Torre Annunziata, ecco le motivazioni ufficiali dello scioglimento. Sfoglia il decreto
Politica, uffici, partecipate, appalti, alloggi e beni confiscati: il decreto del Presidente della Repubblica sullo scioglimento del Comune di Torre Annunziata ricostruisce un sistema di criticità diffuse dentro Palazzo Criscuolo.
Non un singolo episodio, ma una somma di elementi politici, amministrativi e gestionali che, secondo il Viminale, avrebbe compromesso il buon andamento dell’Ente, l’imparzialità dell’azione amministrativa e la credibilità dell’istituzione locale.
Un quadro generale che ha portato alla fine anticipata dell’amministrazione del sindaco Corrado Cuccurullo. Il primo cittadino, eletto nel giugno 2024, si era dimesso a maggio a seguito delle parole del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, inerenti a «contiguità» e illegalità in seno alla stessa amministrazione.
Un affondo che ha portato alla remissione dell’incarico da parte di Cuccurullo e allo scioglimento a seguito delle dimissioni, a cui è poi seguito lo scioglimento per infiltrazione camorristica.
Il quadro generale
Gli organi elettivi del Comune di Torre Annunziata erano stati rinnovati con le elezioni dell’8 e 9 giugno 2024. Secondo la relazione del Ministero dell’Interno, nel tempo sarebbero emerse forme di ingerenza della criminalità organizzata tali da esporre l’amministrazione a condizionamenti.
Il provvedimento richiama la compromissione del buon andamento dell’attività comunale, il grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica e la perdita di credibilità dell’istituzione locale. Dopo le dimissioni del sindaco Corrado Cuccurullo, presentate il 5 maggio 2026, il prefetto di Napoli aveva già disposto la sospensione del consiglio comunale e la nomina di un commissario prefettizio per la gestione provvisoria dell’Ente.
Il lavoro della commissione d’accesso era stato avviato dopo le attività di monitoraggio della Prefettura di Napoli e del gruppo interforze per la prevenzione dei condizionamenti criminali negli enti locali. La relazione è stata poi trasmessa al Ministero dell’Interno, integrata anche dai contributi della Direzione investigativa antimafia, della Procura generale, della Direzione distrettuale antimafia e della Procura di Torre Annunziata.
I precedenti scioglimenti e la continuità col passato
Uno dei punti centrali riguarda la storia amministrativa recente della città. Il Ministero ricorda che il Comune di Torre Annunziata era già stato oggetto di due scioglimenti per infiltrazioni mafiose: il primo nel 1993, il secondo nel 2022 con la fine anticipata dell’amministrazione guidata da Vincenzo Ascione.
Viene richiamata anche un’altra procedura di accesso, effettuata nel 2013 – quando il primo cittadino era Giosuè Starita – che non si concluse con lo scioglimento dell’Ente ma con prescrizioni finalizzate a rimuovere illegittimità e carenze ispettive. La relazione colloca il nuovo provvedimento dentro questa continuità amministrativa e istituzionale.
Secondo il Viminale, l’amministrazione eletta nel 2024 non avrebbe rappresentato una reale cesura rispetto al passato. Nel documento si parla infatti di continuità politico-amministrativa con le amministrazioni precedenti, in particolare con quella eletta nel 2017 e sciolta nel 2022.
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
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Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre Annunziata
Decreto Scioglimento del Comune di Torre AnnunziataI consiglieri già presenti nelle precedenti consiliature
La relazione evidenzia la presenza di cinque consiglieri comunali già in carica nella precedente consiliatura. Questo dato viene indicato come uno degli elementi che avrebbero dimostrato una mancata discontinuità rispetto alla fase amministrativa precedente.
Il documento richiama inoltre due consiglieri comunali che in passato avevano ricoperto incarichi di assessore. A questi profili si aggiungono altri consiglieri che avrebbero legami parentali con amministratori comunali delle precedenti consiliature.
