Il mito del bene comune. Una visione per Rovigliano
Il cartello vendesi, idealmente esposto ai naviganti, ha riacceso i riflettori e la passione civile attorno allo Scoglio di Rovigliano. Sapere che questo avamposto di pietra e memoria è sul mercato immobiliare ha scosso una corda profonda della nostra comunità.
Certo, la reazione non rischia di cedere all’emotività o, peggio, a un’inutile retorica della protesta. Ma è necessaria una riflessione. Intanto, la proprietà è privata, legittimamente privata, e l’intenzione dichiarata degli stessi attuali custodi di affidare lo scoglio a un mecenate, a un ente o a una fondazione che ne preservi la storia è un atto di sensibilità che va colto come un’opportunità irripetibile.
Per ora non siamo davanti a un caso di speculazione, piuttosto davanti a una straordinaria occasione di cooperazione e rigenerazione. Certo, speculazione potrebbe diventare semmai si dovesse profilare la possibilità, remota a dire il vero, di trasformazione dello scoglio in un business turistico. Per questo la vicenda diventa, inevitabilmente, di interesse pubblico.
Rovigliano, d’altronde, non è una semplice proprietà catastale: è il baricentro geografico e culturale di una narrazione identitaria che unisce due anime costiere del nostro comprensorio.
Per Torre Annunziata, la roccia è carne e spirito. È il luogo sacro legato indissolubilmente al prodigioso ritrovamento della Madonna della Neve, il fulcro di una devozione popolare che lì affonda le sue radici marinare e la sua stessa idea di comunità.
Per Castellammare di Stabia, Rovigliano è il legame indissolubile con il mito fondativo. La leggenda millenaria vuole che Ercole, di ritorno dalle sue fatiche, abbia staccato un frammento dal Monte Faito scagliandolo nel golfo per celebrare la sua gloria. La Petra Herculis, dunque, è il monumento geologico della stabiesità. Per entrambe le comunità, al di là delle miopi logiche campanilistiche, è l’avamposto che da secoli saluta chi naviga e protegge la costa.
Proprio per questa doppia, potente valenza, lo scoglio chiede oggi di diventare il grande progetto comune di un territorio che vuole ritrovare la sua centralità culturale.Metropolis, da sempre sensibile alle battaglie per la difesa, lo sviluppo e la rigenerazione del territorio (come il progetto MyPolis sottoscritto dai sindaci dell’area archeologica per la promozione culturale della nostra terra), vuole farsi promotore di questa transizione, partendo dalle proposte che in queste ore sono emerse spontanee ed istintive da più parti, lanciando un appello alle migliori intelligenze, alle associazioni e alle forze produttive di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.
L’obiettivo è proporre alla Regione Campania un grande patto pubblico-privato per l’acquisizione e la valorizzazione del sito. A tal fine, vogliamo lanciare nella nostra agorà quotidiana un confronto tra le istituzioni interessate e potenzialmente interessate, i ministeri competenti e la proprietà stessa, affinché lo scoglio possa transitare verso un grande progetto di tutela senza essere lasciato alle sole, per quanto nobili, intenzioni dei singoli.
L’acquisizione da parte della Regione, per esempio, potrebbe essere l’incipit di una visione a lungo termine. Quei 300 metri quadri di fortificazioni e ruderi monastici, sospesi sugli scogli tra mare e cielo, hanno le potenzialità per diventare, anche solo idealmente, un hub culturale d’alto mare unico nel Mediterraneo. Che possa diventare un centro internazionale di studi archeologici e marini, un avamposto per la tutela ambientale del golfo, un faro della cultura vesuviana integrato nei circuiti del turismo colto e sostenibile, questo è tutto da vedere.
In ogni caso lo scoglio può essere un progetto che si collega, attraverso le vie del mare, ai porti di Torre Annunziata e Castellammare, creando un nuovo asse di sviluppo in attesa di una definitiva bonifica della foce del fiume Sarno, che dista poche centinaia di metri. La Petra Herculis potrebbe possiede quella rara virtù di unire ciò che sulla terraferma troppo spesso è stato diviso. Metropolis spera che questo passaggio di mano non sia una fine, ma un inizio.
E allora invitiamo le amministrazioni (quella stabiese si è già espressa in questa direzione), la classe pensante del nostro territorio, le associazioni e tutti gli enti interessati, a confrontarsi, unire le forze per trasformare un annuncio immobiliare nel primo mattone del riscatto culturale di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.

