Uccisa a 14 anni, Martina affidava le sue paure a ChatGpt
IL PROCESSO
26 Giugno 2026
IL PROCESSO

Uccisa a 14 anni, Martina affidava le sue paure a ChatGpt

La ragazzina di Afragola massacrata dal fidanzato
Tiziano Valle

«Come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?». Questa domanda, carica di un’ansia tanto profonda quanto lucida, Martina Carbonaro non l’ha confidata alla madre, al padre o a un’amica di scuola. L’ha digitata sullo schermo del suo smartphone, rivolgendosi a ChatGPT. La quattordicenne di Afragola, uccisa il 26 maggio 2025 dall’ex fidanzato Alessio Tucci, aveva scelto l’intelligenza artificiale come specchio delle proprie paure.

La rivelazione in udienza

Un dettaglio agghiacciante, emerso nel corso dell’udienza davanti alla seconda sezione della Corte di Assise di Napoli, dove si celebra il processo a carico del diciannovenne Tucci, reo confesso del delitto. A ricostruire l’inferno d’ansia e isolamento in cui viveva la vittima è stato il brigadiere Michele Carusone della stazione carabinieri di Afragola, che ha analizzato la copia forense del telefono della ragazzina.

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Una ragazzina sola

Dalle indagini emerge il ritratto di una quattordicenne profondamente sola. Secondo gli inquirenti, Martina non aveva un rapporto confidenziale con i genitori né con i coetanei. Nel suo isolamento, parlava solo con un amico del Nord Italia e, appunto, con l’assistente virtuale. Nelle chat con l’IA, risalenti ad alcuni mesi prima dell’omicidio, la giovane esprimeva il timore di negare il telefono al fidanzato, che pretendeva di controllarlo: «Mi sta salendo l’ansia, premetto che non ho fatto nulla e non voglio fare nulla». Eppure, schiacciata da una manipolazione psicologica sotterranea, Martina finiva per colpevolizzare se stessa, scrivendo di aver «sbagliato molto con lui» e di averlo «portato a non fidarsi».

La violenza reale

Un distorto senso di colpa che emergeva anche nella vita reale. Agli inizi di maggio 2025, dopo un litigio in cui Tucci l’aveva colpita con uno schiaffo talmente forte da romperle gli occhiali, era stata proprio Martina, il giorno successivo, a chiedergli scusa, convinta di averlo «trattato male» e di essersi «lamentata troppo». Nelle conversazioni con l’intelligenza artificiale, Martina sfogava anche l’amarezza per un palese doppio standard geometrico all’interno della relazione. Ricordava di quando lui si era appartato in una casa abbandonata con un’altra ragazza e di come gli amici di lui avessero minimizzato l’accaduto («Tutti quanti oggi lo fanno»). «Ma l’avessi fatto io – annotava amaramente Martina – sarebbe successo il finimondo, sarei stata una poco di buono».

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La reazione di Tucci

Quando la quattordicenne ha tentato di rifarsi una vita legandosi a un altro ragazzo, la reazione di Tucci è stata violenta. «Dopo due anni arriva questo che mi rovina la vita», le scriveva, alternando insulti a minacce esplicite. In un messaggio si legge: «Il karma esiste, devi morire per amore». In una fase successiva, il diciannovenne era apparso più accomodante, ma secondo i carabinieri si trattava solo di una strategia per convincerla ad accettare richieste di amicizia sui social e continuare a monitorare ogni suo movimento. Martina avvertiva il pericolo, tanto da scrivergli più volte: «Mi fai paura».

I timori nascosti

Una paura reale, espressa anche a una professoressa a scuola, che purtroppo non è bastata a salvarla. L’inedito e inquietante ruolo della tecnologia in questa tragedia è stato commentato con durezza dall’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro: «Molti ragazzi oggi si confidano con un computer, ma un computer non può essere la soluzione, non può chiedere aiuto per loro. Martina era abbastanza spaventata, aveva chiesto aiuto anche a un’insegnante e aveva detto più volte di avere paura: ci sono parecchie minacce che precedono questo tragico evento».

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Il sospetto della premeditazione

Il legale ha poi concluso ponendo l’accento sulla premeditazione del delitto, attualmente non contestata dall’accusa: «Sicuramente il messaggio di Tucci “il karma esiste, devi morire” verte in questa direzione. Nell’ottica del ragazzo c’era già questa previsione». Il processo prosegue, lasciando sullo sfondo l’immagine drammatica di una generazione che, davanti al baratro della violenza, si ritrova a cercare risposte in un algoritmo.