Castellammare | Telefoni nel carcere di Frosinone: assolta la figlia del boss D’Alessandro
LA SENTENZA
18 giugno 2026
LA SENTENZA

Castellammare | Telefoni nel carcere di Frosinone: assolta la figlia del boss D’Alessandro

Assolta Miriam Teresa D'Alessandro.
Michele De Feo

Era accusata di aver contribuito a far arrivare telefoni cellulari in carcere al marito detenuto, consentendogli di mantenere i contatti con l’esterno e di continuare a impartire direttive nonostante la detenzione. Ma per Miriam Teresa D’Alessandro, 24 anni, figlia del boss al 41 bis Luigi D’Alessandro, è arrivata l’assoluzione. Il giudice ha scagionato da tutte le accuse la giovane, assistita dall’avvocato Renato D’Antuono, al termine del procedimento nato da uno dei filoni dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che aveva fatto luce sugli affari criminali del ras,  e marito di D’Alessandto, Francesco Paolo Savarese nel rione Cmi di Castellammare di Stabia.

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Secondo l’ipotesi accusatoria, D’Alessandro avrebbe agito insieme a Giovanni di Dio Cacace per fare recapitare un telefono cellulare a Savarese durante la sua permanenza negli istituti penitenziari di Frosinone e Larino. Attraverso quei dispositivi, secondo gli investigatori, il detenuto sarebbe riuscito a comunicare con l’esterno nonostante il regime carcerario. Contestazioni che non hanno però trovato conferma nel processo a carico della 24enne. La posizione di Miriam Teresa D’Alessandro era già stata alleggerita nel corso dell’iter giudiziario con la caduta dell’aggravante mafiosa inizialmente contestata dagli inquirenti. Alla fine il tribunale ha accolto la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Renato D’Antuono, pronunciando una sentenza di assoluzione.

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L’accusa nei confronti della giovane era emersa nell’ambito della vasta indagine antimafia che aveva ricostruito episodi di estorsione, traffico di droga e intimidazioni maturati tra il rione Cmi di Castellammare di Stabia e la Penisola Sorrentina. Nei filoni processuali paralleli Francesco Paolo Savarese è stato condannato a otto anni di reclusione, mentre Giovanni di Dio Cacace ha riportato una condanna a cinque anni. Per Miriam Teresa D’Alessandro, invece, la vicenda giudiziaria si è conclusa con un verdetto favorevole, mentre la donna è ancora sotto processo per ricettazione. Secondo l’accusa la donna custodiva gli incassi delle estorsioni e del traffico di droga per conto del marito. Ma anche in questo caso è caduta l’aggravante mafiosa.