#BEATBOT, TECNOMANIA
7 luglio 2026

Sora 30, la soluzione completa senza cavi per pulire la piscina

Autonomia fino a cinque ore per il robot che tiene in ordine fondo, pareti e linea d’acqua
Gennaro Annunziata

Ci si accorge davvero di quanto impegno richieda mantenere in ordine una piscina non nei giorni in cui l’acqua è perfetta. Lo si nota la mattina dopo un temporale, dopo una giornata di vento, o dopo un pomeriggio passato con bambini e ospiti. Qualche foglia affonda, gli insetti si accumulano vicino ai bordi, la polvere resta sul fondo, la linea d’acqua comincia a segnarsi e le piattaforme basse diventano il punto in cui tutto si ferma. È in quel momento che il lavoro di un robot senza cavi smette di essere una comodità astratta e diventa qualcosa di molto concreto.

Il Sora 30 di Beatbot nasce per affrontare proprio questa routine. Non è il modello più performante della famiglia, perché sopra di lui c’è il Sora 70 con pulizia attiva della superficie, cestello più grande e funzioni più evolute. Non è nemmeno il dispositivo d’ingresso.

È il modello intermedio, quello che prova a mettere insieme le funzioni davvero utili per la maggior parte delle piscine senza arrivare al prezzo e alla complessità del top di gamma.
Durante i giorni di prova lo abbiamo utilizzato senza creare condizioni ideali. Lo abbiamo messo al lavoro dopo giornate di calma, ma anche dopo giornate ventose, con il fondo sporco, foglie cadute dagli alberi, insetti e piccoli residui vegetali. La piscina, insomma, non è stata mai nelle stesse condizioni, e proprio questa variabilità ci ha permesso di capire meglio il comportamento del Sora 30.
L’assenza del cavo cambia subito il rapporto con il prodotto. Non bisogna stendere nulla a bordo piscina, non ci sono galleggianti da sistemare, non si deve controllare che il filo non si attorcigli o interferisca con scalette e arredi. Si carica, si sceglie la modalità, si mette in acqua e si lascia lavorare. Ed è proprio questo tipo di semplificazione che porta a usare più spesso il robot.

Il Sora 30 ha una presenza importante, ma non intimidisce. Le sue dimensioni (43,4 × 38,6 × 26,7 cm) sono quelle di un robot “serio” con scocca ampia e robusta, cingoli laterali pensati per garantire un’ottima aderenza sia sul fondo che sulle pareti.
Con un peso di circa 9 kg a secco, si trasporta senza particolari difficoltà dal punto di ricarica alla piscina. La situazione cambia quando lo si recupera a fine ciclo, quando il robot è inevitabilmente più pesante a causa dei rifiuti raccolti. Non è un aspetto da sottovalutare. Come qualsiasi robot senza cavo, dopo ogni utilizzo va estratto dalla vasca, pulito e rimesso in carica.
La qualità costruttiva convince soprattutto nell’uso quotidiano. Non trasmette la sensazione premium tipica di alcuni modelli di fascia alta, ma dà l’idea di un prodotto progettato per essere utilizzato senza troppe attenzioni.

Le plastiche appaiono solide, le parti mobili non trasmettono un senso di fragilità e il cestello di raccolta, accessibile dall’alto, può essere estratto senza dover capovolgere il robot. Dopo un ciclo con foglie, terriccio e altri detriti, poter rimuovere il cestello in pochi secondi, senza dover armeggiare con sportelli complessi o incastri poco intuitivi, rende la manutenzione decisamente più pratica.

Anche la colorazione ha una sua utilità concreta. La versione Deep Blue è più discreta mentre quella Cosmic Orange è facile da individuare sott’acqua, soprattutto quando il robot si ferma in una zona d’ombra o in prossimità di una parete. Nelle piscine con rivestimenti chiari o caratterizzate da forti riflessi, la colorazione arancione facilita l’individuazione del robot.

