Torre del Greco, la festa dei 4 altari finisce in procura: la comunità ebraica querela sindaco e artista
LA POLEMICA
1 luglio 2026
LA POLEMICA

Torre del Greco, la festa dei 4 altari finisce in procura: la comunità ebraica querela sindaco e artista

Le ipotesi di reato: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il Comune e l'artista hanno sempre respinto le accuse
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Dalla protesta pubblica all’azione giudiziaria. A venti giorni dalla conclusione della festa dei Quattro Altari, la vicenda dell’opera Fractio panis approda in procura.

La comunità ebraica di Napoli e l’unione delle comunità ebraiche italiane hanno, infatti, depositato una denuncia-querela al palazzo di giustizia di Torre Annunziata nei confronti del sindaco Luigi Mennella e dell’artista Salvatore Seme, ipotizzando il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

L’opera della discordia

Si tratta dell’ultimo capitolo di una vicenda iniziata durante la tradizionale manifestazione religiosa e popolare che – a partire da venerdì 12 giugno e fino a domenica 14 giugno – ha riportato alla ribalta la tradizionale rassegna dedicata al Corpus Domini, con i gli altari «recuperati» dall’amministrazione comunale targata Luigi Mennella dopo un’assenza lunga 16 anni.

Tra le quattro opere commissionate dal Comune figurava anche Fractio panis, realizzata da Salvatore Seme e allestita in largo Costantinopoli.

L’opera – peraltro la più apprezzata sotto il profilo artistico, il cui bozzetto era stato approvato da una commissione composta anche da un rappresentante della Chiesa – reinterpretava in chiave contemporanea un episodio del Vangelo di Luca, quello del banchetto con i pubblicani e i peccatori, proponendo una riflessione sui vizi e sulle contraddizioni della società contemporanea.

A fare esplodere la polemica, una figura collocata sul lato sinistro della grande tela: un uomo anziano – vestito di nero, con barba e cappello – intento a contare una mazzetta di denaro.

Per la comunità ebraica di Napoli la raffigurazione riproponeva uno dei più antichi stereotipi dell’antisemitismo europeo – l’ebreo avido e usuraio – utilizzato per secoli nella propaganda antigiudaica e poi ripreso dall’iconografia nazista. In una lettera indirizzata al sindaco, la comunità definì «inaccettabile» l’esposizione di quell’immagine nello spazio pubblico e chiese l’immediata rimozione, riservandosi eventuali iniziative legali.

Anche la diocesi di Torre del Greco espresse pubblicamente dispiacere per l’accaduto, prendendo le distanze da qualsiasi possibile lettura discriminatoria dell’opera e arrivando perfino a calpestare decenni di storia sostenendo (non senza fantasia) come la festa dei Quattro Altari non avesse natura religiosa.

La linea de Comune

Il Comune, coerentemente, scelse di non rimuovere l’altare. Il sindaco Luigi Mennella respinse le accuse di antisemitismo, sottolineando come l’opera andasse letta nel suo complesso e nel contesto evangelico da cui traeva ispirazione.

Secondo il primo cittadino il personaggio contestato rappresentava uno dei pubblicani citati nel Vangelo, categoria tradizionalmente associata agli esattori delle tasse, e non vi era alcuna intenzione di identificare quella figura con il popolo ebraico. «Non la rimuoviamo» la posizione assunta dall’amministrazione comunale, che rivendicò la libertà espressiva dell’artista e negò qualsiasi intento discriminatorio.

Non solo. A margine di un concerto in piazza, Luigi Mennella ribadì dal palco come «Torre del Greco è una città che riconosce e tutela la dignità di ogni persona e rifiuta ogni forma di discriminazione, di razzismo e di anti-semitismo perché Torre del Greco è accogliente e inclusiva». Parole forti e chiare, in teoria inequivocabili per qualsiasi comunità.

Le ragioni dell’artista

Sulla stessa linea Salvatore Seme, tra i più noti e apprezzati pittori italiani di arte sacra, pronto a spiegare come Fractio panis nascesse esclusivamente dalla narrazione evangelica.

Nella descrizione collocata ai piedi dell’opera, l’autore richiamava esplicitamente il passo del Vangelo di Luca in cui Gesù siede a tavola con pubblicani e peccatori, chiarendo che il denaro rappresentava il riferimento agli esattori delle imposte presenti nel racconto biblico e non un’allusione agli ebrei.

L’artista ha, quindi, sempre respinto con decisione l’accusa di avere diffuso un messaggio antisemita.

Il nuovo affondo

Le spiegazioni, evidentemente, non hanno convinto la comunità ebraica napoletana né l’Ucei, che ora hanno deciso di rivolgersi alla magistratura.

Nella denuncia-querela depositata alla procura di Torre Annunziata si sostiene che il dipinto diffonderebbe «un messaggio inequivocabilmente antisemita» attraverso una rappresentazione che riprodurrebbe il tradizionale stereotipo dell’ebreo «nemico del bene e della carità, interessato soltanto al denaro».

Secondo i firmatari dell’esposto, il messaggio sarebbe «gravemente antisemita, di ispirazione nazista e manifestamente discriminatorio». La comunità ebraica di Napoli e l’Ucei sono assistite dal penalista Pier Giacinto Di Fiore.

Sarà ora la procura di Torre Annunziata a valutare il contenuto dell’esposto e ad accertare se nell’esposizione dell’opera artistica sussistano gli estremi del reato contestato oppure se – come sostenuto dal primo momento dall’amministrazione comunale e dall’autore – la rappresentazione rientri nell’ambito della libertà artistica e della rilettura iconografica del testo evangelico.

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