Torre Annunziata, tre amministrazioni e tre commissioni negli ultimi 12 anni
Tre scioglimenti per infiltrazioni mafiose in trentatré anni, due consecutivi: Torre Annunziata torna sotto commissariamento e riapre la ferita più profonda della sua storia istituzionale. Il nuovo provvedimento del Consiglio dei ministri arriva dopo mesi di tensioni, dimissioni, accuse, verifiche ministeriali e parole durissime della Procura, consegnando alla città un dato che pesa più di qualsiasi analisi politica: dal 2014 tre commissioni d’accesso hanno accompagnato tre sindaci.
Nel primo caso, quello dell’amministrazione guidata da Giosuè Starita, con una serie di prescrizioni rimaste in larga parte disattese. Negli altri due, con Vincenzo Ascione prima e Corrado Cuccurullo poi, con l’onta dei condizionamenti ritenuti tali da portare allo scioglimento dell’Ente. Una sequenza che racconta la fragilità del rapporto tra politica, macchina amministrativa e territorio.
All’indomani della decisione del Governo, è proprio l’ex sindaco Cuccurullo a intervenire, scegliendo una linea istituzionale ma segnata dall’amarezza. «All’esito della decisione del Consiglio dei Ministri di disporre lo scioglimento del Consiglio Comunale, nel pieno rispetto delle Istituzioni e dello Stato di diritto, resto in attesa di conoscere le motivazioni del provvedimento», afferma.
Poi rivendica il comportamento tenuto durante il mandato: «In questi anni il Comune ha sempre assicurato piena collaborazione alle Forze dell’Ordine, all’Autorità Giudiziaria e a tutte le Istituzioni preposte alla tutela della legalità, operando nel rispetto dei rispettivi ruoli».
La ferita, però, resta aperta. Cuccurullo parla di una decisione che lascia «profonda amarezza, personale e collettiva» e prova a separare il destino amministrativo dall’identità della città: «Torre Annunziata è una comunità composta in larga parte da persone perbene, famiglie, lavoratori, giovani, associazioni e imprese che ogni giorno contribuiscono, con impegno e dignità, alla vita della città».
Da qui l’invito a respingere «ogni impropria sovrapposizione tra la presenza della criminalità organizzata e l’identità autentica della nostra comunità». Ma l’ex sindaco riconosce anche la gravità del quadro: «Il secondo scioglimento consecutivo del Consiglio Comunale e la terza commissione di accesso in successione rappresentano un dato grave, che impone una riflessione seria da parte di tutti».
Per Cuccurullo significa che «qualcosa, nel rapporto tra istituzioni, territorio e processi amministrativi, non ha funzionato come avrebbe dovuto». Il passaggio finale guarda alla necessità di stabilità: Torre Annunziata, dice, «merita stabilità istituzionale, continuità amministrativa e la possibilità di portare avanti i percorsi di sviluppo attesi da anni», insieme all’«attenzione e la collaborazione di tutte le Istituzioni» per restituire «fiducia, prospettiva e dignità alla città».
Torre Annunziata, le parole di Ruotolo e Libera
Sul piano politico, però, il caso travalica i confini cittadini. Sandro Ruotolo parla di una decisione «nell’aria» e arrivata dopo il lavoro della commissione d’accesso, ricordando che si tratta della seconda volta consecutiva per Torre Annunziata, entrambe con il centrosinistra alla guida della città.
Il suo ragionamento si allarga alla Campania: nei primi cinque mesi del 2026, sottolinea, quattro Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, tre dei quali nella regione. «Il punto politico è ancora più grave e riguarda la drammatica normalizzazione di questi fenomeni», afferma, chiamando in causa anche il campo progressista, dove «manca una riflessione vera, profonda, radicale».
Per Sandro Ruotolo, europarlamentare del Partito democratico e tra i fautori della coalizione che ha poi sostenuto Cuccurullo, vicino all’aria che ha poi portato alla nomina di Tania Sorrentino in giunta come vicesindaca, il nodo è la selezione della classe dirigente: «È arrivato il momento di dire basta ai candidati scelti esclusivamente perché portano voti».
E ancora: «Quando la magistratura interviene, la politica ha già fallito». La battaglia, sostiene, si gioca prima, «nella selezione delle candidature, nella costruzione delle liste, nella trasparenza dei processi decisionali». Il richiamo è netto: «La legalità deve diventare un vantaggio competitivo, non un vincolo da aggirare».
Sullo sfondo resta anche la posizione di Libera Torre Annunziata, che annuncia di voler leggere «con profonda attenzione la relazione del prefetto» prima di entrare nel merito dei fatti, ma definisce il nuovo scioglimento «una doppia sconfitta» e «una ferita aperta per le istituzioni e per la comunità intera».
L’associazione richiama il rischio della rassegnazione e chiede una «cittadinanza monitorante e intransigente», capace di non lasciare spazio al ritorno delle vecchie logiche. Il quadro che si consegna alla città è quello di un commissariamento che non nasce nel vuoto, ma dentro una lunga sequenza di segnali, verifiche, crisi e fratture. Tre scioglimenti in poco più di trent’anni e due consecutivi non sono più soltanto una pagina amministrativa: sono il peso di una storia che Torre Annunziata non è ancora riuscita a spezzare.

