Dal fumetto all’ecosistema seriale: Zerocalcare consolida la rivoluzione
A un certo punto della sua carriera, Zerocalcare ha compiuto un passaggio che molti autori di fumetti sognano ma che pochi affrontano davvero fino in fondo. Non si è limitato a vedere i propri personaggi trasformati in una serie animata. Ha deciso di diventare anche autore televisivo, nella vera e propria rivoluzione diamesica della morfologia della sua poetica.
Il percorso è iniziato durante il lockdown del 2020, quando i brevi corti animati realizzati per Propaganda Live e diffusi sui social hanno mostrato una possibilità nuova. Quel linguaggio poteva funzionare anche in movimento. Da lì sono arrivate Strappare lungo i bordi, Questo mondo non mi renderà cattivo e Due spicci. Trittico che ha progressivamente ampliato il pubblico dell’autore ben oltre i confini del fumetto.
Molti fumettisti considerano l’animazione una sorta di consacrazione. Il fumetto diventa serie televisiva e il successo editoriale ottiene una legittimazione ulteriore. Nel caso di Zerocalcare il meccanismo funziona in maniera opposta. Le serie animate non sono un accessorio della sua produzione editoriale. Sono opere autonome, costruite per vivere indipendentemente dai libri.
Chi non ha mai letto una pagina di Zerocalcare può guardare le sue serie e comprenderne perfettamente il mondo, i personaggi e le ossessioni. È una differenza sostanziale. Significa trattare l’animazione come un linguaggio con una propria autonomia e dignità espressiva e non come un semplice strumento promozionale. Lo stesso autore ha spesso riflettuto sulle differenze tra i due diversi metodi di trasmissione del proprio lavoro: fumetto e animazione.
Nel fumetto il lettore gode di una libertà maggiore. Tra una vignetta e l’altra esiste uno spazio che viene completato dall’immaginazione personale. Suoni, tempi e atmosfere sono costruiti mentalmente da chi legge. L’animazione, invece, è molto più controllata. L’autore decide il ritmo, le voci, la musica, la durata di ogni scena. Lo spettatore segue un percorso già definito e ben studiato. Per questo l’autore considera il cartone animato uno strumento più potente ma anche più delicato, che richiede una responsabilità maggiore. Questa consapevolezza emerge chiaramente nella nuova serie.
Dal punto di vista visivo Due spicci rappresenta probabilmente il risultato più sofisticato raggiunto finora da Movimenti Production e DogHead Animation. Le sequenze mentali diventano sempre più elaborate, le contaminazioni stilistiche si moltiplicano e il racconto assume una dimensione quasi cinematografica. Lo stesso Zerocalcare ha definito la serie un tentativo di realizzare un noir. Un obiettivo che emerge nella struttura della vicenda, tra criminalità romana, debiti, equivoci e tensione crescente.
Naturalmente il genere viene continuamente sabotato dall’autore stesso. Ogni volta che la storia sembra trasformarsi in un thriller puro, riaffiorano le nevrosi, le insicurezze e gli impicci interiori che costituiscono il vero centro del racconto e lo contaminano. L’ampia ricezione della serie si inserisce, inoltre, nell’alveo di uno sviluppo particolarmente interessante per l’animazione italiana destinata agli adulti.
Negli ultimi anni produzioni diverse hanno dimostrato che esiste uno spazio creativo nuovo, capace di utilizzare linguaggi più maturi, ironie più taglienti e tecniche visive meno convenzionali. Anche per questo la nuova serie appare più libera rispetto alle precedenti. Le commistioni aumentano, il tono si fa più spudorato e la regia sperimenta con maggiore coraggio. Al centro di tutto, però, resta sempre lo stesso tema: il passare del tempo.
Zerocalcare non racconta più soltanto la forza del gruppo o il senso di appartenenza a una comunità. Racconta il momento in cui le persone iniziano a prendere strade differenti, i ritmi diventano incompatibili e la vita adulta impone compromessi dolorosi. È questa la reale componente visionaria: trasformare una storia apparentemente semplice in una riflessione sul cambiamento e sulla difficoltà di riconoscersi mentre si cambia.
La nuova serie rappresenta molto più di un grande ritorno animato. È la dimostrazione che Zerocalcare continua a utilizzare ogni mezzo espressivo per interrogare gli stessi temi da prospettive diverse. Da fumettista, certo. Ma ormai anche da autore televisivo a tutti gli effetti.

