“La corsa è meritocratica”: a 50 anni Cristian Iovino conquista la Grande Muraglia
Un compleanno speciale tra sfida e determinazione
«La corsa è meritocratica: ti restituisce esattamente quello che le dai». È questa la filosofia che accompagna Cristian Iovino ogni volta che allaccia le scarpe e si prepara a una nuova sfida. Una regola semplice, ma capace di spiegare anni di allenamenti, sacrifici e traguardi conquistati. Ed è proprio con questo spirito che il runner originario di Torre del Greco ha deciso di celebrare un traguardo importante della sua vita: i 50 anni.Per spegnere le sue cinquanta candeline, Iovino ha scelto una delle competizioni più affascinanti e impegnative al mondo: la Maratona della Grande Muraglia, 42 chilometri con oltre cinquemila scalini, salite mozzafiato e più di mille metri di dislivello.
«Per i miei cinquant’anni avevo deciso di affrontare cinque gare difficili», racconta. «Dopo la Maratona di Rimini, la Grande Muraglia era la tappa successiva. È una gara molto particolare e affascinante perché ti permette di correre su una delle sette meraviglie del mondo, ma con enormi difficoltà legate alle pendenze, agli scalini e ai continui cambi di ritmo».
Cristian Iovino
La preparazione e l’emozione della Cina
Dietro una sfida del genere non c’è soltanto passione. C’è una preparazione costruita con pazienza e metodo.«Quando prepari una maratona devi allenare soprattutto la resistenza. Nel caso della Grande Muraglia servono anche allenamenti specifici in salita. A Roma utilizzavo spesso i Colli Romani per simulare le pendenze, mentre quando tornavo a casa correvo sul Monte Vesuvio proprio per abituarmi a dislivelli importanti».Ma il viaggio in Cina è andato ben oltre l’aspetto sportivo. Correre sulla Grande Muraglia Cinese ha significato immergersi in una cultura millenaria e vivere un’esperienza che lui stesso definisce quasi spirituale.«Quando corri all’estero è sempre diverso, ma la Cina ha qualcosa di speciale. È una terra millenaria, ricca di storia, cultura e spiritualità. Mentre correvo vedevo in lontananza le pagode dei templi e avevo la sensazione di attraversare un luogo senza tempo. Non stai semplicemente correndo: stai vivendo un pezzo di storia».
Dai ricordi della Muraglia ai nuovi obiettivi
Tra i tanti ricordi impressi nella memoria, ce n’è uno che custodisce più degli altri.«Non dimenticherò mai gli ultimi due chilometri sulla Muraglia, tra il 34° e il 36° chilometro, che avevano una pendenza vicina ai 45 gradi. Per percorrere un chilometro ho impiegato quasi venti minuti. Mi aiutavo con i sostegni laterali per non perdere l’equilibrio. Quando sono arrivato sull’ultima torre mi sono fermato, ho chiuso gli occhi e mi sono detto: “Ce l’ho fatta un’altra volta”. In quel momento ho capito che avrei concluso la gara».«Unica, allegria e magia». Così Cristian Iovino descrive la Maratona della Grande Muraglia: unica per il luogo straordinario, allegra per il calore del pubblico e magica per le emozioni vissute lungo il percorso.
La corsa, però, per Iovino è molto più di uno sport. «Mi ha insegnato la costanza e la resilienza. Gare di questo tipo non si improvvisano. Servono sacrificio, allenamento e continuità. Quando lavori bene sai che il traguardo arriverà. È una lezione che vale nello sport ma anche nella vita e nel lavoro».Cristian mette già in calendario il prossimo obiettivo: «A settembre correrò la Vesuvio Ultra Marathon: 65 chilometri e 4.400 metri di dislivello. È probabilmente la gara più difficile che affronterò quest’anno, ma anche una delle più belle».Dalla Grande Muraglia al Vesuvio, il filo conduttore resta sempre lo stesso: la voglia di mettersi alla prova, superare i propri limiti e continuare a inseguire nuovi traguardi.

