Gragnano | Il pentito accusa il narcos Di Martino: «Fornì le armi per gli agguati»
CAMORRA
30 maggio 2026
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Gragnano | Il pentito accusa il narcos Di Martino: «Fornì le armi per gli agguati»

Le rivelazioni in aula di Salvatore Belviso, ex killer del clan D’Alessandro. Nel mirino il pregiudicato Fabio Di Martino, esponente della cosca di Iuvani
Michele De Feo

«Fabio Di Martino e Paolo Carolei ci fornirono le armi per compiere le missioni di morte contro i neimici del clan D’Alessandro». Sono le nuove accuse del collaboratore di giustizia Salvatore Belviso.  L’ex killer della cosca di Scanzano nei  giorni scorsi ha testimoniato in aula al processo che vede alla sbarra i boss Sergio Mosca e Vincenzo D’Alessandro, accusato di aver ordinato 4 omicidi tra il 2008 e il 2009.

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Tra questi il duplice omicidio di Gennaro D’Antuono e dell’innocente Federico Donnarumma, finito per errore sotto i colpi dei sicari scatenati dalla cupola di Scanzano. Ed è proprio sul delitto commesso a via Castellammare che il killer pentito Salvatore Belviso nomina il narcos Fabio Di Martino.

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Secondo il racconto del collaboratore di giustizia l’esponente di spicco della cosca di Iuvani avrebbe dato un supporto ai sicari della cosca di Scanzano. Infatti D’Antuono, per la Dda, era un nemico in comune sia dei D’Alessandro che dei Di Martino che all’epoca siglarono un patto di ferro proprio attraverso il narcos dei Lattari e il ras Paolo Carolei (già condannato all’ergastolo per il duplice omicidio).

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Belviso in aula ha precisato che «Fabio Di Martino forniva le armi al clan D’Alessandro per compiere gli omicidi». Una dichiarazione che a dire il vero il pentito, all’epoca reggente del gruppo di fuoco dei D’Alessandro, aveva già rilasciato ai magistrati durante le indagini e sulle quali però non sono mai stati trovati riscontri.

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Accuse che però Belviso ha ribadito in aula durante il processo e a cui non è imputato Fabio Di Martino. Il pregiudicato gragnanese, classe 1987, è attualmente a piede libero. Per l’Antimafia oggi sarebbe uno degli esponenti di spicco del clan Afeltra- Di Martino, la cosca egemone nell’area dei Lattari fondata negli anni ‘90 da Leonardo ‘o lione (padre di Fabio). L’anno scorso è stato destinatario di un avviso di garanzia che lo vede indagato di associazione camorristica, traffico di droga e detenzione di armi da guerra.

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Tra marzo e luglio del 2022, i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia misero a a segno una serie di sequestri di armi e droga nei pressi dell’abitazione Di Martino. Le operazioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, portarono al ritrovamento di un vero e proprio arsenale e di ingenti quantitativi di stupefacenti nascosti in aree rurali tra Gragnano e Agerola, a poche centinaia di metri dalla casa del 38enne.

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Nel primo intervento, eseguito nel marzo del 2022, i militari rinvennero un fucile mitragliatore con silenziatore, tre pistole calibro 9 — una delle quali con matricola abrasa e un’altra risultata rubata nel 2017 da un comando di polizia municipale del Torinese — oltre a decine di munizioni.

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Nello stesso blitz furono sequestrati anche circa 18 chili di marijuana essiccata e pronta per essere immessa sul mercato. I sequestri proseguirono anche nei mesi successivi. A luglio dello stesso anno, i carabinieri individuarono un nuovo deposito clandestino nei pressi di una stalla dotata di impianto di videosorveglianza. All’interno dell’area furono trovati bilancini, fertilizzanti e altri due bidoni contenenti circa 20 chili di marijuana e 35 chili di cocaina. Secondo la Dda la droga e le armi  sarebbero stati nella disponibilità di Di Martino.