Torre del Greco, due pesi e due misure per gli «amici degli amici»: scontro Frulio-vigili
Torre del Greco. ««Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri» scriveva George Orwell nel suo celebre romanzo allegorico «La fattoria degli animali». Un capolavoro letterario – intriso di messaggi simbolici su false rivoluzioni e tirannia – evidentemente «dimenticato» dal presidente del consiglio comunale Gaetano Frulio, protagonista di un nuovo «incidente diplomatico» con degli agenti di polizia municipale del comando di largo Costantinopoli.
E’ accaduto durante i giorni «caldi» della Festa dei 4 altari, la rassegna recuperata e rilanciata dal sindaco Luigi Mennella per dare lustro e visibilità alla cultura e alle tradizioni di Torre del Greco: un appuntamento particolarmente atteso all’ombra del Vesuvio, ma capace di aprire un inatteso e imprevedibile fronte di scontro tra la seconda carica istituzionale di palazzo Baronale e i caschi bianchi.
La ragione? La «pretesa» del capo dell’assise di agevolare l’amico Carlo Esposito – già tesserato del Pd e abituale frequentatore del Comune, ospite fisso proprio di Gaetano Frulio e del capo di gabinetto – nel superare lo sbarramento di via Barbacane, disposto nell’ambito dei servizi di sicurezza previsti per la rassegna.
La cronaca dello scontro
I fatti, messi nero su bianco in una dettagliata relazione trasmessa al comandante dei vigili urbani Gennaro Russo – descrivono una dinamica capace di lasciare poco spazio a interpretazioni di sorta.
Tutto sarebbe iniziato intorno alle 18:30 di un sabato «blindato» per gli eventi della rassegna, quando al varco presidiato di via Barbacane si è presentato l’ex imprenditore del settore della ristorazione – in passato vittima di un controverso episodio di criminalità in corso Garibaldi, storica roccaforte del clan Falanga – in sella a un Piaggio Beverly.
Davanti al blocco, Carlo Esposito avrebbe dichiarato genericamente di fare parte dell’amministrazione comunale – un «titolo» magari inseguito, ma fino a oggi mai raggiunto – e avrebbe preteso di superare le transenne.
E davanti al secco «non è possibile» dei caschi bianchi – la targa del veicolo non compariva nell’elenco dei mezzi autorizzati – sarebbe scattato il classico «soccorso telefonico». L’amico di Gaetano Frulio chiama qualcuno per lamentarsi del diniego e prova a passare il cellulare all’agente di pattuglia.
L’operatrice, con impeccabile correttezza istituzionale, declina l’invito: al telefono non si parla con terzi e le deroghe passano solo per i canali ufficiali. Finita qui? Nemmeno per idea.
Qui la legge sono io, anzi no
Solo dieci minuti dopo, in via Barbacane sfreccia una Vespa. In sella c’è proprio Gaetano Frulio che, anziché placare gli animi e provare a chiarire il «disguido», punta dritto verso l’agente di polizia municipale con il tono – ascoltato mille volte in consiglio comunale – di chi vuole ristabilire le gerarchie del potere: «Il signore doveva venire da me, io volevo parlare con lei al telefono per dirle questa cosa, io le stavo dando un ordine».
Inutile il tentativo di spiegare che la polizia municipale prende ordini solo dalla catena di comando – ovvero comandante e sindaco – e che nessun esponente politico ha l’autorità per impartire ordini operativi diretti.
E qui Gaetano Frulio avrebbe rivendicato la carica di presidente del consiglio comunale, accusando i vigili urbani di «mancanza di flessibilità». Come se gli «amici dei politici» potessero godere di qualche passepartout rispetto alle ordinanze in vigore per i «semplici» cittadini.
E davanti all’irremovibilità dei vigili urbani si sarebbe passati – si legge nella relazione agli atti del comandante Gennaro Russo – alle velate minacce: «Se la vedo con una sigaretta in mano durante il servizio, la denuncio per violazione del regolamento del corpo». Un’intimidazione in piena regola. Solo un’ora più tardi, dopo un ordine formale arrivato via radio da un superiore della polizia municipale, lo scooter bianco otterrà il via libera. E Gaetano Frulio, tornato sul posto per godersi il «trionfo», esigerà persino il saluto istituzionale dall’agente di polizia municipale, prima di veder scorrere la transenna.
Il paradosso finale della vicenda sta nella reazione successiva del capo dell’assise. Non contento del polverone sollevato in strada, Gaetano Frulio ha persino preso carta e penna per inviare una nota riservata al comandante Gennaro Russo.
Una missiva per stigmatizzare la condotta dei caschi bianchi, praticamene “colpevoli” di avere preteso il rispetto della regole anche da un amico del capo dell’assise e sedicente collaboratore del sindaco.
Il precedente in aula
Per il presidente del consiglio comunale, d’altronde, non si tratta di una novità, ma di una pericolosa recidiva comportamentale. Già a metà gennaio scorso, Gaetano Frulio era stato il protagonista di un imbarazzante quanto grottesco siparietto tra le mura dell’assise cittadina, lasciando basiti colleghi e cittadini.
In quell’occasione, il capo dell’aula di palazzo Baronale si era esibito in una personalissima e spericolata interpretazione delle norme legislative, arrivando virtualmente a riscrivere il codice della strada a uso e consumo degli eletti. Ora il nuovo «incidente diplomatico»: l’imbarazzo che in queste ore serpeggia all’interno di palazzo Baronale è palpabile e qualcuno pensa di acquistare qualche copia de «La fattoria degli animali» per provare a imparare (finalmente) la lezione.
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