Giochi da tavolo, un alleato contro l’isolamento: arriva la conferma della scienza
INCLUSIONE
9 giugno 2026
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Giochi da tavolo, un alleato contro l’isolamento: arriva la conferma della scienza

Non solo un passatempo ma uno strumento di crescita collettiva.
Maria Imparato

Il gioco da tavolo favorisce l’inclusione. La conferma arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Plymouth, guidato da Liam Cross e Gray Atherton della School of Psychology.

 

La ricerca

L’indagine ha avuto come oggetto il rapporto tra gioco e benessere con un’attenzione particolare alle persone con autismo. In totale 5 studi che hanno coinvolto oltre 1.600 giocatori e hanno mostrato come i giochi da tavolo offrano uno spazio sociale strutturato, in cui la pressione legata all’incontro con gli altri si alleggerisce ed è favorita la costruzione di legami.

I risultati sono stati resi pubblici sul Journal of Autism and Developmental Disorders e sull’American Journal of Play. Un esito che non ha stupito gli esperti.

«Il gioco da tavolo crea un contesto in cui la relazione passa attraverso regole condivise e obiettivi comuni, e questo abbassa la soglia di ansia che molte persone associano all’interazione spontanea. – afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis – È uno strumento che la clinica può valorizzare, perché agisce sul legame e sulla fiducia»

Il gioco favorirebbe la creazione di spazi prevedibili in cui, chi fatica in contesti relazionali tradizionali, può trovare un ambiente in cui esercitare le proprie capacità di stare con gli altri, senza sentirsi esposto.

«Lo si osserva in molti contesti: attività strutturate come il gioco da tavolo aiutano la persona a costruire e mantenere una socialità che il disagio, in varie forme, tende a erodere. Sedersi a un tavolo, dentro una dinamica fatta di turni, attesa e rispetto delle regole, significa esercitare competenze relazionali in uno spazio protetto.  Proprio per questo, il gioco si rivela un alleato prezioso del benessere delle persone, in particolare di quelle più esposte all’isolamento: chi vive forme di fragilità psichica, le persone anziane, gli adolescenti in difficoltà relazionale, chi attraversa percorsi di cura o di reinserimento sociale», aggiunge.

 

La cultura del gioco

Una chiave di lettura confermata anche proprio da chi quei giochi li produce.

«Da anni sosteniamo che il gioco da tavolo non sia soltanto un prodotto, ma un linguaggio. Quando ci si siede a un tavolo si entra in uno spazio di regole condivise dove l’altro non è un estraneo da decifrare, ma un compagno di partita: è lì che nascono relazioni, fiducia, appartenenza.»

Afferma Stefano De Carolis di Prossedi, direttore operativo della casa editrice partenopea Giochi Uniti.

«Veder confermata dalla ricerca scientifica una funzione sociale che noi tocchiamo con mano a ogni fiera e iniziativa sociale ci spinge a lavorare perché si crei una vera e propria cultura del gioco da tavolo come strumento di crescita collettiva»

Il direttore operativo di Giochi Uniti è da tempo impegnato nella diffusione della cultura del gioco da tavolo in Italia. Una cultura diffusissima all’estero ma che nel nostro paese trova ancora poco spazio.

«Uno studio come quello di Plymouth mette dei dati dove finora c’erano impressioni, e a quel punto diventa ancora più difficile relegare nell’immaginario collettivo il gioco a semplice passatempo.» Conclude.