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Ucciso la sera di San Catello in piazza Giovanni XXIII a Castellammare di Stabia, condannati a 20 anni a testa di carcere i sicari del clan D’Alessandro. A 21 dall’omicidio del ras Vincenzo De Maria arrivano le condanne definitive per Antonio Occidente e Luigi Vitale.
La prima sezione della corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei due imputati rendendo definitiva la sentenza della corte d’appello pronunciata un anno fa. Occidente e Vitale si erano appellati agli ermellini per tentare di ottenere un altro sconto di pena. In primo grado i due killer erano stati condannati rispettivamente a 30 anni e a 18 anni e 8 mesi di cella ed entrambi, prima della requisitoria della procura generale in corte d’appello, avevano confessato di aver commesso l’agguato. I giudici decretarono, concedendo le attenuanti generiche, gli sconti di pena per i due killer che in secondo grado furono condannati a 20 anni di carcere a testa.
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A Vitale, assistito dall’avvocato Francesco Romano, infatti, nonostante la pena sia più alta rispetto al primo grado, è stato riconosciuto un continuato di pena a 14 per associazione a delinquere di stampo mafioso. Quindi, in parole povere, il killer per l’omicidio dovrà scontare «solo» 6 anni. Vitale ha inoltre recentemente incassato un’altra condanna pesantissima a 30 anni di cella nell’ambito del processo Black List (è in corso il processo in Appello). Occidente, assistito dall’avvocato Antonio de Martino, invece, ha appunto ricevuto uno sconto di 10 anni.
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Il killer ha confessato anche di aver ammazzato nel 2005 Carmine Paolino incassando in corte d’appello 30 anni di carcere mentre è alle battute iniziali il procedimento bis per il duplice omicidio di Giuseppe Zincone e Massimo Del Gaudio, per cui il sicario di Scanzano ha incassato l’ergastolo in primo grado. Fatti di sangue, come quello di Vincenzo De Maria, riconducibili alla faida tra il clan D’Alessandro e gli Omobono Scarpa.
La sera dell’8 maggio 2005, Antonio Occidente, si avvicina con passo svelto a Vincenzo De Maria e comincia a sparare. Lo centra con tre colpi, due al corpo e uno alla nuca, senza dargli scampo. Occidente spara anche contro un altro soggetto, che in quel momento è assieme a De Maria all’esterno di un bar, ma lo ferisce alla spalla. Subito dopo aver eseguito la missione di morte, Occidente sale su uno scooter guidato da Luigi Vitale e scappa verso i vicoli del centro antico, trovando rifugio in un appartamento del rione Capo Rivo. Una ricostruzione possibile anche, e soprattutto, alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano.
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L’ex killer del clan D’Alessandro ha permesso alla Procura Antimafia di ricostruire l’omicidio di Vincenzo De Maria, alias ‘o Bobb, morto a 45 anni, e in quel periodo considerato uno delle figure apicali della criminalità organizzata nel rione Cmi. Il delitto fu ordinato dal clan D’Alessandro nell’ambito della faida con gli Omobono-Scarpa. A sostegno di questa tesi c’è il fatto che la sorella di Vincenzo De Maria fosse sposata con il fratello del boss degli scissionisti, Massimo Scarpa, e il collaboratore di giustizia, Pasquale Rapicano, svela che il nome della vittima fosse finito nella lista nera della cosca di Scanzano dopo gli omicidi di Antonio Martone e Giuseppe Verdoliva messi a segno dagli Omobono-Scarpa nel 2004.