Torre Annunziata, il paradosso Pd: chi chiede il rinnovamento sono ex amministratori
Il paradosso
19 luglio 2026
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Torre Annunziata, il paradosso Pd: chi chiede il rinnovamento sono ex amministratori

Il documento che denuncia la presenza dei «soliti» nel Partito è firmato da ex protagonisti della politica cittadina
Antonio Di Martino

Il paradosso politico esplode tutto in una volta. A invocare un profondo rinnovamento del Partito democratico di Torre Annunziata sono alcuni dei protagonisti delle amministrazioni cittadine degli ultimi quindici anni.

Il documento, che fino a poche ore prima circolava in forma anonima, ora ha nomi e cognomi. La sua diffusione cambia inevitabilmente prospettiva. A chiedere una discontinuità con il passato sono ex assessori ed ex consiglieri comunali che quel passato lo hanno vissuto da protagonisti.

Torre Annunziata, chi firma il documento del Pd

A sottoscrivere il documento, tra gli altri, sono Tania Sorrentino, ex vicesindaco dell’amministrazione guidata da Corrado Cuccurullo, sciolta per infiltrazioni mafiose. Figurano anche Lina Nappo, ex assessore alla Cultura della stessa giunta, Aldo Ruggiero, già consigliere comunale ed ex assessore, oltre che padre di Gaetano Ruggiero, consigliere della maggioranza Cuccurullo e indagato nell’inchiesta sui rimborsi.

Tra i firmatari compaiono inoltre Pietro Lucibelli, ex consigliere comunale durante l’amministrazione del sindaco Giosuè Starita, e Francesco Savarese, ex segretario cittadino del Pd ed ex assessore nella giunta Starita.

È questo l’aspetto destinato a far discutere. Le accuse contro l’attuale gruppo dirigente non arrivano da una nuova generazione di iscritti. Non provengono neppure da esponenti rimasti ai margini della vita del partito. Arrivano invece da figure che hanno ricoperto incarichi istituzionali e politici nelle amministrazioni che hanno segnato la storia recente della città.
Un elemento che trasforma il documento in un caso politico, prima ancora che in un atto di denuncia.

Le accuse alla dirigenza del Pd

Nel testo finiscono nel mirino il segretario cittadino Ciro Passeggia, il segretario metropolitano Francesco Dinacci e quella che viene definita la vecchia classe dirigente del Pd.

I firmatari contestano le dichiarazioni di Dinacci sulla «svolta morale» e sulla «netta discontinuità». Sostengono che non possa esistere un vero cambiamento se il partito continua ad affidarsi agli stessi protagonisti della politica locale.

Le critiche riguardano anche l’attuale direttivo cittadino. Secondo il documento, sarebbe stato costituito attraverso surroghe e nomine «ad personam», senza un reale coinvolgimento della base e con l’obiettivo di conservare gli equilibri interni.

A Passeggia viene contestato di non aver rotto con gli schemi del passato. I firmatari gli attribuiscono anche la responsabilità di non aver dato quella svolta che molti iscritti si aspettavano.

L’affondo finale è rivolto ai cosiddetti «draghi» della politica locale. Sono accusati di continuare a orientare le scelte del partito, nonostante i ripetuti richiami al rinnovamento.

Il documento richiama anche il «continuum» descritto nella relazione della commissione prefettizia. Inoltre accusa la dirigenza metropolitana di non aver mai realmente interrotto quel sistema.

Il punto destinato a far discutere resta però un altro. La richiesta di azzerare il gruppo dirigente e affidare il circolo a un commissario ad acta arriva da esponenti che, in momenti diversi, hanno contribuito alla guida politica e amministrativa della città.

È questo l’elemento che rende il documento il simbolo di un evidente paradosso. Il cambiamento viene invocato da chi ha rappresentato, negli ultimi quindici anni, una parte significativa della storia amministrativa di Torre Annunziata.