La caratteristica più interessante del Sora 30 è la copertura di 4 aree. Non si limita al fondo, come fanno molti robot più semplici, ma sale sulle pareti, lavora lungo la linea d’acqua e riesce a muoversi anche su piattaforme poco profonde, purché ci sia acqua sufficiente e lo spazio non sia troppo stretto. È una caratteristica che cambia la percezione del prodotto, perché la sporcizia non si distribuisce mai in modo ordinato.
Sul fondo il comportamento è quello più convincente. Il robot procede con una logica metodica, non rapidissima, ma costante. Con terriccio leggero, capelli e insetti il risultato è buono già al primo ciclo, soprattutto se la piscina era stata pulita nei giorni precedenti. Con foglie più grandi riesce a raccogliere molto, ma non tutto dipende dalla potenza di aspirazione. La forma della foglia, il punto in cui si deposita e l’eventuale accumulo vicino agli angoli incidono parecchio. Le foglie isolate vengono aspirate senza problemi. Gli accumuli compatti in un angolo richiedono più pazienza e, qualche volta, un passaggio manuale finale con il retino.
Sulle pareti il Sora 30 si comporta meglio di quanto ci si aspetti da un cordless di questa fascia. Sale con una certa sicurezza quando la superficie è regolare e non troppo scivolosa, raggiunge la linea d’acqua e lavora con le spazzole in modo abbastanza energico da rimuovere il deposito leggero. Se la linea d’acqua viene mantenuta con regolarità, il robot aiuta a non farla peggiorare. Se è già segnata, non la riporta magicamente a nuovo.

Le piattaforme basse sono uno degli scenari più utili. Nelle piscine moderne, con gradoni, spiaggette e zone relax a bassa profondità, lo sporco tende a fermarsi proprio lì. Il Sora 30 riesce a lavorare dove altri robot si bloccano o non entrano proprio. Nelle zone più ampie e regolari la copertura è buona. Su gradini stretti, spigoli vivi e piccoli cambi di quota, invece, può perdere precisione. Non è tanto un limite di aspirazione quanto di geometria. Un robot di queste dimensioni ha bisogno di spazio per girarsi, allinearsi e riprendere il percorso.

Il dato dichiarato per l’aspirazione, fino a 25.700 litri all’ora, colpisce. Nella prova si è tradotto in una raccolta rapida di sabbia, insetti, capelli e residui vegetali leggeri già dal primo ciclo.
Il filtro da 150 micron è coerente con il tipo di prodotto. Trattiene bene lo sporco visibile, quello che infastidisce quando si guarda il fondo o si entra in acqua. Non è però pensato per eliminare da solo la polvere finissima, il polline più leggero o quella velatura microscopica che a volte resta sospesa. Per quella parte entrano in gioco l’impianto di filtrazione della piscina e la chimica dell’acqua. È un punto importante, perché un robot non è un sistema completo di trattamento dell’acqua.
La capacità di raccolta è più che adeguata per la manutenzione ordinaria. Abbiamo svuotato il cestello dopo ogni ciclo non perché fosse sempre pieno, ma perché è la pratica più sensata per mantenere costante la resa. Lasciare residui vegetali, capelli e sabbia nel cestello tra un utilizzo e l’altro non aiuta né l’igiene né il flusso d’aspirazione. Il robot pulisce la piscina, ma qualcuno deve pulire il robot.

La batteria da 10.000 mAh è uno dei motivi per cui il Sora 30 ha senso rispetto a molti cordless più economici. L’autonomia dichiarata arriva fino a 5 ore nei cicli dedicati al fondo, mentre nelle modalità più complete, con pareti e linea d’acqua, si scende. Nella pratica, la durata è sufficiente per coprire senza ansia una piscina di dimensioni medio grandi, purché il ciclo scelto sia coerente con lo sporco presente.
Abbiamo alternato cicli più brevi a sessioni più lunghe. Quando la piscina era stata usata il giorno prima e presentava sporco leggero, un ciclo standard non troppo esteso è bastato a riportare il fondo in ordine. Dopo vento e presenza più abbondante di foglie, ha avuto più senso lasciarlo lavorare più a lungo.

La ricarica tramite alimentatore in dotazione da 65 W richiede alcune ore (da 0 a 100% in circa 4,5 ore). La routine più comoda è usarlo, svuotarlo, sciacquare il cestello e rimetterlo in carica in modo che sia pronto per il ciclo successivo. Chi immagina di farlo lavorare più volte nella stessa giornata deve considerare i tempi di ricarica. Per l’uso ordinario, però, un ciclo al giorno o a giorni alterni è lo scenario più realistico.

L’app Beatbot serve a impostare e a gestire il robot. La configurazione tramite Bluetooth e Wi-Fi dual band è abbastanza semplice. Una volta associato, si possono selezionare le modalità, verificare lo stato, ricevere aggiornamenti e impostare il tipo di ciclo. Il collegamento è utile, soprattutto per evitare di affidarsi solo al comando fisico sul robot, che non è sempre immediato al primo utilizzo.
Il punto da chiarire è un altro. Quando il Sora 30 lavora sott’acqua, non diventa un drone subacqueo da pilotare in tempo reale. Il segnale non consente il controllo mentre il robot è sul fondo o sulle pareti. Per chi si aspetta di correggere il percorso in diretta, magari mandandolo verso un cumulo di foglie visto dal bordo, è un limite evidente.
La navigazione del Sora 30 è più evoluta di quella dei robot che si limitano a cambiare direzione dopo il contatto con una parete.

