Flop dei partiti a Pompei, le civiche conquistano il consiglio comunale
ELEZIONI
11 giugno 2026
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Flop dei partiti a Pompei, le civiche conquistano il consiglio comunale

La vittoria del sindaco Tortora consolida il modello del civismo: nessun eletto per Pd, M5S e Casa Riformista
Vincenzo Lamberti

I partiti spariscono dall’aula, le civiche dominano a Pompei. È questa la prima fotografia politica che emerge dal voto che ha portato Giuseppe Tortora alla guida della città dopo il successo al ballottaggio contro Salvatore Alfano. Oggi, con la proclamazione ufficiale prevista alle 17, si chiude formalmente la campagna elettorale e si apre il tempo delle analisi. E il dato più rilevante va oltre il nome del vincitore: a Pompei si consolida un modello politico nel quale i simboli tradizionali arretrano e le liste civiche diventano il vero centro della rappresentanza.

La sconfitta dei partiti
La vittoria di Tortora è il successo di una coalizione composta da sette liste civiche. Un elemento non secondario se si guarda al risultato delle forze politiche tradizionali. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, che sostenevano Alfano, non portano in consiglio comunale neppure un eletto. Stessa sorte per Casa Riformista, schierata con Claudio D’Alessio, fermatosi al primo turno. Una bocciatura che certifica la crisi delle strutture partitiche in una realtà dove il consenso si costruisce sempre più attorno ai candidati e meno alle appartenenze.

Il caso Tortora
Il caso Tortora è emblematico. Al ballottaggio il neo sindaco ha incassato l’endorsement di Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Forza Italia. Ma senza avere nella propria coalizione i simboli ufficiali del centrodestra. Un sostegno politico dichiarato dal leader Fi. Ma esterno a un progetto che si è presentato agli elettori come autenticamente civico. Una formula che si è rivelata vincente e che conferma una tendenza ormai consolidata nelle amministrazioni locali.

La composizione della maggioranza
Anche la composizione del nuovo consiglio comunale racconta molto della natura della maggioranza. Il più votato è Marino Veglia. Con lui entrano Luisa De Angelis, Michele Troianiello, Alberto Robetti e Stefano De Martino. Cinque consiglieri su dieci provengono dall’esperienza amministrativa appena conclusa. A loro si aggiunge Nando Uliano, ex sindaco che ha scelto la strada civica per il ritorno in consiglio, mentre Raffaele De Gennaro rappresenta un altro profilo con una consolidata esperienza politica. Le novità sono rappresentate da Gianfranco Benincasa, Italo Solimeno e Domenico Vigilia

I volti dell’opposizione
Non meno significativa è la composizione dell’opposizione. Accanto ad Alfano siedono infatti figure che hanno già ricoperto ruoli di primo piano nella vita amministrativa cittadina. Peppe La Marca, già presidente del consiglio comunale, Luigi Lo Sapio, ex assessore e figlio del compianto sindaco Carmine, Vincenzo Mazzetti, ex assessore, Andreina Esposito, ex vicesindaco e sindaco facente funzioni, e Claudio D’Alessio, ex sindaco.

Il modello Pompei
Più che una vittoria della novità, dunque, il voto pompeiano racconta l’affermazione di una classe dirigente che continua a trovare consenso soprattutto attraverso percorsi civici. I partiti restano sullo sfondo, influenzano gli equilibri e orientano alleanze, ma non riescono più a tradurre la propria presenza in rappresentanza diretta. È il segnale politico più forte lasciato dalle urne: a Pompei il civismo non è più un’alternativa ai partiti. Ma il contenitore principale attraverso cui passa il governo della città.

Le sfide del futuro
Nei prossimi mesi sarà proprio la tenuta di questo modello civico a misurarsi con le sfide amministrative della città. Dalle urne emerge infatti una richiesta chiara di pragmatismo e governo del territorio. Al di là delle tradizionali appartenenze politiche.