Gli sprechi della casta, allarme a Torre del Greco: i fari del Viminale sui «gettoni facili»
Torre del Greco. Il decreto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Torre Annunziata riaccende i riflettori sul (cattivo) funzionamento delle commissioni consiliari di palazzo Baronale e sulle spese-record per la casta all’ombra del Vesuvio.
Perché – al netto delle contestazioni relative ai collegamenti con la criminalità organizzata – le «attenzioni» del Viminale si sono concentrate lungamente sul «meccanismo» delle riunioni politiche finalizzate al riconoscimento dei gettoni per i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.
E alla luce dei rilievi degli ispettori del ministero dell’Interno, i ripetuti allarmi lanciati negli ultimi due anni dal segretario generale Domenico Gelormini – responsabile della trasparenza e dell’anticorruzione in municipio – ora sembrano assumere un «suono» già diverso e maggiormente preoccupante.
L’affondo del Viminale
La relazione del ministero dell’Interno dedica un intero paragrafo allo scandalo «gettonopoli» – un neologismo nato proprio per gli sprechi della politica registrati negli anni a Torre del Greco – e agli «evidenti elementi dell’illegalità imperante di un’amministrazione comunale avulsa dal rispetto delle regole».
Una prassi che, a Torre Annunziata come a palazzo Baronale, coinvolge tutti i consiglieri comunale sia di maggioranza sia di opposizione, in una «vicenda che ha evidenziato – si legge nella relazione degli ispettori del ministero dell’Interno – la spropositata liquidazione di gettoni di presenza corrisposti agli amministratori per la partecipazione alle commissioni consiliari, la cui fitta calendarizzazione, unitamente alla durata ridotta di ciascuna seduta, anche di soli 30 minuti, non sembra trovare alcuna valida giustificazione se non quella di massimizzare il numero di presenze dei consiglieri comunali, a cui era addirittura consentito di partecipare a più riunioni nel corso della stessa giornata».
Un «vulnus» introdotto a palazzo Baronale già durante il mandato da sindaco di Giovanni Palomba, con specifica modifica del regolamento del consiglio comunale approvata in aula su proposta della prima commissione consiliare all’epoca guidata da Gaetano Frulio, poi stabilmente «incollato» alla poltrona di capo dell’assise a 3.700 euro lordi al mese.
I costi-record
La possibilità di cumulo di gettoni «ha determinato un notevole aumento dei costi di funzionamento dell’organo consiliare – prosegue la relazione del Viminale – in modo particolare nel 2025».
In pratica, sembra di osservare la «fotografia» delle spese per la casta di palazzo Baronale: il totale dei costi dello scorso anno ha sfondato il muro dei 370.000 euro – media intorno a 30.000 euro al mese, con picchi da aprile a luglio e solo il mese di agosto con 26.000 euro – mentre nei primi quattro mesi del 2026, le spese per l’assise cittadina hanno già scavallato i 120.000 euro.
Gli allarmi ignorati
Eppure, sottolineano gli ispettori del ministero dell’Interno, la «situazione anomala» era stata «più volte rappresentata dal segretario generale dell’ente al presidente del consiglio comunale, ai presidenti delle commissioni consiliari e allo stesso sindaco senza che, tuttavia, sia stato disposto alcun intervento correttivo».
Lo stesso scenario registrato a palazzo Baronale, dove sono stati almeno quattro gli allarmi firmati dal segretario generale Domenico Gelormini a cui – a dispetto di estemporanee e infruttuose riunioni convocate da Gaetano Frulio con i presidenti di commissione – non sono seguiti cambiamenti nelle modalità di «funzionamento» degli organismi consiliari.
Eppure, il monito che arriva da Torre Annunziata è chiaro: «A questo proposito – l’osservazione del Viminale – viene rilevata l’assenza di un efficace sistema di controllo sull’operato dei consiglieri comunali da parte e soprattutto dello stesso organo consiliare, a cui compete esercitare un controllo politico-amministrativo anche su tale aspetto funzionale e organizzativo dell’istituzione comunale».
All’inventore del «bonus» della discordia non potranno non fischiare le orecchie.
Il nodo-incompatibilità
Nella relazione, infine, si richiama anche un secondo caso ampiamente dibattuto a palazzo Baronale e riportato da Metropolis Quotidiano in tempi non sospetti: il nodo-incompatibilità di diversi consiglieri comunali «inadempienti» con il pagamento dei tributi relativi alla Tari e non solo.
Altra questione sollevata dal segretario generale e poi finita nuovamente in qualche cassetto polveroso del Comune. Insomma, al netto di rischi legati alla malavita fortunatamente estranei a palazzo Baronale, le criticità all’ombra del Vesuvio non mancano.
E i fari del Viminale sono già, evidentemente, accesi su noti «talloni d’Achille» dell’attuale amministrazione comunale. Chiamata ora a cambiare registro non tanto per evitare il pericolo dello scioglimento bensì per frenare l’emorragia di soldi pubblici spesi senza criterio.
Perché i veri sprechi – a dispetto dei «manifesti» dell’opposizione – non sono per le feste e la cultura, ma per lo scriteriato «funzionamento» delle commissioni consiliari, vero e proprio «bancomat» della casta del Comune.
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