Torre Annunziata: porto senza benzina, cresce il rischio esodo
Servizi mancanti
10 giugno 2026
Servizi mancanti

Torre Annunziata: porto senza benzina, cresce il rischio esodo

I diportisti costretti a fare rifornimento altrove. Crescono malcontento e timori per il futuro dello scalo
Antonio Di Martino

Un porto senza carburante che rischia di restare senza barche. È questo il timore che serpeggia tra i diportisti di Torre Annunziata. Da anni convivono con un problema che continua a pesare sul futuro dello scalo oplontino.La mancata realizzazione del distributore previsto nell’area portuale non è più soltanto un disagio logistico.

È una criticità che potrebbe spingere molti armatori verso altri approdi.Per chi ha la propria imbarcazione ormeggiata a Torre Annunziata, fare rifornimento significa ancora oggi lasciare il porto. La destinazione è quasi sempre Torre del Greco o Castellammare di Stabia.

Diverse miglia di navigazione per raggiungere il distributore più vicino. E altrettante per rientrare in banchina. Un percorso che comporta costi aggiuntivi e spreco di carburante. Una parte del pieno viene infatti consumata prima ancora di prendere il largo.

Il distributore mai realizzato

La situazione alimenta da tempo proteste e malcontento. Il distributore annunciato negli anni scorsi avrebbe dovuto rappresentare uno dei servizi fondamentali per accompagnare la crescita del porto. Il progetto, però, non si è mai concretizzato.

Nel frattempo i diportisti hanno continuato ad arrangiarsi. Spesso ricorrono a soluzioni alternative per evitare lunghi spostamenti.Tra queste c’è il trasporto di carburante a bordo attraverso taniche riempite nei distributori stradali. Una pratica che si ripete ogni estate. Molti la considerano la conseguenza diretta di un’infrastruttura mai realizzata.

L’incendio riaccende il dibattito

È in questo contesto che si inserisce l’ultimo episodio che ha riacceso il confronto. L’incendio di un’imbarcazione nelle acque antistanti il porto di Torre Annunziata ha riportato l’attenzione sulla sicurezza e sulle difficoltà affrontate dagli utenti dello scalo.

Il rogo è costato il ricovero di un uomo nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Tuttavia, al di là delle cause che verranno eventualmente accertate, l’episodio viene percepito da molti come l’ennesimo campanello d’allarme legato a una problematica irrisolta.

Tra gli armatori cresce la convinzione che il porto non possa più rinviare la questione. La presenza di un distributore viene considerata un requisito essenziale per una struttura che ambisce a rafforzare il proprio ruolo nel Golfo di Napoli.

Senza servizi adeguati, il rischio è quello di assistere a un lento trasferimento delle imbarcazioni verso approdi vicini. Scali in grado di garantire maggiore funzionalità e minori disagi. Le lamentele si moltiplicano. Il tema torna al centro del confronto ogni volta che si verifica un inconveniente legato al rifornimento. Questa volta, però, la preoccupazione appare più concreta.

Per molti proprietari di barche la pazienza è agli sgoccioli. Il distributore mai realizzato è diventato il simbolo di una promessa incompiuta. Una questione che non riguarda soltanto la comodità dei diportisti. Potrebbe incidere direttamente sulla capacità del porto di trattenere le proprie imbarcazioni.