Chiara Ranieri, l’arpa oltre le paure: «La musica mi ha insegnato a credere in me»
C’è chi sceglie uno strumento e chi, invece, viene scelto dalla musica. È il caso di Chiara Ranieri, giovanissima arpista di Sant’Antonio Abate. Ha deciso di dedicare il proprio percorso artistico a uno degli strumenti più affascinanti e complessi del panorama musicale. Dietro il suono delicato dell’arpa, però, si nasconde una storia fatta di sacrifici, ostacoli e battaglie interiori. Una storia che dimostra come il talento, da solo, non basti.
La passione di Chiara nasce quasi per caso. Tutto inizia davanti alla televisione, durante il tradizionale Concerto di Natale dell’Orchestra Rai. Ascoltando le note di Čajkovskij, vive quello che lei stessa definisce un colpo di fulmine. «Mi innamorai del suo suono così soave, delicato. Fu proprio amore a prima vista», racconta con un sorriso.
Per una bambina di appena dieci anni era una scelta insolita. La famiglia, però, decide di sostenerla. Nonostante le difficoltà economiche e logistiche legate a uno strumento così particolare, sceglie di credere nel suo sogno.
Il ruolo degli insegnanti e le prime difficoltà
Nel percorso di un musicista, il talento incontra inevitabilmente chi ha il compito di formarlo. È proprio qui che Chiara affronta il primo vero ostacolo. «L’insegnante influenza tutto, perché ti forma non solo musicalmente, ma anche come persona».
Quelle parole acquistano ancora più significato quando racconta l’esperienza vissuta con un maestro che non si è dimostrato all’altezza del suo ruolo. «Non è stato per niente facile. Mi portavo dietro diversi problemi che poi hanno scaturito anche difficoltà personali e psicologiche».
Dietro l’immagine romantica del musicista esiste una realtà diversa. È fatta di pressioni, aspettative e fragilità. Sono aspetti di cui si parla ancora troppo poco. «Non è tutto rose e fiori», sottolinea. «C’è del marcio in ogni ambiente».
Il mondo della musica è estremamente competitivo. Entrare in un’orchestra, lavorare in un teatro o insegnare richiede anni di sacrifici. È un percorso lungo e spesso incerto. Per questo motivo vengono messe alla prova non solo le capacità tecniche, ma anche l’equilibrio psicologico.
I momenti di crisi e il sostegno della famiglia
Anche Chiara ha conosciuto il peso del dubbio.«Ci sono stati momenti in cui pensavo di non essere abbastanza». La paura di non essere all’altezza e il confronto continuo con gli altri hanno reso il percorso ancora più difficile. Per un periodo ha perfino pensato di lasciare tutto.
A darle la forza di continuare sono stati due elementi fondamentali. Da un lato sono arrivati insegnanti capaci di restituirle fiducia. Dall’altro non è mai mancato il sostegno della famiglia. «Hanno fatto uscire una parte di me che non conoscevo».
L’ansia da palcoscenico e la voglia di cambiare
La battaglia più difficile è rimasta quella contro l’ansia da palcoscenico. Audizioni, concorsi e concerti diventavano ogni volta un confronto con sé stessa. «Il controllo dell’esecuzione sul palco mi ha sempre destabilizzato».
Secondo Chiara, nei conservatori il tema della salute mentale è ancora troppo trascurato. «Non se ne parla abbastanza». A pesare è una mentalità legata alla “vecchia scuola”. Il rigore e la perfezione tecnica spesso lasciano poco spazio alle emozioni degli studenti. Qualcosa, però, sta cambiando.
«Stanno uscendo insegnanti giovani, empatici, che possono aiutare gli allievi a gestire le emozioni in modo diverso.»
Un messaggio di serenità attraverso la musica
Oggi Chiara racconta di aver imparato a conoscersi. Ha imparato a convivere con le proprie paure e a trasformarle in musica. Per questo, quando sale sul palco, non cerca soltanto un’esecuzione perfetta.
«Vorrei trasmettere tranquillità». È il dono che desidera lasciare al pubblico. Una serenità conquistata dopo anni di dubbi, sacrifici e lavoro su sé stessa. La sua storia dimostra che il talento non significa soltanto saper suonare uno strumento. Significa anche trovare la forza di non arrendersi quando la musica sembra essere coperta dal rumore delle proprie paure.