Secondo la relazione, la situazione descritta rappresenterebbe un quadro complessivo delle politiche cittadine, segnato da una continuità amministrativa ritenuta indicativa della permeabilità dell’Ente a logiche e interessi non coerenti con il pieno funzionamento istituzionale.
I rapporti con la criminalità
Proprio sulla scorta della continuità amministrativa con il passato, il Ministero dedica attenzione anche ai legami con la criminalità radicati nel tempo. Tra gli elementi richiamati figurano in particolare due consiglieri comunali. Entrambi anche già citati nella relazione della commissione d’accesso del 2013.
Il primo era stato già richiamato nella relazione della commissione d’accesso del 2013 come candidato che «sarebbe direttamente supportato» dal locale clan camorristico egemone, circostanza che, secondo il Ministero, sarebbe stata confermata anche dalle risultanze della commissione d’accesso del 2022.
La relazione richiama poi il secondo consigliere comunale – di maggioranza – nel frattempo divenuto presidente del consiglio comunale, già indicato nella relazione del 2013 come politico che «ha ricevuto il sostegno elettorale da parte dei soci di un circolo privato vicino alla criminalità organizzata».
Per il Viminale, questi elementi contribuiscono a delineare un quadro di continuità politico-amministrativa con le precedenti gestioni.
Le liste elettorali e i sottoscrittori
La commissione d’accesso ha svolto verifiche anche sulle liste elettorali. Il controllo ha riguardato sia quelle in appoggio al sindaco sia quelle collegate all’opposizione. Secondo la relazione, tra i sottoscrittori sarebbero emersi soggetti legati, direttamente o indirettamente, ad organizzazioni camorristiche. Per il Viminale, questo avrebbe fatto prospettare infiltrazioni criminali profonde, con compromissione dell’Ente locale.
Il documento precisa che la sottoscrizione di una lista da parte di soggetti controindicati non costituisce, da sola, prova di condizionamento mafioso. Tuttavia, secondo il Ministero, il dato è stato considerato rilevante se valutato insieme all’intero quadro emerso dagli accertamenti.
Il personale comunale
Un altro capitolo riguarda il personale dell’Ente. La commissione ha verificato le singole posizioni dei dipendenti comunali. Secondo la relazione, su 171 dipendenti, tra quelli ancora in servizio e quelli recentemente collocati a riposo, 44 risulterebbero gravati da precedenti di polizia o penali.
Alcuni dipendenti, inoltre, sarebbero risultati in rapporti parentali o frequentazioni con esponenti della locale consorteria malavitosa. Questo elemento viene inserito nel più ampio ragionamento sulla permeabilità della macchina comunale.
Il Ministero lega tali aspetti alla capacità dell’apparato amministrativo di garantire imparzialità, corretto funzionamento e distanza da interessi esterni.
La società in house e il servizio rifiuti
Criticità rilevanti vengono indicate nella società in house del Comune, che si occupa del servizio della gestione integrata dei rifiuti urbani. Secondo la relazione, alcuni dipendenti della società risulterebbero avere legami con clan camorristici o precedenti giudiziari.
Nel documento viene richiamata la presenza di un dipendente collegato a una persona destinataria di informativa antimafia interdittiva. Viene poi citato un altro dipendente che, durante una precedente fase ispettiva, sarebbe stato ritenuto elemento di congiunzione tra l’allora amministrazione comunale e consorterie camorristiche locali.
La relazione richiama inoltre il caso di un dipendente gravato da condanna per associazione per delinquere e rinviato a giudizio in altri procedimenti. Secondo il documento, alcuni sviluppi processuali avrebbero determinato provvedimenti disciplinari e contenziosi sul lavoro.
Il Ministero sottolinea che, nonostante questi elementi, la società partecipata, quale datore di lavoro, avrebbe mantenuto condotte ritenute omissive o non adeguate rispetto alla pericolosità dichiarata di alcuni soggetti.
Commissioni consiliari, gettoni e rimborsi
La vicenda delle commissioni consiliari viene richiamata nella relazione come uno degli esempi di mancato controllo interno. Il documento parla di un’amministrazione avulsa dal rispetto delle norme e richiama la cosiddetta “gettonopoli”. Un’inchiesta portata avanti da Metropolis fin dal febbraio 2025.
