Sant’Antonio Abate | Pizzo da 250mila euro, l’ex boss pentito sconterà l’ergastolo
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5 luglio 2026
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Sant’Antonio Abate | Pizzo da 250mila euro, l’ex boss pentito sconterà l’ergastolo

Definitiva la condanna a 4 anni e 6 mesi per Gioacchino Fontanella. Ha Perso i privilegi per la sua collaborazione: il fine pena mai in cella
Michele De Feo

Tentata estorsione da 250mila euro ad un imprenditore di Scafati: condannato in via definitiva a quattro anni e mezzo di carcere il boss Gioacchino Fontanella. La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell’ex collaboratore di giustizia, rendendo irrevocabile la sentenza emessa nei suoi confronti per il tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso ai danni del titolare di una ditta di trasporti di Scafati. La Suprema Corte ha così confermato integralmente la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Salerno.

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I fatti risalgono all’estate del 2024. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini e poi condiviso da tutti i giudici che si sono occupati del procedimento, Fontanella si presentò nell’azienda dell’imprenditore chiedendogli una tangente di 250mila euro. Una richiesta avanzata senza giri di parole e motivata con la necessità di reperire in pochi giorni una grossa somma di denaro. «Devo apparare una grossa cifra», avrebbe spiegato alla vittima, aggiungendo di essersi già rivolto ad altri imprenditori per ottenere il denaro. L’imprenditore non cedette alla richiesta e chiese del tempo. Pochi giorni dopo, come ricostruito dagli investigatori, vi fu un secondo contatto, finalizzato a riscuotere la somma.

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In manette anche il suo complice

Anche quell’episodio venne immediatamente riferito ai carabinieri. La denuncia della vittima consentì alla Direzione distrettuale antimafia di avviare rapidamente le indagini. A dare forza all’impianto accusatorio non furono soltanto le dichiarazioni dell’imprenditore, ritenute attendibili e coerenti, ma anche i filmati dell’impianto di videosorveglianza dell’azienda. Le telecamere ripresero gli incontri avvenuti all’interno della ditta e documentarono la presenza di Fontanella nei momenti indicati dalla persona offesa.

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Proprio quei riscontri hanno costituito uno degli elementi principali sui quali si sono fondate prima la condanna in abbreviato, poi la conferma in appello e, adesso, il definitivo verdetto della Cassazione. L’episodio di Scafati non è stato l’unico contestato all’ex boss in quel periodo. Fontanella è stato coinvolto in un secondo procedimento per un’altra tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, questa volta ai danni di un imprenditore impegnato anche in politica a Sant’Antonio Abate. Secondo la ricostruzione della Dda, in quel caso la richiesta estorsiva arrivò addirittura ad un milione di euro. Anche quella vittima denunciò immediatamente l’accaduto, consentendo agli investigatori di ricostruire l’intera vicenda e portare il procedimento davanti ai giudici. L’ex collaboratore di giustizia ha nel frattempo perso tutti i benefici connessi al suo status ed è tornato a scontare l’ergastolo per un omicidio commesso negli anni Novanta, dopo la revoca della libertà vigilata di cui aveva beneficiato.

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