Pompei, l’appello della Chiesa al nuovo sindaco: «Nelle istituzioni non esistono vincitori e sconfitti»
LA CITTÀ MARIANA
10 giugno 2026
LA CITTÀ MARIANA

Pompei, l’appello della Chiesa al nuovo sindaco: «Nelle istituzioni non esistono vincitori e sconfitti»

Don Ivan, vice rettore del Santuario, aveva affidato ai social una riflessione sul senso del servizio pubblico. Un messaggio che oggi, dopo l'elezione di Giuseppe Tortora, assume il valore di una consegna morale alla nuova amministrazione.
Vincenzo Lamberti

Quando le urne erano ancora aperte e Pompei attendeva il nome del suo nuovo sindaco, dal cuore della città era arrivato un messaggio che andava oltre la politica. Nessun appello al voto. Ma un invito alla responsabilità. Alla misura. Al servizio. A scriverlo è stato don Ivan Licinio, vice rettore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Il luogo, la chiesa, che più di ogni altro custodisce l’anima della città fondata da Bartolo Longo.

Poche ore dopo, il verdetto delle urne avrebbe consegnato la fascia tricolore a Giuseppe Tortora, vincitore del ballottaggio contro Salvatore Alfano e chiamato a raccogliere la complessa eredità amministrativa e politica di Carmine Lo Sapio, scomparso improvvisamente nel dicembre scorso. Ma le parole affidate da don Ivan ai social alla vigilia del voto sembrano oggi assumere il valore di una consegna morale al nuovo primo cittadino e, più in generale, all’intera classe dirigente pompeiana.

Il senso delle istituzioni

«A lui, chiunque sarà, va fin da ora un augurio sincero di buon lavoro. Non perché abbia vinto una sfida ma perché avrà ricevuto un grande onore e una responsabilità ancor più grande». È l’incipit di una riflessione che si colloca lontano dalle dinamiche della contesa elettorale. E che richiama una visione alta delle istituzioni. «Nelle istituzioni non esistono vincitori e sconfitti come nello sport. Esistono, invece, persone chiamate a servire una comunità».

Il ruolo del Santuario

Parole che acquistano un peso particolare perché arrivano da una delle figure che, per ruolo e missione, osservano quotidianamente il volto più universale di Pompei. Il Santuario mariano fondato da Bartolo Longo continua infatti a essere uno dei principali luoghi di pellegrinaggio del mondo cattolico. Capace di accogliere ogni anno circa due milioni di fedeli e visitatori. Provenienti da ogni continente. Una presenza costante. Che ha contribuito a costruire l’identità internazionale della città. Ben prima della crescita del turismo archeologico contemporaneo.

Da Bartolo Longo a Papa Leone XIV

Negli ultimi mesi, inoltre, il legame tra Pompei e la Chiesa universale si è ulteriormente rafforzato. La canonizzazione di Bartolo Longo, avvenuta lo scorso anno, ha rappresentato un momento storico per la comunità locale e per l’intera Chiesa. A ciò si è aggiunta, nelle scorse settimane, la visita di Papa Leone XIV. Che ha riportato ancora una volta i riflettori internazionali sulla città mariana. Confermando un rapporto privilegiato che attraversa i decenni e i pontificati.

Il sindaco di tutti

In questo contesto, il richiamo di don Ivan assume anche una valenza civile. «Da domani, il sindaco non sarà il sindaco di una parte ma di tutta Pompei. Di chi lo ha votato e di chi ha fatto una scelta diversa. Di chi lo ha sostenuto con entusiasmo e di chi lo guarderà con spirito critico. Perché il mandato ricevuto appartiene all’intera città». Un passaggio che sembra rivolgersi direttamente alla stagione che si apre dopo una campagna elettorale intensa e partecipata.

L’appello a superare le divisioni

Ancora più esplicito l’invito a superare le contrapposizioni. «L’augurio è che si chiuda definitivamente il tempo delle tifoserie. Le campagne elettorali dividono, è inevitabile. Ma una città cresce solo quando maggioranza e opposizione riconoscono di avere un compito comune: cercare il bene di tutti. Da posizioni diverse, con idee differenti, anche con confronti accesi, ma senza dimenticare che la costruzione di una comunità vale più di qualsiasi appartenenza».

Lo sguardo ai giovani

Nel messaggio trova spazio anche un riferimento ai giovani. Spesso evocati durante le campagne elettorali ma raramente coinvolti in modo stabile nei processi decisionali. «I giovani non hanno bisogno di essere ricordati soltanto durante una campagna elettorale ma di trovare ascolto, spazi, opportunità, fiducia. Hanno bisogno di una città che creda in loro prima ancora di chiedere loro di credere nelle istituzioni».

La lezione di Bartolo Longo

È probabilmente qui che emerge il filo più profondo del ragionamento del sacerdote. L’idea della politica come servizio alla comunità. Un principio che richiama direttamente l’eredità spirituale di Bartolo Longo. «Pompei ha una storia che insegna che la politica può essere una forma alta di servizio. È la stessa lezione che ci ha lasciato Bartolo Longo: amare la propria terra significa spendersi concretamente perché nessuno resti indietro e perché il futuro sia migliore del presente».

Il legame con la Vergine del Rosario

Parole che arrivano in una fase cruciale per la città. Il nuovo sindaco dovrà governare una realtà sempre più internazionale. Chiamata a tenere insieme la crescita dei flussi turistici, le esigenze dei residenti, il rapporto con il Santuario e quello con il Parco Archeologico di Pompei. I due grandi motori che alimentano l’identità e l’economia locale.

Per questo l’ultima invocazione di don Ivan appare quasi come un auspicio rivolto all’intera comunità. «Affidiamo il nuovo sindaco e l’intera amministrazione comunale all’intercessione della Vergine del Rosario e di san Bartolo Longo. Donino saggezza nelle decisioni, libertà dagli interessi di parte, coraggio nelle scelte difficili e uno sguardo capace di riconoscere sempre, prima di tutto, il volto bello della comunità che sono chiamati a servire».