Tensione alle stelle al processo sulla morte di Maradona, sfiorata la rissa tra avvocati
IL D10S DEL CALCIO
15 luglio 2026
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Tensione alle stelle al processo sulla morte di Maradona, sfiorata la rissa tra avvocati

Insulti e animi roventi, sospesa l'udienza dopo lo scontro legale in tribunale
Andrea Ripa

Momenti di forte tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona, in corso a Buenos Aires. Un acceso scontro tra i legali delle parti ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza, con gli animi che si sono surriscaldati fino a sfiorare lo scontro fisico.A far esplodere la discussione è stata la deposizione di un testimone che, secondo l’avvocato della famiglia Maradona Fernando Burlando, avrebbe risposto in maniera reticente, ripetendo più volte «non ricordo». Da qui il duro confronto con Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, principale imputato nel procedimento.

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Lo scambio di accuse è rapidamente degenerato. Il giudice ha sospeso il dibattimento, ma il faccia a faccia è proseguito anche all’esterno dell’aula, dove i due avvocati sono arrivati quasi alle mani, rendendo necessario l’intervento del personale di sicurezza.Secondo quanto riportato dai media argentini, durante il litigio sono volati anche pesanti insulti. «Cretino, vieni fuori», avrebbe urlato uno dei legali, mentre l’altro avrebbe replicato dandogli del «pagliaccio».

Al termine dell’episodio, entrambi sono stati convocati dal giudice e formalmente ammoniti. Il magistrato li ha avvertiti che, in caso di nuovi comportamenti incompatibili con il regolare svolgimento del processo, potrebbe disporne l’espulsione dall’aula. Dopo oltre un’ora di sospensione, il dibattimento è ripreso, pur in un clima di evidente tensione.Il processo, giunto ormai al quarto mese, riguarda sette componenti dello staff medico che ebbero in cura Maradona dopo il delicato intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.

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L’ex campione argentino, morto il 25 novembre 2020 all’età di 60 anni, decedette a causa di una crisi cardiorespiratoria aggravata da un edema polmonare mentre si trovava ricoverato nella sua abitazione. Nel corso della requisitoria, la Procura ha parlato di un’assistenza sanitaria gravemente inadeguata, definendo il ricovero domiciliare «segnato dalla crudeltà».«Il mondo ha visto com’era il corpo di Diego dopo la morte, non hanno fatto nulla. Diego Maradona ha iniziato a morire dodici ore prima della sua vera morte. Se fosse stato trasferito in una clinica durante quelle ore si sarebbe salvato. È stata un’indifferenza letale e criminale», ha sostenuto il pubblico ministero, ribadendo la tesi dell’accusa secondo cui l’ex fuoriclasse avrebbe potuto essere salvato con cure adeguate e un tempestivo ricovero in ospedale.