elettorale che il 7 e l’8 giugno definirà il nuovo sindaco.