Secondo il Ministero, il sistema delle commissioni avrebbe coinvolto tutti i consiglieri comunali, sia di maggioranza sia di minoranza. La vicenda sarebbe collegata alla liquidazione di gettoni di presenza e rimborsi chilometrici.
La relazione evidenzia un numero elevato di commissioni, la calendarizzazione ravvicinata e la durata ridotta di alcune sedute, anche di soli trenta minuti. Secondo il Viminale, tali elementi non troverebbero valida giustificazione se non quella di massimizzare il numero di presenze dei consiglieri.
Nel documento viene richiamata anche la nota del segretario generale, che aveva segnalato un notevole aumento dei costi di funzionamento degli organi consiliari.
La segnalazione era stata inviata al presidente del consiglio comunale, ai presidenti delle commissioni e al sindaco. Secondo il Ministero, non sarebbero però seguiti interventi correttivi efficaci.
L’assenza di controllo politico-amministrativo
La relazione collega il caso delle commissioni a un problema più ampio. Secondo il Ministero, sarebbe mancato un sistema efficace di controllo sull’operato degli amministratori comunali. Il documento richiama i poteri di controllo spettanti al consiglio comunale, alla giunta e al sindaco. Secondo il Viminale, questa carenza avrebbe contribuito a rafforzare la percezione di un apparato non in grado di correggere per tempo le anomalie interne.
In alcuni casi, secondo la relazione, le vicende relative a consiglieri ed ex assessori potrebbero assumere anche rilievo penale. Il documento cita false dichiarazioni e situazioni legate a possibili cause di inconferibilità o incompatibilità.
Il quadro della “legalità debole”
La relazione usa l’espressione “legalità debole” per descrivere il contesto amministrativo rilevato a Torre Annunziata. Secondo il Ministero, gli accertamenti ispettivi avrebbero fatto emergere anomalie gestionali concretizzate in atti e provvedimenti non in linea con i principi dell’ordinamento giuridico.
Il documento parla di irregolarità diffuse e di una generalizzata precarietà funzionale dell’Ente. Questo quadro viene collegato all’elevato indice di pervasività della criminalità organizzata nel territorio.
La relazione non si limita dunque alla dimensione politica. Il ragionamento del Viminale coinvolge anche uffici, servizi, partecipate e procedure amministrative.
I rapporti con imprese e affidamenti
Un altro fronte riguarda i rapporti tra il Comune e alcune imprese. Il Ministero segnala la permanenza di legami tra politica, affari e ombra della criminalità organizzata. Viene richiamata una società riconducibile, per rapporti parentali, a un amministratore comunale in carica. Secondo la relazione, tale società avrebbe avuto rapporti con l’Ente tramite servizi per un valore di 282mila euro.
Il documento richiama inoltre altri rapporti tra l’impresa interessata e il Comune. Viene indicata anche la presenza di un soggetto rappresentante legale gravato da pregiudizi penali di rilievo e rapporti economici con l’Ente.
Per il Viminale, questi elementi si inseriscono in una rete di relazioni in grado di incidere sulla trasparenza dei rapporti amministrativi ed economici.
Le interdittive antimafia
Il settore delle verifiche antimafia viene indicato come particolarmente sensibile. La relazione prefettizia sottolinea il numero rilevante di provvedimenti interdittivi antimafia emessi nella provincia di Napoli.
Secondo il documento, risultano colpiti 21 ditte operanti nel settore delle onoranze funebri e 7 con sede nel Comune di Torre Annunziata. Il Ministero richiama la necessità di controlli comunali sulle imprese individuate come a rischio.
La relazione segnala mancati controlli da parte degli uffici comunali. Questa omissione, secondo il Viminale, avrebbe reso inefficaci i provvedimenti interdittivi.
