Attentato al giornalista Sigfrido Ranucci: 4 arresti tra Napoli e Avellino
LE INDAGINI
30 giugno 2026
LE INDAGINI

Attentato al giornalista Sigfrido Ranucci: 4 arresti tra Napoli e Avellino

Svolta nelle ricerche del raid dinamitardo sotto casa del conduttore di Report
Andrea Ripa

Svolta nelle indagini sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. I carabinieri hanno arrestato i quattro presunti componenti del commando che la sera del 16 ottobre 2025 fece esplodere un ordigno davanti all’abitazione del conduttore di Report, a Pomezia, alle porte di Roma. L’inchiesta, però, non è chiusa: gli investigatori sono ora al lavoro per risalire ai mandanti dell’azione intimidatoria.

Le misure cautelari sono state eseguite nelle prime ore della mattinata tra le province di Napoli e Avellino dai carabinieri del Comando provinciale di Roma, con il supporto dei militari territorialmente competenti. Tre degli indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre un quarto è stato posto agli arresti domiciliari, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Si tratta di Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano, in provincia di Napoli, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti nell’Avellinese. Il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di diverse migliaia di euro. I quattro hanno precedenti penali per droga e il 53enne in particolare tra i precedenti ha anche il sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione.

Gli arrestati sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo in luogo pubblico, minaccia e danneggiamento, tutti aggravati dall’aver agito in un gruppo composto da più di cinque persone e con modalità riconducibili al metodo mafioso.

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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il commando avrebbe agito su incarico di soggetti terzi, al momento ancora ignoti, eseguendo l’attentato come un “favore” in cambio di un compenso economico. Gli investigatori ritengono che i mandanti abbiano garantito ai presunti esecutori un articolato sistema di protezione, mettendo a disposizione denaro, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino predisponendo un eventuale piano di fuga all’estero qualora le indagini si fossero avvicinate ai responsabili.

L’esplosione, avvenuta davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, provocò la distruzione delle due automobili del giornalista, parcheggiate in strada, e danneggiò il muro di cinta della proprietà. Un episodio che destò grande allarme nel mondo dell’informazione e fu interpretato come un grave atto intimidatorio nei confronti dell’attività giornalistica.

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Le indagini hanno inoltre documentato i tentativi degli indagati di ostacolare il lavoro degli investigatori. Secondo l’accusa, gli arrestati avrebbero effettuato bonifiche per individuare eventuali microspie, distrutto schede telefoniche utilizzate durante la preparazione dell’attentato e concordato una linea difensiva comune improntata all’omertà, con l’obiettivo di nascondere il coinvolgimento del gruppo e, soprattutto, proteggere l’identità di chi avrebbe commissionato l’attentato.Proprio l’individuazione dei mandanti rappresenta ora il principale obiettivo della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che prosegue gli accertamenti per ricostruire l’intera rete di responsabilità dietro l’attacco al giornalista.