Esami, primo atto: le tracce scritte piacciono ai giovani
CRONACA
18 giugno 2026

Esami, primo atto: le tracce scritte piacciono ai giovani

Vincenzo Esposito, Serena Uvale

Le emozioni contrastanti, il silenzio assordante nelle aule e un foglio bianco. Questi gli ingredienti della Maturità 2026. È scattato alle 8.30 in punto, su tutto il territorio nazionale, l’appuntamento annuale della Maturità per oltre mezzo milione di studenti italiani. La prima prova scritta ha dato il via ufficiale all’esame di Stato. Dalla riflessione sull’attualità di Mario Calabresi alla riscoperta dei confini di Frank Furedi, passando per l’intensità poetica di Cesare Pavese: le tracce scelte dal Ministero dell’Istruzione hanno spaziato tra memoria storica, sfide tecnologiche e introspezione, mettendo alla prova la capacità critica le nuove generazioni.Ma qual è stata la reazione di chi si è trovato di fronte a quel foglio bianco? Fuori dai cancelli del Plinio Seniore e del Severi di Castellammare di Stabia, gli studenti cominciano a tracciare il bilancio di queste prime sei ore.

«Inizialmente nessuna delle tracce presentate mi convinceva, dopo il panico iniziale però, ho capito che la traccia C1 mi permetteva di poter spaziare con la fantasia e ho scelto quella» dice Nancy della 5BL del liceo linguistico. La confusione, una volta scoperti i temi da trattare, è stata immediata: «Appena sono arrivate le tracce siamo andati tutti un po’ in ansia e non ci aspettavamo argomenti del genere» aggiunge Marialaura della 5CG. «Avevamo provato a fare delle supposizioni prima di entrare, ma è stata una sorpresa» racconta Ginevra. C’è anche chi ha cambiato idea più volte: «Le prime due tracce le avevo scartate a prescindere, poi però la A2 di Brancati ha continuato a rimbalzarmi in testa e ho deciso di mettermi in gioco».

Tra le sensazioni più diffuse c’è l’ansia iniziale, seguita da un immediato sollievo all’uscita. «Appena ho consegnato ho tirato un sospiro di sollievo, aspettavo solo di uscire per parlare con i miei compagni» dice Francesca. Non manca però chi ha vissuto la prova con un velo di malinconia: «Mi ha colpito pensare che questo è stato l’inizio della fine del mio percorso al liceo» racconta Federica, «ora però cerco di concentrarmi sulle altre prove».

E poi c’è chi, ancora stordito, fatica a mettere a fuoco ciò che ha scritto: «Non mi ricordo neanche cosa ho fatto» dice Lorenzo sorridendo. «Adesso ci serve solo dormire per ricaricarci».

A Napoli il quadro che emerge è in parte diverso. Le tracce, soprattutto quella sull’“Incanto” e sulla capacità di meraviglia dell’uomo, hanno incontrato un giudizio complessivamente positivo. Apprezzata anche la traccia sull’Assemblea Costituente, mentre ha sorpreso molti l’assenza di un tema esplicito sull’intelligenza artificiale, atteso da buona parte degli studenti. In generale, il clima post-prova appare disteso, con meno tensione rispetto alle aspettative della vigilia.

Nel racconto degli studenti del Liceo Severi di Castellammare di Stabia il quadro si fa più articolato e profondamente emotivo. Gennaro racconta un avvio complicato: «L’ansia all’inizio era tanta, poi è scemata grazie anche all’aiuto degli insegnanti», spiega, sottolineando come la scelta sia ricaduta su Cesare Pavese nonostante non fosse stato affrontato in classe: «Non ci eravamo arrivati con il programma, l’ho studiato da solo e mi sono fidato dell’istinto».

Diversa la lettura di Angelina, che mette in evidenza il disallineamento tra aspettative e tracce effettive: «Mi aspettavo più riferimenti all’attualità, soprattutto intelligenza artificiale e guerre. Invece erano tracce diverse, ma comunque fattibili. Alla fine è stata quasi una liberazione». Mario ha invece puntato sull’Assemblea Costituente, tema che definisce centrale nel suo percorso: «È una traccia che sento mia, mi ha dato sicurezza mentre scrivevo, ma adesso la testa è già alla prossima prova». Più pragmatica Annalaura, che ha scelto il testo argomentativo: «Quando ho consegnato ho sentito subito un peso in meno, ma so che la vera difficoltà sarà matematica. Quella è la prova che mi preoccupa davvero».

La prima prova continua a rappresentare molto più di un esercizio scolastico. È un passaggio emotivo netto, quasi uno spartiacque personale: da una parte l’attesa costruita nei mesi, dall’altra il confronto reale con un foglio bianco che non concede appigli. Ansia, aspettative e gestione del tempo si intrecciano in modo serrato, e spesso è proprio questo equilibrio fragile a determinare la percezione finale della prova più ancora del contenuto svolto.

Le differenze tra istituti, in questo senso, raccontano meno una distanza di preparazione e più una diversità di stati d’animo. Ogni scuola porta con sé un clima proprio, una tensione accumulata, un insieme di previsioni che si sedimentano nel tempo e che, al momento dell’apertura delle buste, si scontrano con la realtà delle tracce. Il giudizio “a caldo” nasce spesso qui: nello scarto tra ciò che si immaginava e ciò che effettivamente si trova davanti. A livello più ampio, emerge una maturità sempre più definita dalla dimensione emotiva oltre che da quella contenutistica. Gli studenti non raccontano soltanto la difficoltà dei temi, ma la difficoltà di orientarsi dentro una proposta che raramente coincide con le aspettative costruite durante l’anno.

Anche sul piano nazionale la tendenza appare coerente. Le tracce richiedono sempre più spesso un approccio trasversale, in cui conoscenze letterarie, storiche e di attualità devono dialogare tra loro. Non basta ricordare: serve collegare, interpretare, scegliere una direzione argomentativa sotto pressione.

Il momento successivo all’uscita dall’aula segna poi una cesura evidente. Dal silenzio concentrato dell’esame si passa alla parola, al confronto immediato, alla necessità di raccontarsi. È in questo passaggio che la prova cambia forma: non è più soltanto un compito individuale, ma diventa esperienza condivisa, rielaborata collettivamente da una generazione che, nel giro di poche ore, trasforma la tensione in narrazione.