Urbanistica e abusivismo edilizio
Nel settore urbanistico la relazione segnala condotte omissive della struttura politica e burocratica dell’Ente. Gli abusi rilevati riguarderebbero opere edilizie realizzate senza titolo valido. Secondo il documento, alcune opere sarebbero state realizzate in contrasto con la normativa urbanistica, edilizia, sismica e paesaggistica. La relazione parla anche di inerzia nella conclusione dei procedimenti di accertamento.
Il Ministero richiama inoltre la lentezza nel contrasto all’abusivismo. Questa situazione avrebbe favorito l’illegalità sul territorio comunale e il controllo del territorio da parte di soggetti legati alle consorterie criminali.
Il servizio rifiuti e le proroghe
Un altro punto riguarda la gestione dei rifiuti. Secondo la relazione, il Comune si sarebbe avvalso, per alcuni servizi specifici, di affidamenti all’esterno. Il documento richiama il ricorso a proroghe contrattuali e tecniche. Alcune di queste, secondo il Ministero, sarebbero andate oltre i limiti previsti dalla normativa.
Il settore viene considerato particolarmente delicato anche per la sua rilevanza economica e organizzativa. La relazione lo collega alle criticità già emerse nella società in house e nella gestione dei servizi pubblici locali.
Il polo florovivaistico
Il Ministero richiama anche un affidamento relativo a lavori di riqualificazione di un’ex area industriale per la realizzazione di un polo florovivaistico. Secondo la relazione, non sarebbe stato dimostrato che i lavori fossero ancora in corso al momento della richiesta di proroga della concessione edilizia.
Il documento indica la questione come ulteriore esempio di criticità nella gestione dei procedimenti amministrativi. Anche questo fronte viene collocato dentro il quadro più ampio delle carenze dell’apparato comunale.
Videosorveglianza e sicurezza urbana
La relazione dedica attenzione al sistema di videosorveglianza cittadino. Il suo funzionamento viene definito anomalo. Secondo il Ministero, in alcune aree ad alta densità criminale mancherebbero apparecchiature. In altri casi, le telecamere esistenti non sarebbero più funzionanti.
Il documento richiama anche la carenza di manutenzione. Questo dato viene ritenuto rilevante perché la videosorveglianza dovrebbe rappresentare uno strumento di prevenzione dell’illegalità e di tutela della sicurezza pubblica.
La relazione segnala quindi una scarsa attenzione dell’amministrazione comunale alle azioni necessarie per prevenire illegalità e preservare la sicurezza pubblica.
Il servizio parcheggi
Il servizio parcheggi viene indicato tra le anomalie gestionali. Secondo la relazione, si sarebbe registrato un rallentamento nelle procedure di affidamento del servizio di parcheggio pubblico a pagamento.
Il documento collega questa situazione alla mancata scelta della stazione appaltante. Da questo sarebbe derivata la mancata pubblicazione del bando e il conseguente mancato introito di risorse finanziarie per il Comune.
Secondo il Ministero, gli uffici e gli organi comunali non avrebbero assicurato una gestione efficiente della problematica. Il servizio, di fatto, non sarebbe mai partito.
Lo stadio comunale Giraud
Tra i punti richiamati figura anche l’utilizzo dello stadio comunale. La relazione evidenzia che, al momento, mancherebbe ancora un valido atto di convenzione regolante termini e condizioni per l’uso dell’impianto sportivo.
Il documento specifica che dal luglio 2025 l’impianto sarebbe stato utilizzato senza titolo da parte di una società calcistica e da altri privati. Anche questo elemento viene letto come ulteriore criticità nella gestione del patrimonio comunale e dei rapporti con soggetti utilizzatori di beni pubblici.
Opere di urbanizzazione
La relazione richiama inoltre le opere di urbanizzazione riguardanti un centro commerciale. Secondo il documento, tali opere furono oggetto di approfondimento da parte della commissione d’indagine che aveva operato nel 2022.
Anche in questo caso, il Ministero segnala una situazione di stallo amministrativo. La questione viene collegata alla lentezza nella realizzazione delle opere in cantiere. Il settore urbanistico viene quindi richiamato più volte come area critica della gestione comunale.
