Torre del Greco, l’altare e l’accusa di anti-semitismo: «No alla criminalizzazione dell’arte»
L'ESPOSTO IN PROCURA
4 luglio 2026
L'ESPOSTO IN PROCURA

Torre del Greco, l’altare e l’accusa di anti-semitismo: «No alla criminalizzazione dell’arte»

Il comitato per la pace «difende» Mennella e l'artista Seme
Alberto Dortucci

Torre del Greco. La denuncia presentata dalla comunità ebraica di Napoli e dall’unione delle comunità ebraiche italiane nei confronti del sindaco Luigi Mennella e dell’artista Salvatore Seme scatena il dibattito all’ombra del Vesuvio.

Dopo giorni di polemiche e decine di interventi sui social, dove numerosi cittadini hanno espresso solidarietà al primo cittadino e all’autore dell’opera Fractio Panis, arriva adesso anche una presa di posizione pubblica organizzata.

Il comitato Torre in Movimento per la Pace ha diffuso un documento con cui manifesta «la più ferma e convinta solidarietà umana, istituzionale e artistica» al sindaco e al maestro Salvatore Seme, definendo la vicenda un passaggio delicato per la tutela della libertà di espressione artistica.

Nella nota il comitato ribadisce la lettura – già sostenuta dall’amministrazione comunale e dall’artista – secondo cui Fractio Panis rappresenta una libera interpretazione del racconto evangelico del pubblicano Levi, ispirata ai tradizionali codici iconografici dell’arte sacra e «priva di qualsiasi intento discriminatorio, denigratorio o antisemita».

Insomma, nessun richiamo anti-semita o volontà di cavalcare storici stereotipi legati agli ebrei.

Secondo i rappresentanti del comitato Torre in Movimento per la Pace, la querela depositata in procura rischierebbe di trasformarsi in «un pericoloso precedente» capace di incidere sulla libertà di creazione artistica. L’arte, si legge ancora nella nota, si esprime «attraverso simboli, metafore e rielaborazioni storiche che non possono essere assoggettate a censure preventive o a interpretazioni decontestualizzate».

Il documento sottolinea, allo stesso tempo, il rispetto per «la sensibilità di ogni comunità religiosa» e ribadisce il rifiuto di qualsiasi forma di razzismo e intolleranza, sostenendo che la difesa delle tradizioni popolari e della libertà artistica rappresenti un patrimonio irrinunciabile della democrazia.

Nella parte finale, il comitato distingue inoltre la critica politica alle operazioni militari dello Stato d’Israele dall’antisemitismo ed esprime fiducia nel lavoro della magistratura, auspicando che venga chiarita «la totale buona fede degli indagati» e la natura esclusivamente culturale e devozionale della manifestazione.

La mobilitazione conferma come la vicenda abbia ormai superato i confini della controversia artistica, trasformandosi in un caso destinato a dividere l’opinione pubblica cittadina mentre la procura di Torre Annunziata è chiamata a valutare la fondatezza delle accuse contenute nella denuncia presentata dalla comunità ebraica.

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