Scoglio di Rovigliano,  la vendita segni la rinascita
SCOGLIO ROVIGLIANO
10 giugno 2026
SCOGLIO ROVIGLIANO

Scoglio di Rovigliano, la vendita segni la rinascita

L'appello dello studioso di storia e archeologia del territorio vesuviano per il futuro della “Petra Herculis”
Vincenzo Marasco

Da qualche giorno leggo la notizia dell’intenzione di vendere lo Scoglio di Rovigliano, l’isolotto calcareo su cui sorgono una torre vicereale e una settecentesca fortezza militare, e che fa da spartiacque tra Torre Annunziata e Castellammare.

La cosa non mi stupisce affatto: l’antica “Petra Herculis” è di proprietà privata e versa in un pietoso stato di degrado. La sua storia millenaria è legata a quella del golfo su cui si affacciano le due principali cittadine che da sempre se ne contendono la tradizione.

Lo scoglio di Rovigliano fonda le sue origini antropologiche in epoca romana. Alla base delle strutture cinquecentesche si notano infatti i resti di un opus reticulatum. Non è certo a cosa potessero essere attribuiti: con ogni probabilità, vista la vicinanza del porto di Pompei e l’estuario del fiume Sarno anticamente navigabile, potrebbe trattarsi di ciò che resta di una piattaforma su cui era posizionato un faro che indicava la presenza del gruppo di scogli, oppure di un tempio dedicato a Ercole.

L’etimo del nome, invece, è attribuito alla gens Rubellia, anticamente attestata nel suburbio pompeiano. Le notizie bibliografiche più antiche a riguardo ci pervengono dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (Libro IX, 145), dove in un passaggio si legge: «In Stabiano Campaniae ad Herculis petram melanuri panem objectum in mari rapiunt» (A Stabia, in Campania, presso la roccia di Ercole, le occhiate afferrano il pane gettato in mare)».

Nel Medioevo lo scoglio ebbe un ruolo prettamente religioso, in quanto già in epoca longobarda si attesta la presenza di una cappella dedicata all’Arcangelo Michele curata dai monaci benedettini; successivamente passò alle dipendenze dell’Abbazia cistercense di San Pietro in Scafati, edificata alla fine del XIII secolo.

Il luogo, ormai in decadenza e abbandonato dai frati che preferirono trasferirsi a Sorrento, venne trasformato durante la seconda metà del Cinquecento, e le sue strutture furono inglobate in una torre di avvistamento che rientrava nel sistema di torri vicereali di guardia che, fino agli inizi del Seicento, costellarono le coste del Regno di Napoli.

La torre a pianta quadrata — formata da tre troniere, con un lato di base di dieci metri e un’altezza di venti — venne realizzata su un piano livellato e collegata alle altre parti dello scoglio tramite un sistema di scale e di salti architettonici.

Nel 1702 l’intero isolotto fu interessato da ulteriori modifiche adeguate ai nuovi progetti di rinnovamento della difesa costiera tra Napoli e Sorrento. In questo frangente lo scoglio venne trasformato in una vera e propria fortezza, con spazi dedicati a una guarnigione di artiglieria.

Agli inizi dell’Ottocento il forte dello scoglio di Rovigliano, insieme al Forte Dedon (situato sulla spiaggia della Salera a Torre Annunziata) e al forte di Capo Oncino, andò a formare un importante baluardo militare contro le minacce che potevano presentarsi dal mare con lo scopo di colpire la zona costiera del seno di Stabia e di Torre Annunziata.

Negli anni successivi all’Unità d’Italia lo scoglio, perdendo la sua utilità militare, venne ceduto a privati i quali, agli inizi del Novecento, progettarono persino di realizzarvi un ristorante di lusso servito da un “taxi mare”, con un’area di pesca esclusiva. Di questa idea si parlò in particolare nel 1933.

L’insieme degli scogli che formano quello di Rovigliano, e che occupa una superficie di 5892 mq, è collocato nel territorio del Comune di Castellammare, riportato nel registro catastale locale con la particella 1129.

La cessione di cui si è ampiamente parlato in questi giorni potrebbe rappresentare una rinascita per l’isolotto. Qualsiasi progetto, se rispettoso dei vincoli paesaggistici, ambientali e storici che vigono sulle strutture antiche, sarebbe ben accetto.

Per quanto mi riguarda, sarebbe un bene se lo Stato o il Comune di Castellammare, facendone un investimento oculato, esercitassero il diritto di prelazione sul suo possibile acquisto.