Il sistema SonicSense utilizza 14 sensori, di cui 2 a ultrasuoni, per riconoscere ostacoli, pareti, gradini e cambi di quota, mentre la logica di pulizia lavora con percorsi a S pensati per coprire in modo ordinato il fondo della piscina.

Nell’uso reale questo si traduce in movimenti abbastanza regolari, meno casuali di quanto si potrebbe pensare osservandolo da bordo vasca.
Non siamo però davanti a un robot con visione artificiale o camera capace di individuare lo sporco e dirigersi verso i detriti in tempo reale. Il Sora 30 pianifica e corregge il percorso, evita meglio gli ostacoli rispetto ai modelli più semplici e segue traiettorie più razionali, ma non “vede” la foglia o il cumulo di terra come farebbe un sistema dotato di riconoscimento visivo.

Per questo, nelle piscine regolari la copertura risulta molto convincente, mentre in presenza di angoli stretti, gradini piccoli, rientranze o accumuli localizzati può comunque lasciare qualche residuo.
È il classico comportamento di un robot che lavora bene nell’ottanta o novanta per cento delle situazioni reali, ma non sostituisce del tutto l’occhio umano quando c’è uno sporco localizzato in un punto scomodo.

Il sistema Smart Water-Surface Parking è una delle funzioni che sembrano minori finché non si usa il robot più volte. Al termine del ciclo, il Sora 30 tende a portarsi verso la superficie o comunque verso un punto più comodo da raggiungere, eliminando la necessità di andare a cercarlo sul fondo. In una piscina profonda questo dettaglio può fare la differenza tra un recupero semplice e un piccolo fastidio. Durante la nostra prova, nella maggior parte dei casi il robot si è fatto trovare in una posizione comoda. In qualche occasione è stato solo necessario avvicinarlo con il gancio in dotazione.
Il Sora 30 non è lo strumento ideale per la prima pulizia stagionale. Può aiutare, ma non è nato per sostituire una pulizia manuale profonda o un intervento con attrezzatura più potente. Il suo terreno è la continuità. Si tratta di un robot che dà il meglio di sé quando viene inserito in una routine di manutenzione, con utilizzi regolari, piuttosto che come soluzione d’emergenza per una piscina trascurata per settimane. Usato spesso, evita che si arrivi al punto critico.
Gli angoli stretti sono il limite più ricorrente. Il robot può entrarci, sfiorarli, ripassarci, ma non sempre riesce a raccogliere tutto. Le zone vicino ai gradini richiedono lo stesso realismo. Le piattaforme ampie vengono gestite bene, i gradini piccoli meno. Non è una bocciatura, è fisica. Un robot con cingoli, spazzole e scocca larga ha bisogno di spazio per lavorare correttamente.
La linea d’acqua viene mantenuta meglio di quanto ci aspettassimo, soprattutto se non è già sporca da settimane. Non sostituisce una spugna nei punti più ostinati, ma permette di rimandarla.

Il cestello da circa cinque litri è una scelta azzeccata. Si accede dall’alto, si estrae senza manovre complicate e contiene abbastanza sporco per un ciclo ordinario anche quando la piscina non è perfetta. Lo svuotamento è semplice con foglie, insetti e residui grossolani. Basta aprire, estrarre, capovolgere e risciacquare. La sabbia e lo sporco fine richiedono più attenzione. Tendono a fermarsi negli angoli, nelle scanalature e nella maglia filtrante. Se ci si limita a una sciacquata veloce, qualcosa resta.
Il Sora 30 si colloca nella fascia media dei robot senza fili per piscina. L’attuale prezzo scontato in Italia (578 euro su Amazon e nel sito del produttore) lo rende interessante soprattutto perché rende accessibili funzioni che fino a poco tempo fa erano tipiche di modelli più costosi.

Lo consigliamo a chi usa spesso la piscina, vuole ridurre le pulizie manuali e ha bisogno soprattutto di tenere in ordine fondo, pareti, linea d’acqua e piattaforme basse. È meno indicato per chi combatte ogni giorno con grandi quantità di foglie galleggianti, per chi cerca un controllo remoto in tempo reale sott’acqua o per chi vuole una filtrazione finissima paragonabile a quella di sistemi specialistici.
Gennaro Annunziata