Castellammare | I parenti dei boss nominati scrutatori per il referendum sul lavoro
IL DOSSIER SULLO SCIOGLIMENTO
22 luglio 2026
IL DOSSIER SULLO SCIOGLIMENTO

Castellammare | I parenti dei boss nominati scrutatori per il referendum sul lavoro

Nominati i parenti di un killer di camorra e di un pentito
Michele De Feo

Anche la nomina degli scrutatori per i referendum abrogativi sul lavoro del 2025 entra nella relazione della commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. Secondo quanto riportato nel dossier degli 007 inviati a Palazzo Farnese dalla prefettura, tra le nomine effettuate sarebbero emersi nove casi ritenuti meritevoli di approfondimento per i legami di parentela con esponenti dei clan D’Alessandro e Cesarano.

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Tra di loro ci sono i parenti di un killer di camorra e di un attuale collaboratore di giustizia. Una vicenda che, già nei mesi precedenti, aveva alimentato un acceso confronto politico in città. A sollevare il caso era stato il consigliere comunale di minoranza Antonio Cimmino, che aveva chiesto la trasmissione dell’elenco degli scrutatori alla Procura di Torre Annunziata per consentire eventuali verifiche. La richiesta venne successivamente accolta.

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La questione fu inoltre oggetto di un esposto inviato, tra gli altri, alla Procura di Napoli, alla Procura di Torre Annunziata, alla Prefettura di Napoli, al Ministero dell’Interno, alla Commissione parlamentare antimafia e a Sandro Ruotolo, che all’epoca faceva ancora parte del Consiglio comunale stabiese. Nel documento della commissione d’accesso viene analizzato anche il metodo scelto per individuare gli scrutatori, diventato motivo di scontro all’interno della maggioranza consiliare. La decisione di procedere attraverso la nomina diretta, anziché con un sorteggio pubblico integrale, aveva infatti provocato divisioni tra alcuni esponenti politici. In particolare, i consiglieri Nino Di Maio della lista “Noi per Stabia”, Maurizio Apuzzo di “Base Popolare” e Luigi Fiorenza di “Bene Comune” si erano espressi contro il criterio adottato, sostenendo la necessità di affidare la scelta esclusivamente al sorteggio pubblico.