Servizi sociali e alloggi
Un altro capitolo riguarda le irregolarità rilevate nella gestione delle politiche sociali e dell’assistenza abitativa. La relazione richiama l’utilizzo di un immobile destinato ad alloggio temporaneo di persone senza tetto e straniere. Secondo il documento, il bene sarebbe stato concesso a una società cooperativa per la realizzazione della struttura di accoglienza.
Tuttavia, nel bene sarebbero stati eseguiti abusi edilizi per l’uso quasi esclusivo dell’immobile a fini ricettivi e commerciali. Viene inoltre richiamato un immobile temporaneamente assegnato a un nucleo familiare in attesa di concessione di alloggio di edilizia residenziale pubblica.
Secondo la relazione, anche per tale immobile sarebbero stati riscontrati abusi edilizi. Il documento segnala inoltre che un immobile del genere risulta ancora occupato dallo stesso nucleo familiare.
I beni confiscati
Particolare rilievo viene dato alla gestione dei beni confiscati. La relazione richiama un immobile confiscato alla criminalità organizzata e assegnato per finalità sociali al Comune di Torre Annunziata. Da rifugio per senza tetto, la struttura è stata invece usata per finalità ricettive.
Un altro immobile, invece, destinato all’accoglienza di extracomunitari sarebbe stato affidato ad una famiglia in attesa di un alloggio Erp. Il nucleo familiare risulta ancora occupare l’immobile, nonostante percepisca l’indennità di occupazione.
Le occupazioni abusive e gli sgomberi
La relazione richiama le occupazioni abusive di immobili pubblici. Secondo il documento, il tema sarebbe stato più volte segnalato dalle forze di polizia.
Il documento riferisce che, secondo quanto segnalato dalle forze di polizia, alcuni amministratori comunali, «fra cui anche il sindaco», «avrebbero cercato di ottenere informazioni sulle procedure di sgombero» riguardanti alcuni di tali immobili, «con la specifica richiesta di rallentarne l’iter al fine di valutarne la fattibilità».
Il passaggio viene richiamato dalla Commissione nell’ambito delle valutazioni sulla gestione degli immobili comunali e delle procedure di ripristino della legalità.
L’incapacità dell’Ente di reagire
Nelle valutazioni conclusive il Ministero dell’Interno individua un elemento ritenuto decisivo: l’incapacità degli organi elettivi di garantire il rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e legalità dell’azione amministrativa.
Secondo la relazione, le criticità emerse non sarebbero il frutto di singoli episodi isolati, ma il risultato di un sistema amministrativo che avrebbe finito per risentire della volontà di soggetti «collegati direttamente e/o indirettamente alle organizzazioni criminali».
Per questo motivo il Viminale ritiene che la situazione non potesse essere superata attraverso prescrizioni o semplici interventi correttivi, giudicando invece necessaria la rimozione degli organi elettivi e l’affidamento del Comune a una commissione straordinaria per ripristinare le condizioni di legalità e imparzialità dell’amministrazione.
Le valutazioni finali del Ministero
Nella parte conclusiva, la relazione afferma che gli accertamenti hanno evidenziato un diffuso degrado degli uffici comunali. Viene descritto un quadro d’insieme segnato dall’intreccio tra contesto criminale, amministrazione e vita pubblica locale.
Il Ministero richiama una situazione nella quale la criminalità organizzata avrebbe potuto condizionare amministratori e dipendenti comunali. Viene inoltre evidenziata una condizione patologica dell’attività amministrativa.
Secondo la relazione, il quadro emerso non poteva essere affrontato con semplici prescrizioni o interventi parziali. Da qui la decisione di procedere allo scioglimento del consiglio comunale e all’affidamento dell’Ente alla commissione straordinaria per diciotto mesi.
Per Torre Annunziata si apre così una nuova fase. La relazione individua le crepe del sistema comunale in politica, uffici, servizi, partecipate, patrimonio, urbanistica, sicurezza e beni confiscati. Su questi fronti dovrà ora misurarsi la gestione straordinaria nominata dal Governo.

